Una donna in guerra
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Libri Moderni

Costantini, Roberto <1952->

Una donna in guerra

Abstract: Nel deserto, nessuno può sentirti. Nessuno può spiarti, ascoltare le tue conversazioni, intuire i tuoi oscuri piani. A Roma, chiusa in un ufficio, nessuno può sentirti. Ma Aba Abate forse vorrebbe che qualcuno sapesse veramente chi è. Dentro di lei, il confine tra Aba, moglie e madre, e Ice, funzionaria di alto livello dei Servizi Segreti italiani, è sempre più labile. Non sa se riuscirà più a tenere insieme i pezzi della sua doppia vita come ha sempre fatto. A casa, suo marito le nasconde una parte di verità e alcune rivelazioni sul suo conto fanno tremare le sottili fondamenta su cui Aba ha costruito tutta la sua esistenza. Sul lavoro, per fermare due pericolosi terroristi, ha perso l'unico uomo che ha sempre saputo vederla per quello che è, Aba e Ice insieme. Quello che Aba ancora non sa, e che Ice fatica a scoprire, è che il vento del deserto sta per portare nella sua fragile vita un pericolo più distruttivo di quanto abbia mai immaginato. Quello che Aba ancora non sa, e che Ice nemmeno immagina, è che il confine tra vita personale e vita lavorativa in realtà è già crollato. Quello che Aba ancora non sa, e che Ice capirà forse troppo tardi, è che non esiste più nemmeno un posto al mondo in cui lei non sia una donna in guerra.


Titolo e contributi: Una donna in guerra : romanzo / di Roberto Costantini

Pubblicazione: Milano : Longanesi, ©2021

Descrizione fisica: 399 p. ; 22 cm

Serie: La gaja scienza ; 1395

ISBN: 9788830454514

EAN: 9788830454514

Data:2021

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: La gaja scienza ; 1395

Nomi: (Autore)

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA. 2000- (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2021
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 5 copie, di cui 4 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Lari na Spionaggio COS DON 0 In ordine Disponibile
Cascina 853.92 COS 0020-30965 In prestito 22/08/2021
San Miniato, Mario Luzi NAD 853.92 COS/RO DON SM038-61427 In prestito
Vicopisano 853 COS 9 0030-28251 In prestito
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Roberto Costantini è uno scrittore aguzzo. E forse ci tiene anche, a questa definizione. Quasi mai scrive per compiacere il lettore, quasi sempre va dritto al punto. I suoi romanzi, ancorché spessi e densi, scivolano su un piano inclinato e scorrevole, senza fronzoli, senza rotondità espressive né digressioni. Sono costruzioni che seguono un progetto preciso, figlio della vita precedente dello scrittore romano, che fu ingegnere prima di rivelarsi nel 2011 con Tu sei il male e il commissario Balistreri, ancora oggi la figura di poliziotto più controversa delle nostre patrie lettere, forse insieme al Rocco Schiavone di Antonio Manzini. Esiste una ciclicità, nelle sue opere, rivelatrice dell’indole inquieta dell’autore. Se l’esordio del commissario fu un giallo durissimo, dove era presente l’intenzione di parlare senza Roberto Costantini è uno scrittore aguzzo. E forse ci tiene anche, a questa definizione.

Quasi mai scrive per compiacere il lettore, quasi sempre va dritto al punto. I suoi romanzi, ancorché spessi e densi, scivolano su un piano inclinato e scorrevole, senza fronzoli, senza rotondità espressive né digressioni. Sono costruzioni che seguono un progetto preciso, figlio della vita precedente dello scrittore romano, che fu ingegnere prima di rivelarsi nel 2011 con Tu sei il male e il commissario Balistreri, ancora oggi la figura di poliziotto più controversa delle nostre patrie lettere, forse insieme al Rocco Schiavone di Antonio Manzini. Esiste una ciclicità, nelle sue opere, rivelatrice dell’indole inquieta dell’autore. Se l’esordio del commissario fu un giallo durissimo, dove era presente l’intenzione di parlare senza finte degli aspetti più crudi e dei lati più oscuri del nostro Paese, Alle radici del male, il secondo capitolo di quella trilogia, fu una sorta di processo noir all’Italia, più esplicito e diretto del precedente degli aspetti più crudi e dei lati più oscuri del nostro Paese, Alle radici del male, il secondo capitolo di quella trilogia, fu una sorta di processo noir all’Italia, più esplicito e diretto del precedente.

Anche Una donna in guerra, in uscita l’8 febbraio per Longanesi, seguito del primo romanzo dedicato all’agente dei servizi segreti Aba Abate, rispetta questa regola implicita. Comincia dove era finito il predecessore, con la protagonista che raccoglie i cocci della sua vita privata e soprattutto di una vittoria che come sempre in Costantini si rivela molto simile alla sconfitta, colma com’è di amarezza e foriera di apocalissi personali a venire. Aba e i suoi colleghi hanno impedito un attentato in Campidoglio, una strage che sarebbe stata la prima del terrorismo islamico sul nostro territorio. Ma il prezzo da pagare è stato altissimo, come può esserlo la perdita di un amico che era anche un mentore, un punto di riferimento. Adesso c’è da capire come è potuto accadere. Chi c’è dietro a quella cospirazione, e fin dove vuole arrivare. «L’Islam sarebbe sempre stato tra quelli che le bombe se le vedevano piovere addosso.

Loro però avrebbero conquistato e sottomesso l’Europa senza sparare un colpo. Partendo dall’Italia, il ventre molle della molle Europa». Questa frase, pronunciata da un emiro a capo di una cospirazione della quale i due sicari con cintura esplosiva mandati a Roma erano soltanto uno specchietto per le allodole, è rivelatrice di uno stato d’animo ben presente lungo le quattrocento pagine del romanzo. Aba e i nostri servizi segreti ce la mettono tutta, fanno la loro parte e anche qualche cosa di più, ma sono pedine di un gioco molto più grande di loro. A supportarli, a guardargli le spalle, non c’è una potenza mondiale. C’è la piccola Italia, con i suoi eterni difetti, con la logica del passo avanti e uno indietro, gli impicci, i contrattempi, con l’eterna propensione a scegliere sempre ciò che conviene a livello individuale.

È un malessere che segna l’intero percorso dei personaggi del libro. Ma il cinismo disilluso di Costantini non guarda solo alle relazioni internazionali, ai sistemi di potere, al grande scenario. Comincia da quello, con analisi improntate a un politicamente scorrettissimo applicato da una parte all’altra della barricata. «Ci avevano provato per secoli, a battere militarmente l’Occidente, e non avevano capito che non sarebbe mai accaduto» dice a un certo punto il principe arabo a capo della cospirazione. «Non era una questione di supremazia, ma semplicemente di testa e di quelle maledette diversità religiose: per gli occidentali e per gli ebrei c’era un Dio clemente, che perdonava ogni nefandezza, dalla piccola truffa alla bancarotta sino alla guerra per invadere un Paese con la scusa di armi chimiche inventate».

Ma la disillusione e il senso di sconfitta tracimano all’istante nelle vite private dei nostri agenti segreti. Nessuno di loro, ottuso o coraggioso che sia, può dirsi sereno, se non felice. La prima a non poter farlo è proprio Aba, che si muove tra i palazzi romani e la Libia, in uno scenario dove aleggia sempre la violenza, all’inizio in premessa, nascosta nei dialoghi dei quali Costantini è maestro, tesi e serrati come sono, ogni volta sul filo del precipizio. E poi deflagra, senza pietà, colpendo personaggi che fin dall’inizio sembrano andare incontro a un destino già scritto. La vita privata di Aba è segnata da un marito infedele, da una separazione dolorosa, dalle scelte difficili che comportano gli amori adulti che finiscono in modo brusco. Quando in un impacciato tentativo di riconciliazione l’ormai ex marito le dice che «conta la felicità dei figli, non la nostra», l’agente dei Servizi segreti, che è tale all’insaputa dei familiari, giudica comprensibile la frase di «quell’uomo buono», eppure è anche la peggiore, «la pietra tombale sui nostri vent’anni».

L’aspro Costantini modella a suo modo la materia, ma non ha problemi a trovare spunti ovunque. La rivale americana di Aba sembra uscire dritta da Homeland, la sua situazione familiare ricorda molto, a ruoli invertiti, il True lies di James Cameron, nelle scene all’aperto a chiudere gli occhi ci si ritrova nello Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow. Quel che resta uguale è il tocco dello scrittore romano, una sorta di pessimismo cosmico giustificato dai fatti che si spalma sull’intera narrazione, ne diventa la cifra principale, rendendo così personali le suggestioni prese dal recente immaginario filmico. Alla fine, si torna sempre a casa. Intesa come Italia, i suoi peccati nazionali e l’acquiescenza alla quale obbliga chi li sconta sulla propria pelle. L’unica certezza è che finirà male, come pensa spesso una sconsolata Aba. Nel gioco grande del terrorismo internazionale, nessun gran maestro può vincere molte partite in contemporanea contro altri maestri.

È una regola degli scacchi, e della vita. Inevitabile che arrivi una sconfitta, destinata a sconfiggere il resto, a travolgere ogni cosa. Ci salverà soltanto la solidarietà tra persone ferite, sembra dirci Costantini, quei legami che si creano dal nulla, fondati sul dolore, ma vittoriosi di ogni deserto, politico e umano.

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