Un piede in paradiso
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Libri Moderni

Rash, Ron

Un piede in paradiso

Abstract: A Oconee, piccola contea agricola degli Appalachi, Holland Winchester, la testa calda del paese, è svanito nel nulla. Sua madre è sicura che sia morto perché, il giorno della scomparsa, ha sentito degli spari provenire dalla fattoria vicina. Anche lo sceriffo Will Alexander è certo che Holland sia stato ucciso, tuttavia non riesce a trovare né il corpo né un testimone. Ma in quella torrida estate degli anni Cinquanta c'è qualcos'altro che agita la vita della comunità: la Carolina Power, una compagnia elettrica, sta acquistando tutti i terreni della valle per costruire una diga. E così una terra che è già stata strappata ai Cherokee dai colonizzatori sta per essere nuovamente sottratta ai suoi abitanti. Sullo sfondo di una comunità condannata a sparire seguiamo, attraverso cinque differenti voci, una narrazione tellurica che ci racconta una storia di amore e verità sommerse.


Titolo e contributi: Un piede in paradiso / Ron Rash ; traduzione dall'inglese (Stati Uniti) di Tommaso Pincio

Pubblicazione: Roma : La Nuova Frontiera, 2021

Descrizione fisica: 251 p. ; 21 cm

ISBN: 978-88-8373-395-6

Data:2021

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Inglese (lingua dell'opera originale)

Paese: Italia

Nomi: (Traduttore)

Classi: 813.54 NARRATIVA AMERICANA IN LINGUA INGLESE, 1945 -1999 (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2021

Sono presenti 1 copie, di cui 1 in prestito.

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Ho osservato l’auto di Tom sparire dietro una curva, quindi mi sono addentrato nel giardino di Billy Holcombe. Ho sentito raspare nella legnaia e mi sono diretto in quella direzione per dare una sbirciata. Da principio non ho visto niente, poi gli occhi si sono adattati all’oscurità. A poco a poco la figura di Billy è sembrata prendere forma dietro le sbarre di una prigione. Come uno spirito capace di cambiare aspetto, avrebbero detto i miei antenati. Ma ero io il fantasma, l’intruso che infestava la vallata.

Presto mi sono reso conto che le sbarre a cui Billy lavorava erano di legno, non di acciaio. Canticchiava a bocca chiusa e in un tono non più alto del ronzio di una vespa. Quando ho distinto l’odore del legno, ciliegio selvatico, ho capito che era una culla per il bambino. Qualunque cosa fosse successa tra sua moglie e Holland, la culla indicava che l’incidente era ormai alle spalle.

Quella donna era stata al suo fianco nei giorni scorsi, aveva mentito per lui. Qualunque cosa fosse successa quel mattino, lei aveva dovuto scegliere tra Holland e Billy e aveva scelto Billy.

Billy ha seguitato a canticchiare e senza neanche rendersene conto. Questa almeno era la mia impressione. Ascoltavo un uomo che confidava in un futuro migliore del passato, un uomo che al risveglio aveva trovato i campi zuppi allagati dalla pioggia e la certezza che l’autunno gli avrebbe portato un raccolto abbondante. Un uomo in procinto di scoprire che, come assassino, l’avrebbe fatta franca.

Mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto una volta che la Carolina Power l’avesse scacciato dalla sua terra. I genitori di Billy erano mezzadri. Quella terra non univa Billy alla sua famiglia nello stesso modo in cui la terra di papà legava lui alla nostra.

La terra di Billy segnava una cesura con il passato, con ciò che era stata la sua famiglia. Forse, per Billy, la terra era soltanto qualcosa da usare, come si usa un camion o un cavallo da lavoro. Magari avrà pensato di aver fatto un affare, quando la Carolina Power ha acquistato la sua proprietà offrendogli qualche dollaro in più all’ettaro della somma che aveva sborsato lui all’epoca, almeno finché non avrebbe appurato quanto costava una fattoria paragonabile alla sua in un’altra zona della contea. Forse aveva in mente di portare quei soldi a Seneca o Anderson per comprarsi una casa con bagno interno e l’elettricità, convinto di aver trovato il paradiso. Avrebbe lavorato in un cotonificio, con una paga versata al termine di ogni settimana e senza dover più preoccuparsi per la siccità, la grandine e le sfingi del tabacco.

Altri cambiamenti gli sarebbero piaciuti meno. Alcune cose, come per esempio stare dietro a un cavallo e un aratro, gli sarebbero mancate. Avrebbe dovuto chiedere il permesso per bere un bicchiere d’acqua o andare a pisciare. Col passare dei giorni e delle settimane, il lavoro si sarebbe rivelato ripetitivo e lo stabilimento caldo e umido, come vivere tutto l’anno nei giorni della canicola. Avrebbe passato metà della notte a tossire per espellere il laniccio respirato nel corso della giornata.

Il lavoro non gli avrebbe regalato alcuna soddisfazione, ma al suono della sirena sarebbe tornato a casa, trovando una moglie e un figlio ad aspettarlo. Molti uomini lo avrebbero invidiato anche solo per questo.

Quanto alla mia vita, era a Seneca. La telefonata di quella mattina mi aveva svegliato in più di modo. Era servita a ricordarmi qualcosa che io già sapevo malgrado per qualche ora avessi finto il contrario. Avevo scelto quale fosse la mia vita molto tempo prima, nel prendere una forchetta, nel prenderla in una casa che credevo solida e duratura come niente altro al mondo.

Ma niente è solido e duraturo. Le nostre vite si reggono su fondamenta instabili. Non è necessario leggere i libri di storia per scoprirlo. Non hai che da conoscere la storia della tua vita.

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