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Gli ultimi messaggi del Forum

R: In un mondo migliore - un film di Susanne Bier

Parla di bullismo a scuola ma anche fra adulti (che in qs caso si chiama prepotenza). La cosa importante è che illustra perfettamente i due modi con cui si può affrontare: con altra violenza, più forte (possibilmente), soluzione adottata dal ragazzo Cristian o spezzando la catena della violenza, col dialogo, l'esempio, il lavoro, la Bontà (soluzione del padre Anton). Nel mezzo sta il figlio di Anton, Elias, diviso dal condividere i valori di non violenza trasmessi dal padre e l'amicizia per Cristian. Purtoppo la seconda soluzione, quella che Anton cerca di insegnare ai suoi figli e al loro amico Cristian non viene da loro capita e questo porterà al perdurare della violenza fino al finale che sfiora la tragedia ma che, qs sì, sarà finalmente educativo e compreso.
L'ho visto insieme a mio figlio di 13 anni che l'ha seguito con interesse fino alla fine...
Lo consiglio fortemente

Company Parade - Margaret Storm Jameson

È il 1918, la guerra è appena finita e, per chi è rimasto, la vita deve andare avanti.

A Londra, una giovane donna di nome Hervey Russel, sta cercando indipendenza e un lavoro sicuro. Si ripete che è una necessità, per lei, per il figlio e per quel marito che ha preferito rimanere arruolato anche dopo la fine del conflitto mondiale.

In una città che rinasce, il mondo editoriale, giornalistico e pubblicitario rappresenta l’unione tra passato e futuro, tra ferite da curare, fabbriche che si rimettono in moto e quei pensieri che, invece, non si sono mai fermati.

I personaggi di questo romanzo che toccano in modo diretto o indiretto l’editoria, numerosi e molto diversi, vivono un mondo interiore di grossi stravolgimenti, intrappolati dai ricordi e dalle sofferenze del fronte o delle perdite familiari ma con una piccola fiamma di speranza nei confronti del futuro.

Non sono riuscita ad entrare in forte empatia con Hervey, ne ho compreso sogni e dolore, ho cercato di capire la scelta di separarsi dal figlio per cercare di realizzarsi, ma non sono riuscita ad accettare il suo continuo giustificare i comportamenti del marito e addossarsi colpe non sue, una mancanza di coraggio che stona con le scelte intraprese a scapito del figlio, lasciato crescere con un’estranea.

Non ho trovato femminismo in questo romanzo ma solo tanto egoismo, un egoismo giustificato dopo una collettiva sofferenza dovuta alla guerra ma, in fondo, che stona con la voglia di rinascita, con il mondo in evoluzione del dopoguerra e con la necessità di legarsi agli altri per rinascere totalmente.

Harvey sceglie un mondo snob, ce lo fa conoscere, ci descrive e mostra i mille volti della scrittura e delle pedine che la compongono in ogni pagina di quotidiano ma, purtroppo, ne esce solo il lato egoistico e poco illuminato, personaggi variegati ma, passatemi il termine, con troppa puzza sotto al naso e poco coraggio per cambiare vita.

Margaret Storm Jameson scrive tratteggiando ogni sfumatura dell’animo dei personaggi, li spoglia e li rende totalmente vulnerabili all’occhio del lettore che però non viene totalmente rapito dalla narrazione che, per quanto elegante e profonda, manca di brio, di un lato colorato e pronto a spiccare il volo.

“Company parade” è un buon romanzo, ma non è scattata totalmente la scintilla, ha scatenato in me sentimenti di rabbia e incredulità, di riflessione nei confronti di una donna estranea al suo tempo ma ancora troppo legata all’essere donna in un mondo di uomini, senza però coinvolgermi totalmente nella lettura.

Sono convinta si tratti di un ottimo romanzo, scrittura elegante e indagatrice, capace di stimolare una varietà di emozioni con cui si fa i conti per tutta la lettura e, a parer mio, un libro che smuove sensazioni, è un buon libro a prescindere.

Scatterà la scintilla con il seguito della collana “Lo specchio nel buio”? Lo spero, perché l’autrice ha una narrazione poetica che spero si unisca indissolubilmente ad una trama più briosa e travolgente.

Nel 1918, all’indomani dell’armistizio che pone fine alla grande guerra, la giovane Hervey Russell racchiude tutta la sua vita in un baule e dallo Yorkshire si trasferisce a Londra, lasciandosi alle spalle il marito e il figlio piccolo. Non ha denaro né esperienza, ma ha la forza di volontà della nonna imprenditrice e i sogni della gioventù; è forte e vulnerabile al tempo stesso, a muoverla sono la voglia di affermarsi e il desiderio di assicurare al figlio un futuro migliore. Mentre tenta di sfondare come scrittrice, di giorno lavora in un’agenzia pubblicitaria e la sera vaga per le strade della città, sola ma libera, lasciandosi deliziare da ogni particolare. Nemmeno la sofferenza al pensiero del figlio lontano riesce a oscurare l’euforia della novità e la consapevolezza di chi sta facendo la cosa giusta per sé. Hervey è una donna in un mondo di uomini: il capo David Renn, veterano solitario e disilluso; i due amici storici, ex soldati che hanno in mente di dare vita a un nuovo giornale; e poi scrittori presuntuosi, intellettuali salottieri e spregiudicati uomini d’affari. Anche il marito, ogni tanto, torna a fare capolino, mentre l’amante vuole portarla con sé in America.

L'autore:

Nata in una famiglia di costruttori navali, Margaret Storm Jameson è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 fu la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffragetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente dell’English PEN. Liberale e antinazista, nel 1952 firmò l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank. Nello stesso anno venne inoltre insignita del ruolo di delegata dell’UNESCO Congress of the Arts. Autrice molto prolifica, ci ha lasciato romanzi, racconti, saggi letterari e critici e un’autobiografia in due volumi.

Maltempo - Mariolina Venezia

Altro che quel maschilista di Camilleri che indugia sulle morbosità a sfondo sessuale anche se dipinge un Montalbano discreto. Qui abbiamo una donna vera, con una vita quotidiana vera e un lavoro importante. Sullo sfondo una Terra incredibile, dura, orgogliosa, dipinta con grande maestria.

Arancia meccanica - Anthony Burgess

Scorre bene come lettura, se non fosse per lo slang inventato appositamente. E' un libro di fantascienza, ma non lo sembra perché il futuro è prossimo, e ci racconta che possono non essere mai inventati dei robot in un futuro, ma nuovi metodi per controllare le persone sì (evoluzione che è involuzione, con un sintetico atto giuridico che vale come riproponimento del biblico "occhio per occhio", che risponde al sadismo con lo "spettacolo rieducativo del sadismo", e sostituendo l'immagine all'azione chi punisce si sottrae alla colpa, e si fa pietoso concedendo l'espiazione del reo - che non ripaga le vittime, però!). (Molto più bello il film di Kubrick, perché attrae meglio l'attenzione. E anche se la seconda parte è più lenta, si ricorda il buon ritmo della prima, come non è per il romanzo).

Jackie e Lee. Due sorelle, una vita splendida e tragica - Sam Kashner, Nancy Schoenberger

Lee non resistette a quel fascino virile, attratta come molte altre donne dalla sensualità e dall'esuberante glamour del ballerino». Storie di titani che incontrano titani. La «Lee» qui descritta è Caroline Lee Bouvier, nata il 3 marzo 1933 a New York, abile pr, esemplare da salotti e paparazzi, decoratrice di interni, ma soprattutto sorella minore di Jacqueline Kennedy Onassis e dunque cognata di John Fitzgerald Kennedy. Mentre Nureyev, di cui scorre in questi giorni sugli schermi il biopic, è entrato in scena in Europa da pochi anni come animale da adorare. Animale da palcoscenico che, sin dal giorno della sua diserzione, il 16 giugno 1961, viene «trattato come una rockstar», venerato fra gli altri dalla principessa Margaret, da Marianne Faithfull e Mick Jagger e, soprattutto, da Jackie e Lee: «Lee era pazza di lui, ma Jackie l'aveva visto per prima».

Questo è solo uno dei tantissimi gustosi aneddoti biografici narrati in Jackie e Lee. Due sorelle, una vita splendida e tragica (Mondadori, traduzione di Michele Piumini), volume firmato dai biografi Sam Kashner e Nancy Schoenberger e divenuto tanto più rivelatore dopo la morte di Lee, cinque mesi fa, a 85 anni, tre volte divorziata con ultimo cognome Radziwill, dopo una vita spesa in battaglia con la sorella. A Jackie, Lee dovette almeno tre schiaffi esistenziali che chiunque avrebbe faticato a incassare: farla considerare dal mondo per tutta la sua esistenza come la sorella minore di un'icona globale; averle soffiato più di un futuro sentimentale, primo fra tutti quello con Aristotele Onassis, che fu amante di Lee prima di diventare marito di Jackie, e, alla sua morte per un tumore a 64 anni nel 1994, non averle lasciato nemmeno un cent (nel testamento di 38 pagine, Jackie aveva previsto lasciti sostanziosi per familiari, amici e dipendenti, incluso mezzo milione di dollari per i figli di Lee, ma per la sorella niente di niente).

Si può ben parlare di «favolose sorelle Bouvier»: si amavano, si odiavano o entrambe le cose? Lusso dopo lusso, matrimonio dopo matrimonio, le due paiono alimentarsi dell'umiliazione e delle vittorie l'una sull'altra, condividendo in fondo al cuore il brutto ricordo del divorzio dei genitori, che mise fine a un'infanzia luccicante e in fondo così poco infantile, spesa con mamma e papà tra casinò e piste da corsa. Tutto in questo racconto (ricostruito anche nel documentario di Edward Cotterill Jackie - La storia di due sorelle, disponibile su Sky on demand)) è sontuoso e smisurato, le maledizioni - prima fra tutte quella «dei Kennedy» - e le benedizioni: gli yacht dai rubinetti d'oro, ma con scorta incorporata, come l'Honey Fitz del presidente; gli appartamenti da sogno a Manhattan, punto di riferimento cercato da Jackie per rompere il «guscio di dolore» della vita post-Casabianca, vicino a casa di Lee, vicino alle sue boutique preferite, vicino ai cognati Peter e Pat Lawford e vicino a dove le due sorelle erano cresciute: 5 camere e 5 bagni al 1040 di Fifth Avenue, 15° piano, ristrutturati dalle sorelle e riempiti di luce, fiori e libri; le estati fra le dune di sabbia e le siepi degli Hamptons - ancora incontaminati dal turismo e meta di artisti e «miliardari che si rifiutavano di mescolarsi ai milionari» - in compagnia di papà Bouvier che, tra donne, alcol e declino economico, trovava il tempo di portare le figlie all'esclusivo Maidstone Club, per farsi avanti come «le migliori».

Tra le due debuttanti d'oro fu gara al primato e la prima casellina da spuntare fu quella del matrimonio: Lee nel 1953, a 20 anni, si tolse la soddisfazione di lanciare il bouquet a Jackie, andando all'altare con il rampollo dell'editoria Michael Canfield. Un mese dopo, Jackie si fidanzò con JFK: inutile dire quale dei due uomini fosse il più ricco. Fu Gore Vidal a confidare a Canfield che Lee se la spassò con JFK nella stanza accanto a quella matrimoniale mentre festeggiavano nel sud della Francia. Da quel momento la «First Lady of Fashion» Jackie, ex bimba schiva e topo di biblioteca, eclissò la sorella Lee, da piccola il vero «spirito ribelle», anche se da subito fu Jackie a soffrire le pene dell'inferno, per le infedeltà del marito presidente e per la perdita di un bimbo, Patrick, che visse un'ora sola. Il resto è storia.

Ma come finì con Nureyev? Entrambe le sorelle divennero amiche per la vita del ballerino russo. Jackie lo iniziò alla Casa Bianca e lo portava con sé a fare shopping. Lee diede una festa in suo onore nel 1966, per il 28º compleanno del ballerino e da quel momento ne vinse la naturale diffidenza: visse con i Radziwill per sette mesi: «A giudicare dalle loro passeggiate intime all'imbrunire sui terreni della proprietà, lei era riuscita a portarselo a letto. Lee sapeva che, essendo Nureev omosessuale al 99,9%, prendere l'iniziativa sarebbe toccato a lei». Alla critica di balletto Maude Gosling Nureyev confidò, quando era già malato di Aids, che Lee era una delle due donne che aveva messo incinta nella sua vita: «E cosa pensi che abbia fatto lei? Ha eliminato il mio bambino». Dieci anni dopo, Lee smentì e, quando fece visita alla tomba di Nureyev, non mancò di definirlo «il mio migliore amico»: forse una delle poche luci sincere in queste due esistenze offuscate da una perpetua rivalità.

L'anno dei misteri - Marco Vichi

L’anno dei misteri (Guanda 2019) è l’ottava avventura del commissario Franco Bordelli scritta da Marco Vichi, autore toscano nato a Firenze nel 1957 e residente nel Chianti.
È un pugno nello stomaco che emoziona e commuove, nella prima pagina del volume, la dedica del bravo autore toscano:

"Al caro amico Andrea Camilleri, magnifico e gentile cantastorie, che amava il commissario Bordelli".

È vero, per Marco Vichi, Camilleri "era un caro amico, Andreone…". Camilleri apprezzava Bordelli, i suoi tormenti interiori, la sua schiettezza e onestà intellettuale e sicuramente il Maestro siciliano avrebbe letto con piacere questa ennesima indagine del commissario ambientata in una "Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi", secondo la brillante definizione di Corrado Augias.

"Nel frattempo, i giovani di tutto il mondo continuavano a protestare, a occupare le università, a manifestare, a cantare parole di accusa, a scontrarsi, a combattere per i loro ideali, a lanciarsi nella violenza..."

In quel sei gennaio del 1969, mentre gli italiani aspettavano la sera per accomodarsi sul divano, accendere la televisione in bianco e nero, sintonizzarsi sul canale nazionale per assistere alla finale di "Canzonissima" (zum, zum, zum…, chi non ricorda il famoso motivetto della sigla d’apertura della trasmissione?), Bordelli era salito insieme a Blisk sulle colline della Panca, dove ormai si sentiva a casa, per riflettere in pace. Un omicida seriale aveva già ucciso sei prostitute, tutte e sei bionde, di media statura, una ogni nove mesi esatti. Bordelli aveva scoperto che i brutali assassinii avvenivano sempre il giorno 13, quindi il prossimo omicidio sarebbe dovuto accadere il 13 febbraio. Mancavano 38 giorni, quel pazzo avrebbe davvero ucciso ancora?, si domandava Bordelli, "povero funzionario di Pubblica Sicurezza". Il mondo stava cambiando, tutto era in movimento, eppure in quei luoghi che grondavano sangue, il pensiero di Bordelli tornava al recente passato, ai sanguinosi avvenimenti che sulle colline della Panca si erano svolti durante la II Guerra Mondiale.

"Dopo un’ultima occhiata alla valle cominciò a scendere giù per il sentiero, in mezzo ai tronchi nudi e neri dei castagni".

È una grande casa di contadini situata nella zona del borgo di Impruneta nel Chianti a pochi chilometri da Firenze dove il commissario si è ritirato da un paio d’anni, a contenere la solitudine di Bordelli. Pochi, fidati amici frequentano quel luogo che l’autore descrive mirabilmente, sorvegliato dal cane Blisk, una specie di orso bianco dal peso di settanta chili, indipendente e fiero, proprio come Bordelli. Ma Vichi si dimostra altrettanto bravo a tratteggiare l’atmosfera di quei primissimi mesi del 1969, anno fondamentale dal punto di vista politico e sociale, che ha mutato e condizionato per sempre la storia dell’umanità. "Il ‘69 è lungo il percorso cronologico che nei romanzi dedicati a Bordelli è cominciato nel ’63, questo è un anno cruciale per l’Italia, e nel romanzo emerge questa situazione", chiarisce Vichi quando gli domandiamo come mai abbia deciso di ambientare la nuova indagine di Bordelli durante quell’anno significativo.

Ovviamente nel corso degli anni le esperienze personali e lavorative di Bordelli hanno inciso sulla personalità del mitico commissario. A questo proposito Marco ha precisato che "Bordelli invecchia e cambia, e lo seguo nei suoi cambiamenti".

Altri miracoli - Mariolina Venezia

Questi racconti sono normali nella loro morbosità quotidiana, a tratti noir, terribili ma al tempo stesso in qualche modo, sentimentali, come quello su Trivella, l'uomo dei cassonetti. È proprio vero che la realtà supera la fantasia.

Sei di corvi - Leigh Bardugo

Dopo la pubblicazione di Tenebre e ghiaccio, primo volume di The Grisha Trilogy, nel 2013, per molto tempo Leigh Bardugo è sparita dalle librerie italiane. Di quel romanzo, che aveva dato vita a un universo narrativo molto vasto denominato GrishaVerse, Piemme non ha mai pubblicato i seguiti, Siege and Storm e Ruin and Rising. Sono nel 2017, dopo che Bardugo ha pubblicato diverse altre storie ambientate nel GrishaVerse, Fabbri ha tradotto Wonder Woman. Warbringer, dedicato all'omonima eroina.

Ora Mondadori è tornata al GrishaVerse con Sei di corvi, primo romanzo dell'omonima duologia.

Sinossi:

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare.

Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

Finalmente arriva in Italia il primo romanzo della duologia che ha consacrato Leigh Bardugo come una delle voci più talentuose e autorevoli della narrativa fantasy. Una serie ambientata in un mondo articolato e straordinario, il GrishaVerse, dove si muovono personaggi sapientemente costruiti e sfaccettati. Una storia avventurosa ricca di colpi di scena che vi mancherà nell’istante stesso in cui avrete letto l’ultima pagina.

L'autrice:

Nata a Gerusalemme, cresciuta nella Southern California e laureata presso l'Università di Yale, la statunitense Leigh Bardugo ha venduto oltre un milione di copie.

L'esordio nella narrativa è arrivato con Tenebre e Ghiaccio (2012), primo volume della serie young adult Grisha Trilogy composta anche da Siege and Storm (2013) e Ruin and Rising (2014). Nello stesso mondo la Bardugo ha ambientato anche diversi racconti.

Alla Grisha Trilogy è seguita la Six of Crows Duology, composta da Sei di corvi e Crooked Kingdom (2016). Sempre nel 2016 l'autrice ha pubblicato il saggio We Are Not Amazons all'interno dell'antologia Last Night a Superhero Saved My Life. Fra le sue prossime opere The Ninth House, il suo primo libro per adulti.

Saltatempo - Stefano Benni

Un capolavoro, il testo che può far comparare Stefano Benni a un grande autore come Italo Calvino.
Si tratta di una storia semplice, dall'italiano scorrevole. Si passa da un'immagine poetica (ma forse troppo vaga) di un'entità in uno specchio d'acqua, per passare a una biografia di un giovane, il cui territorio è malgestito da politici corrotti.
Un "j'accuse" dell'Italia berlusconiana che riesce a non citare il Cavaliere, incerto tra realtà e allegoria.
Il difetto sta nell'essere però meno divertente di altre storie, deludendo tra i lettori chi ne ama la comicità e non l'impegno.