La ricreazione è finita
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Libri Moderni

Ferrari, Dario <1982- ; Viareggio>

La ricreazione è finita

Abstract: Marcello è un trentenne senza un vero lavoro, resiste ai tentativi della fidanzata di rinsaldare il legame e cerca di prolungare ad libitum la sua condizione di post-adolescente fuori tempo massimo. La sua sola certezza è che vuole dirazzare, cioè non finire come suo padre a occuparsi del bar di famiglia. Per spirito di contraddizione, partecipa a un concorso di dottorato in Lettere, e imprevedibilmente vince la borsa. Entra così nel mondo accademico e il suo professore, un barone di nome Sacrosanti, gli affida come tesi un lavoro sul viareggino Tito Sella, un terrorista finito presto in galera e morto in carcere, dove però ha potuto completare alcuni scritti tra cui le Agiografie infami, e dove si dice abbia scritto La Fantasima, la presunta autobiografia mai ritrovata. Lo studio della vita e delle opere di Sella sviluppa in lui una specie di identificazione, una profonda empatia con il terrorista-scrittore: lo colpisce il carattere personale, più che sociale, della sua disperazione. Contemporaneamente sperimenta dal di dentro l'università: gli intrighi, le lotte di potere tra cordate e le pretestuose contrapposizioni ideologiche, come funziona una carriera nell'università, perfino come si scrive un articolo «scientifico» e come viene valutato. Si moltiplicano così i riferimenti alla vita e alla letteratura di Tito Sella, inventate ma ironicamente ricostruite nei minimi dettagli; e mentre prosegue la sarcastica descrizione della vita universitaria, il racconto entra nella vita quotidiana di Marcello e nelle sue vitellonesche amicizie viareggine. Realtà sovrapposte, in cui si rivelano come colpi di scena delle verità sospese. Che cosa contiene l'archivio Sella, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi? Perché il vecchio luminare Sacrosanti ha interesse per un terrorista e oscuro scrittore? E che cosa racconta, se esiste, La Fantasima, l'autobiografia perduta? La ricreazione è finita è un'opera che si presta a significati e interpretazioni molteplici. Un narrato in cui si stratificano il genere del romanzo universitario - imperniato dentro l'artificioso e ossimorico mondo dell'accademia -, con il romanzo di formazione; il divertimento divagante sui giorni perduti di una generazione di provincia, con la riflessione, audace e penetrante, sulla figura del terrorista; e il romanzo nel romanzo, dove l'autore cede la parola all'autobiografia del suo personaggio. Questo libro racconta la storia di due giovinezze incompiute, diversissime eppure con una loro sghemba simmetria.


Titolo e contributi: La ricreazione è finita / Dario Ferrari

Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 2023

Descrizione fisica: 466 p. ; 17 cm

Serie: La memoria ; 1260

ISBN: 9788838944703

EAN: 9788838944703

Data:2023

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: La memoria ; 1260

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA. 2000- (0) Giallo (Mystery) <genere fiction> (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2023
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 13 copie, di cui 13 in prestito.

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Ultime recensioni inserite

Libro ben costruito, colto e meritevole. Ma senza esagerare. Senza esagerare.

(tratto da minimaetmoralia.it)

Carissimo Dario,

non so se abbia ragione Antonio D’Orrico che su La Lettura ha definito il tuo lavoro “Il più bel romanzo degli ultimi tempi” (come riportato sulla fascetta che accompagna il tuo libro). Sicuramente ha fatto bene Sellerio, il tuo editore, a prendere la frase e a metterla in bella vista (ma ‘ndo vai se la fascetta non ce l’hai? soprattutto aspettando lo Strega…) e spero che abbia attirato molti lettori. D’Orrico sicuramente ha amato quello che hai scritto su José Mourinho, come quei complimenti all’attitudine di fare i duri per accudire il prossimo, essere egoisti per altruismo, però non credo abbia elogiato il tuo romanzo per questo motivo o almeno non solo per questo. Se anche esistesse una lobby mourinhista o interista, o entrambe le cose, io credo che “La Ricreazione è finita” sia da consigliare per tanti altri motivi.

Nel tuo romanzo, anche se sarebbe meglio dire nei tuoi ‘due romanzi’, c’è il racconto di ambienti molto chiusi, come quello di un dipartimento universitario, fatto di vassalli, valvassini e valvassori. Un medioevo contemporaneo, e tu giustamente lo chiami addirittura di bolla accademica, che vive di logiche tutte proprie lontane dalla realtà. Viene subito da pensare che di questi tempi chi è che non vive e non ha una propria bolla? Soprattutto quelle digitali create dagli algoritmi dei social. Ma quello che diverte è come presenti questo ambiente gerarchico, con le relative lotte interne per gestire le cattedre e gli assegni di ricerca, per non parlare dei concorsi pilotati e delle correnti di pensiero che diventano anche di potere. Tic, fisime, contraddizioni, sopraffazioni, gestioni marce, spartizione di posti: tutto il mondo universitario diventa una metafora di una buona parte dell’Italia di oggi e di ieri. E Marcello Gori? Il protagonista del tuo romanzo è un personaggio in cui molti si potranno sicuramente immedesimare. Io l’ho proprio immaginato come se fosse un amico e collega.

D’altronde chi non ha un amico che almeno una volta non gli ha confessato di voler scrivere qualcosa su Gadda, Bolaño e David Foster Wallace? Chi è che non ha un amico che si ritrova, con un po’ di fortuna, ad una svolta della propria quotidianità? E chi non la vorrebbe per sé stesso? A proposito di Marcello Gori ho una piccola curiosità: è proprio possibile che Marcello Gori non abbia un debole anche per Arbasino? Te lo chiedo perché in “Un paese senza” (1980), Arbasino scrive qualcosa che potrebbe riguardare anche il tuo lavoro, specie il romanzo nel romanzo:

"Forse sul terrorismo si farà
In futuro dell’ottima letteratura
Come in Irlanda. L’Italia avrà
Drammaturghi, narratori
Poeti, novellieri
Di attentati e/o guerriglia. Ma
Ci vorranno decenni? Si saprà
Aspettare?"

A proposito di guerriglia, vorrei scriverti qualcosa facendo riferimento a quello cui accenni nella nota finale e cioè la permeabilità della vita e della letteratura. Vorrei che tu sapessi che mentre leggevo il tuo libro (e credo sia successo a molti altri lettori), ed ero proprio sulle pagine in cui raccontavi dei gilet gialli, delle manifestazioni francesi, degli scioperi e delle sommosse urbane che combinavano i nostri cugini d’oltralpe nel 2019, ecco proprio in quei giorni in cui leggevo il tuo romanzo, Emmanuel Macron aveva deciso di far approvare la sua riforma delle pensioni senza passare dal parlamento. Qui in Italia, soprattutto su Twitter, non si faceva che elogiare i francesi, che finalmente scendevano in piazza, mettendo a ferro e fuoco Parigi e altre città e non come noi italiani che ci facciamo andar bene tutto! È stato allora che dentro di me, mentre leggevo il tuo libro, mi sono chiesto: in che modo si cambia davvero il mondo? Come si incide, veramente, sulla realtà? Sarà poi vero che si possono cambiare le cose?

Se come è scritto nel tuo libro la rivoluzione d’estate non si può fare, e in Italia ormai con il global warming sarà sempre più estate. Se abbiamo archiviato, speriamo per sempre, la lotta armata – che comunque non serve a niente. Se i tempi della Storia non sono mai maturi per un cambiamento, anche ora che la questione climatica e le questioni sociali sono così impellenti, allora in che modo si cambia il mondo? Questa domanda mi è sembrato il motore narrativo di quasi tutto il tuo romanzo e anche della mia lettura. Mi è tornata in mente la famosa poesia “I gIusti” di Borges, quella in cui dice che un uomo che coltiva il suo giardino, chi è contento che sulla terra esista la musica, chi scopre con piacere un’etimologia, eccetera ecco queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo. Come in quella poesia, ho ipotizzato chi è e come si possa salvare il mondo. O almeno ho capito chi lo stata salvando nel tuo romanzo. Non i protagonisti de “La Fantasima” (il romanzo nel romanzo) che pure si erano illusi di farlo con la lotta armata e nemmeno Tea, un’altra delle coprotagoniste, che pure si sente dentro la Storia solo se partecipa alle manif a Parigi. E non lo salvano nemmeno tutti coloro che si lamentano della situazione, ma alla fine subiscono tutto e non fanno mai succedere nulla, tra sotterfugi e sbronze. È Marcello Gori, nella sua incompletezza, con le sue incertezze, con i suoi errori e i suoi slanci che sta cambiando il mondo. Quando ricompra tutti i libri del suo amico perché non se ne disperda la biblioteca, e anche quando ammette di non aver capito nulla dei suoi genitori, e poi quando prende coscienza di essere incompleto e nonostante tutto non indugia nella malinconia della provincia, perché come scrive Bolano “quando le cose ti vanno male, se ti intristisci possono solo andarti peggio”. E poi quando si libera del giogo che lui stesso si era scelto e, colpo di scena, rinuncia a tutto per non perdere sé stesso: è li che salva il mondo, o almeno ci prova.

P.S.:

Vorrei raccontarti come mi è “capitato” il tuo romanzo tra le mani: me lo ha regalato un avvocato di uno studio che si occupa di finanza, come si usa dire qui a Milano. Eravamo entrambi ad una festa di compleanno e parlavamo di Gadda – ti rendi conto parlavamo di Gadda ad una festa di compleanno! Io gli stavo parlando di “Notte di luna”, un disegno presente nel libro ‘L’adalgisa” che avevo riletto e lui mi ha parlato del tuo romanzo in cui si parlava e sparlava di Gadda. Pensa che cosa combina la letteratura e pensa cosa continua a fare il Carlo Emilio. Tea, una delle tue protagoniste, dice che non le è mai piaciuto e forse non le saremmo piaciuti nemmeno noi, che secondo lei lo leggiamo solo per scoprirci più intelligenti. Eppure, sono convinto che sia così, noi lettori spesso leggiamo di tutto e non stiamo lì a chiederci perché leggiamo certi libri e perché non ne leggiamo altri. Molti lettori, fortunatamente, hanno una libertà che gli accademici, e la loro bolla, si sognano. Noi siamo spesso come Agnese, quel tuo personaggio che ha fatto la tesi su “Eros a Priapo” ma poi parla di Breaking Bad, X Factor, Ghali, Bolaño, Lukaku, Bello FiGo e chi più ne ha più ne metta.

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