La fortuna
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Libri Moderni

Parrella, Valeria

La fortuna

Abstract: Il prodigio viene dalla terra, e scuote aria e acqua. Dal cielo piovono pietre incandescenti e cenere, il mare è denso e la costa sembra viva, ogni mappa disegnata è stravolta, i punti di riferimento smarriti. Lucio ha solo diciassette anni e ha seguito l'ammiraglia di Plinio il Vecchio nel giorno dell'eruzione del Vesuvio, ma non può sospettare che il monte che conosce da sempre sia un vulcano. Per quel prodigio mancano le parole, non esiste memoria né storia a rassicurare. Nascosta dalla coltre rovente c'è Pompei, la città che ha visto nascere Lucio e i suoi sogni, dove ancora vivono sua madre, la balia, gli amici d'infanzia, dove ha imparato tutto ciò che gli serve, adesso, per far parte della flotta imperiale a dispetto del suo occhio cieco - anzi, proprio grazie a quello, che gli permette di vedere più degli altri, perché "un limite è un limite solo se uno lo sente come un limite, sennò non è niente". E mentre Lucio tiene in mano, per quanto la Fortuna può concedere, il filo del suo destino, ecco che Pompei torna a lui presente e più che mai viva, nel momento in cui sembra persa per sempre, attraverso i giochi con le tessere dei mosaici, i pomeriggi trascorsi nei giardini o nelle palestre, le terme, il mercato, i tuffi in mare e le gite in campagna, le scorribande alla foce del fiume. La sua intera giovinezza gli corre incontro irrimediabilmente perduta, eppure - noi lo sappiamo - in qualche modo destinata a sopravvivere. Insieme a Lucio, una folla di personaggi, mercanti, banchieri, matrone, imperatori, schiavi, prostitute e divinità, si muove tra le pagine di un romanzo sorprendentemente attuale, in cui niente è già visto: piuttosto ciò che conoscevamo del mondo classico ci appare in un aspetto nuovo, moderno e intimo. Perché il desiderio è nascosto, si innalza dalla terra, è il cuore stesso della terra, e noi siamo terreni.


Titolo e contributi: La fortuna / Valeria Parrella

Pubblicazione: Milano : Feltrinelli, 2022

Descrizione fisica: 139 p. ; 22 cm

Serie: Narratori

EAN: 9788807034862

Data:2022

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Narratori

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA. 2000- (0) Drammatico <genere fiction> (0) Intimistico e domestic fiction <genere fiction> (0) Storico <genere fiction> (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2022
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

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Lucio è nato a Pompei durante un terremoto. Non uno di quelli a cui la gente era abituata e non temeva. Era il 62 dopo Cristo, e quelle scosse provocarono grandi crolli anche a Ercolano e Stabia. Morì addirittura un intero gregge di seicento pecore, per i gas asfissianti. E le donne della città cardavano la lana tosata alle bestie in putrefazione per farne mantelli da tingere. È il ragazzo stesso a raccontarlo, così come narra la sua infanzia felice di figlio di una famiglia ricca. I giochi con gli amici, le merende preparate dalle nutrici, i percorsi da inventare attraverso i cortili e le porte che davano sui cortili, le bisce tirate sulle gambe delle ragazze. È lui che fa la cronaca della sua vita, fino all'eruzione del Vesuvio del 79. Non si spinge più in là con gli anni, La Fortuna, l'ultimo romanzo di Valeria Parrella. "Niente spoiler, mi raccomando" ride, sbalzata dal primo secolo a un tavolino assolato dalla primavera di Roma.

Questo romanzo è così diverso dai precedenti, contemporanei e incentrati su tematiche e protagoniste femminili. Da dove è venuta questa svolta?
"Mi ero stancata di scrivere libri in cui l'io narrante mi assomigliava sempre un po'. In cui inevitabilmente finivo per immedesimarmi. Credo che mi abbia cambiata anche la pandemia, come è successo a tutti. Volevo fare un giro di boa. Ma prima di muovermi avevo bisogno di un consiglio".

A chi lo ha chiesto?
"Ho mandato un messaggio a Domenico Starnone, maestro e amico di sempre. Che mi ha risposto 'Meglio rischiare che ripetersi'".

Ambientare il romanzo a Pompei in effetti poteva essere complicato. Bisognava documentarsi molto.
"Nel mio caso no, proprio no. Mia madre era biologa, e il suo lavoro era applicare la scienza all'archeologia. Identificare e studiare il cibo trovato in una cucina, o gli uccelli di un affresco... I suoi uffici erano all'interno degli scavi e quando da ragazzina andavo a trovarla spesso mi capitava di trovare Pompei vuota, senza turisti. Conosco ogni sua strada. A volte mia madre mi diceva semplicemente: 'Ci vediamo a via dell'Abbondanza'".
Si può dire che Pompei le appartenesse...
"La sua mappa per me era chiarissima. Mi oriento anche adesso. Ma Pompei appartiene a tutti i napoletani. È in molte espressioni della tradizione. Se si entra in una camera sottosopra diciamo "E che è, Pompei?"".

La più grande difficoltà nello scrivere un romanzo che si svolge duemila anni fa?
"Depurare la lingua dai termini contemporanei. Non potevo usare la parola "orientare", che è posteriore, risale all'epoca della bussola. E neanche scrivere di una luce che era "sfocata": è un aggettivo che si riferisce alla messa a fuoco, cioè all'epoca fotografica".

Lucio, il protagonista. Che cosa c'è in lui di antico? E di moderno?
"È antico in quanto relegato nel suo rango sociale, la nobiltà. Lui sogna il mare, vorrebbe navigare, plasmare il proprio destino. Ma è già deciso che debba diventare senatore. Invece la sua modernità è soprattutto sentimentale. Lucio è un gender fluid, non ha una sessualità costante nel tempo. A Pompei lo vediamo attratto dalla sua amica d'infanzia Lavinia e più tardi da altre ragazze. Quando però si trasferisce a Roma, a studiare alla scuola di Quintiliano, si innamora di Aulo, uno schiavo, e con lui ha una lunga relazione".

Perché ha voluto dare a Lucio un difetto a un occhio?
"Mi piace l'idea del superamento del limite. E il concetto che malattia e salute vivano assieme in noi dal primo giorno".

Quali sono state le sue fonti?
"Classiche. A partire da Plinio il Giovane. Ma ho "utilizzato" anche Ovidio, per descrivere l'iniziazione di Lucio alla dea Iside. E Svetonio: Le vite dei Cesari è un Dagospia ante litteram. Da lui ho preso la descrizione dell'imperatore Tito".

Ma alcune frasi del libro, come lei ricorda nei ringraziamenti, sono di autori moderni. "C'era tra di noi il legame del mare" è di Conrad, "Ogni cosa che faccio è destino" di Cesare Pavese. E il concetto della convivenza di salute e malattia è di Susan Sontag.

"Sono ovviamente una grande lettrice. Lo ero fin da piccola, quando ai classici dell'infanzia preferivo Liala! In fondo lo scrittore è un lettore che si è fatto cambiare la vita dai libri. I tre che hanno cambiato la mia sono i Canti di Leopardi, Resurrezione di Tolstoj e Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese".

Ortese diceva che Napoli ha il mare ma non lo sa usare. E per lei che cosa rappresenta il mare, elemento fondamentale nel suo romanzo?
"Napoli è come un teatro con tre pareti, la quarta è il mare. Dal mio terrazzo vedo il faro di Capo Miseno, che lampeggia da più di duemila anni. E ho pensato, e scritto, che da lì partì la flotta romana per salvare la popolazione durante l'eruzione del Vesuvio".

Ci furono richieste di aiuto?
"Sì. Plinio il Vecchio, capo della flotta, ne ricevette una dalla sua amica, la nobile Rectina. E si mosse con le navi per salvare lei e gli altri abitanti sulla costa del golfo. Possiamo dire che fu la prima operazione di protezione civile della storia".

Ricordiamo che Plinio volle scendere a terra, anche per osservare il fenomeno il più vicino possibile, e morì sulla spiaggia, forse per le esalazioni vulcaniche. Prima di lasciarla, lei scrive, diede il comando della flotta a Lucio, sì proprio a lui. Non diremo come era arrivato in quel posto, né che cosa gli succederà. Tranne che la sua nave si chiamava Fortuna, e fu alla Fortuna che lui si affidò.

"Ma la Fortuna dell'antichità non aveva quella valenza positiva che avrebbe avuto in seguito. Era una cosiddetta vox media: il significato, benevolo o negativo, era in relazione al contesto. Si dovrebbe tradurre sorte".

Lei ha voluto, nell'esergo del libro, il motto che Plinio il Vecchio pronunciò quando decise di scendere a terra. Una battuta peraltro diffusa nell'antica Roma: Fortes fortuna iuvat.
"La sorte aiuta i coraggiosi. Come potrei non essere d'accordo?".

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