Ci sono mani che odorano di buono
0 1
Libri Moderni

Gambazza, Sara

Ci sono mani che odorano di buono

  • Non prenotabile
  • Copie totali: 1
  • In prestito: 0
  • Prenotazioni: 5

Abstract: Un pomeriggio d'inverno, freddo da spezzare le ossa, Bina si ritrova sola. Ha ottantatré anni e aspetta suo nipote al parco del Cinghio, un quartiere da cui è meglio tenersi alla larga ai margini di una cittadina perbene. Marta, che di anni ne ha venticinque, e che al Cinghio è cresciuta imparando che il mondo è storto e non lo si può aggiustare, la osserva dalla finestra: la vede farsi rigida su una panchina sfondata, il naso gocciolante, un berretto rosa calato sugli occhi spauriti. Decide di offrirle un tetto per la notte. Poi per la notte dopo e per quella dopo ancora. Marta finisce così per prendersi cura di Bina, e intorno a lei, a proteggere quaranta chili di ossa e grinze, si stringono gli abitanti dell'intera palazzina. Poche strade più in là, Fabio viene preso a pugni: ha sgarrato con la persona sbagliata ed è nei guai, grossi guai. Fabio è il nipote di Bina e, mentre Marta prepara il letto per la nonna, lui bussa alla porta di Genny, un'ex prostituta in grado di raccogliere i cocci altrui senza fare domande. Bina e Fabio vivono giorni sospesi, in un luogo duro e sconosciuto, nell'attesa che qualcosa accada. Qualcosa accadrà. E il destino rimescolerà il mazzo, distribuendo ai giocatori nuove carte. Quei giorni freddi si faranno via via più caldi dentro le palazzine di appartamenti rattoppati: tra coperte rimboccate, il rumore del caffè che sale nella moka, il profumo del sugo e una carezza sulla fronte, Marta, Bina, Fabio e Genny scopriranno che dietro ogni abbandono, nascosti sotto ogni solitudine, sopravvivono sempre la forza di amare e il bisogno di prendersi cura l'uno dell'altro.


Titolo e contributi: Ci sono mani che odorano di buono : romanzo / di Sara Gambazza

Pubblicazione: Milano : Longanesi, 2023

Descrizione fisica: 360 p. ; 23 cm

Serie: La gaja scienza ; 1454

ISBN: 9788830460294

EAN: 9788830460294

Data:2023

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: La gaja scienza ; 1454

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA. 2000- (0) Commedia drammatica <genere fiction> (0)

Luoghi: Milano

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2023
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 1 copie, di cui 0 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
San Miniato, Ponte a Egola NAD 853.92 GAM CIS SM168-65276 In catalogazione Non disponibile
Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Siamo un popolo di aspiranti scrittori: le case editrici sono sommerse di manoscritti, farsi notare è quasi impossibile. Eppure, a volte i miracoli accadono. Come testimonia la storia di Sara Gambazza. Il suo romanzo d’esordio Ci sono mani che odorano di buono è uno dei primi titoli del 2023 di Longanesi. «Scrivo da sempre, fin da piccola mi piaceva inventare storie» racconta. «Avevo già partecipato a qualche concorso locale, poi ho saputo del torneo letterario IoScrittore e ci ho provato». Sara ha inviato il suo testo, un editor l’ha trovato interessante e l’ha contattata. La gara per lei si è chiusa prima del previsto, con un ingaggio da parte della casa editrice. E così Sara, 48 anni, che vive a Noceto in provincia di Parma, di professione infermiera, un marito, tre figli, tre cani e un asinello («svezzato e ora tornato alla fattoria, curato da noi perché la sua mamma non lo voleva»), è diventata scrittrice.

Ci sono mani che odorano di buono ci porta in un quartiere di periferia che si chiama Cinghio. Un pomeriggio d’inverno, un’ottantenne di nome Bambina, detta Bina, sta seduta per ore su una panchina del parco. Marta, che abita in una palazzina limitrofa, la vede e la porta a casa sua. L’anziana stava aspettando il nipote, Fabio, che non si è palesato. L’ospitalità che la ragazza le offre per una notte finisce per diventare qualcosa di più: la giovane operaia, dura e arrabbiata con la vita, si addolcisce grazie a Bina e al cibo che lei le prepara. Nel frattempo Fabio, che è finito nei guai per un affare di droga, trova rifugio da Genny, un’ex prostituta che ora fa la cassiera in un supermercato. È braccato dalla banda che domina il quartiere e l’ha già riempito di botte. Genny, vittima di uomini che l’hanno solo maltrattata, si affeziona a Fabio e alle sue carezze.

Intorno a questi quattro personaggi, ruotano altri comprimari: Beniamino la guardia giurata, amico d’infanzia di Marta, da sempre innamorato di lei; la vicina di casa Gianna, una quarantenne schizofrenica, che convive con una sorella immaginaria; la badante Ljuba che accudisce Maria, persa nel suo mondo. In questo universo fatto di povertà affettiva e di solitudini, di anime diventate ruvide per sopravvivere, la comparsa di Bina diventa una luce che rischiara il buio. Prendersi cura di qualcuno innesca un meccanismo virtuoso nel cuore delle persone e le trasforma. Perché tutti abbiamo bisogno di amare e di sentirci amati.

Il quartiere e questi personaggi ai margini della società sono descritti con grande realismo. Come ha fatto?
Il Cinghio esiste davvero. È stato uno dei primi quartieri popolari di Parma, il luogo che questa città perbene usava come tappeto sotto il quale nascondere la sporcizia. Oggi c’è ancora, ma non è più quello di una volta: le palazzine sono state ristrutturate, gli abitanti sono diversi. L’ho frequentato negli anni Ottanta e Novanta, quando era ancora un quartiere di tossici, delinquenti e persone disastrate. Ci abitava la famiglia di mio padre, che da bambino si è ammalato ed è finito in collegio. Questa è stata la sua salvezza: ha imparato un mestiere e con la sua famiglia ha poi abitato altrove. Ma non ha mai tagliato i ponti del tutto con il Cinghio: io e mio fratello dopo la scuola andavamo lì dalla nonna. Ho vissuto l’emarginazione e conosco i danni che può fare.

Quindi quest’esperienza è stata d’ispirazione?
In effetti il quartiere era presente anche nelle mie storie precedenti. Ho iniziato a scrivere dieci anni fa: racconti e altri due romanzi, rimasti nel cassetto perché non mi convincevano. Mi sono sempre portata dentro questo quartiere, dove da bambina non ero accettata perché venivo da fuori, mentre altrove ero respinta perché frequentavo il Cinghio. Scriverne mi ha fatto bene, è stato catartico.

Chi sono Marta e Genny, le due figure femminili?
Sono entrambe affamate d ‘amore. Marta non ha avuto un padre, la madre si è comportata come tale solo prima di diventare alcolista, la sorella che lei amava è andata via. In Genny si accende la speranza di non essere più sola, di poter condividere la vita con qualcuno quando incontra Fabio, che non è certo l’uomo più adatto ma si comporta con lei in modo diverso dagli altri.

Come fa un’anziana come Bina a sconvolgere la vita degli altri?
Bina passa leggera e muove le cose in modo lieve, ma è un catalizzatore. Non sa prendersi cura al meglio di Fabio, ma è lei il motore della storia, attiva reazioni a catena nelle altre persone. Non solo in Marta, ma anche in Benny e persino in Gianna. Bina cucina, e il cibo è accudimento. Anche senza esternare affettività, preparare un sugo o mettere su la moka è un modo di dimostrare attenzione e amore per l’altro. Scalda l’anima.

Fabio e Benny sono invece agli antipodi.
Sì, Benny è un buono, ha un lavoro regolare, e accetta con naturalezza anche il Cinghio. Fabio invece incarna la negatività: è tutto preso da sé, ma la sua personalità è misera, si sente incompreso ma non sa abbattere il muro verso il mondo. Ha parassitato la nonna, e ci prova anche con Genny.

Il titolo del romanzo si focalizza sugli odori, che sono molto presenti nella narrazione. Perché?
Gli odori rievocano ricordi dimenticati, anche nei personaggi un po’ selvatici che racconto. Persone grezze nelle emozioni ma che sono come lana grossa, la quale può scaldare tanto.

Come ha fatto a conciliare un lavoro impegnativo e una famiglia numerosa con la scrittura?
Scrivo alla sera dopo le 22, quando sono riuscita a spedire tutti a letto, finché reggo sveglia. Poi, nei fine settimana, al pomeriggio. Ho la fortuna di lavorare come infermiera in un ambulatorio, per cui sono a casa nel weekend.

Nel libro dice: “Scrivere è come accucciarsi sulla cima di uno scivolo altissimo: un respiro, una spinta e giù, con la velocità che ti frigge il petto di eccitazione”. La scrittura la far star bene?
È una scarica di adrenalina. Quando mi viene un’idea, cerco il bandolo della matassa e una volta trovato è esaltante. Fin da piccola la lettura e la scrittura mi hanno tenuta alla larga dalle droghe, offrendomi uno spazio tutto mio che mi regalava questo brivido.

Il primo lettore?
Mio marito. Non legge tanto, quindi il suo è stato un grande gesto d’amore.

Condividi il titolo
Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.