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Gli ultimi messaggi del Forum

Beloved Burden - Jacqueline Jimmink

Non lo consiglio. Contiene molte informazioni superate e soprattutto non permette di iniziare a portare in sicurezza, insegnando "legature" non ergonomiche. Utile per chi studia l'evoluzione della storia del portare in Europa dagli ultimi 30 anni ad oggi.

Tigri di carta - Eugenio Pizzimenti

Incuriosito dal titolo, con un gruzzoletto di ferie prepensionistiche da smaltire, obbligato del Covid al rintanamento domestico, mi è capitato di leggere negli scorsi giorni un libro difficile, ma stimolante. I mezzi malati di "politica" come me (almeno spero di essere solo mezzo malato), pur avendo delle consapevoli e consolidate illusioni conoscitive, l'ironico Marx avrebbe parlato di una propria Weltanshauung, a volte si sfidano. E il libro di. Pizzimenti, professore associato di Scienza Politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pisa, per chi lo affronti con coraggio va esattamente in questa direzione: ti sfida e ti mette in difficoltà. Sicuramente pensato come manuale per i suoi studenti (che non invidio, o forse sì, ma solo per la loro giovinezza), scodella centoventi pagine di un dibattito teorico sui vari nodi e problemi che possono servire per affrontare e capire la scienza politica e la politica oggi, citando libri e autori di cui, ripeto, anche un mezzo appassionato di politica e un bibliotecario pensionando come me non sa quasi niente (e di sicuro è un problema della mia generazione). Infatti il libro di Pizzimenti ignora (ritenendoli probabilmente superati) gran parte dei libri e manuali di teoria politica scritti prima degli anni '90 (salvo qualche rara eccezione). Così che la prima riflessione che mi è venuta a fine lettura è stata quella che per capire cosa accade in politica, oggi, da noi, occorre liberarsi (almeno mentalmente) del 90% dei propri libri di politica. Ha ragione Pizzimenti? Non mi sentirei di escluderlo. Ma è una liberazione dolorosa. Per alcuni, penso ai vecchi militanti con gli scaffali ancora pieni di testi Editori Riuniti e Einaudi, perfino impossibile.

Comunque sia, nelle successive 140 pagine l'Autore passa in rassegna, con l'uso di moderni indicatori funzionali, l'evoluzione politica del sistema italiano dalla fine della prima repubblica (1992-1993) a oggi e quello che ne viene fuori è efficacemente sintetizzato nel titolo: partiti come tigri di carta e un sistema endemicamente instabile e cangiante. Strutture, organizzazione, obiettivi, leaderschip politiche in Italia (ma non solo, perchè il suo studio contiene anche riferimenti comparativi), dagli anni '90 in poi, hanno dato vita a partiti e a un sistema politico magmatico e caotico, isomorfo (parola che ricorre spessissimo nel testo), dove raccapezzarsi è di per sé un'impresa. Modifiche continue dei sistemi elettorali (mattarellum, porcellum, rosatellum, ecc.), molteplici tentativi di riformare la costituzione, varie integrazioni tra maggioritario e proporzionale, farsi e disfarsi di formazioni politiche, governi tecnici a gogò, nel contesto anche di trasferimenti di poteri all'Unione Europea, ma con ripensamenti, polemiche, ecc., partiti padronali, contendibili, ereditabili, primarie fasulle e primarie serie, partiti fondati da comici e partiti che si frantumano per colpa di persone troppo serie, passaggi da un gruppo parlamentare ad un altro, tutto questo (e molto di più) ha trasformato il nostro sistema politico in un coacervo in cui solo i politologi, forse, non facendo nient'altro nella loro vita che studiare la politica, riescono a raccapezzarsi. O almeno questo è quello che ci ho capito. E quindi l'effetto disincanto è molto forte. Fin troppo.

Gli altri, i cittadini normali, ammesso che ce ne siano, vivono inevitabilmente di illusioni conoscitive (in sostanza si tengono strette le loro Weltanshauung giovanili oppure le cambiano quando preferiscono) e continuano a votare (ma molto meno a partecipare) ascoltando, come va di moda dire oggi, "la pancia", anzichè il cervello. Che l'esito poi sia quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni è quindi scontato. Anzi, ci va persino di lusso, visto l'abilità che attiviamo quando chiacchieriamo di politica.

Concludo. Chi volesse fare un tuffo (anche rischiando di annegare) nelle nuove frontiere della politologia contemporanea dovrebbe tentare una lettura (faticosa) del libro e delle quasi impossibili tabelle con i codici e le sigle di Pizzimenti. Non so se ne uscirebbe migliore o più consapevole. Posso dire che solo come ne sono uscito io: sostanzialmente con la consapevolezza che non capirci più nulla dell'evoluzione del sistema politico italiano è una colpa che non mi posso imputare.

La politica italiana, un po' come la fisica quantistica, non è insomma più in grado di dirci cosa siano i corpi politici, dove siano esattamente posizionati e dove diavolo andranno a finire. Il sistema è troppo instabile e turbolento per poter fare (come con la metereologia) previsioni serie oltre i 4 o 5 giorni.

A parte questo, il libro, che contiene anche una bella bibliografia aggiornata, apre a orizzonti nuovi. Insomma, come tutti i bei libri, dice al lettore: bimbo mio, per capirci qualcosa, non basta avermi letto. Dovrai leggere e meditare anche molti altri testi nuovi. E poi sciorina l'elenco. Perchè si sa: che la verità stia in un libro solo, è una delle più antiche e immodificabile illusioni conoscitive dei Sapiens (Yuval Noah Harari docet).

L'uomo che sussurrava ai lettori - di Romano Montroni

Leggere i testi di Montroni è per me sempre un piacere. Per l'eleganza con cui parla di libri, librai ed editori, ma anche e soprattutto per l'attenzione che rivolge ai lettori, certo i clienti degli editori e delle librerie, senza la cui attiva presenza e senza la cui curiosità l'intera filiera del libro non reggerebbe.
In questo testo Montroni, già direttore e animatore della catena delle Librerie Feltrinelli e poi delle Librerie della Coop, parte dalla sua recente esperienza di presidente del "Centro per il libro e la lettura", un organismo del Ministero dei Beni Culturali finalizzato alla promozione della lettura, per tornare a concentrarsi però sul cuore della sua professione e sulla passione che lo contraddistingue da tutta una vita (Montroni oggi è un ottantenne): quella per il mestiere del librario, con un occhio e un'attenzione particolare alle piccole librerie indipendenti.
Il grosso del volume contiene sostanzialmente suggerimenti per i librai ed offre spunti e riflessioni su come si dovrebbe fare il mestiere del libraio oggi, in un mondo che cambia continuamente e che modifica costantemente anche il comparto dei libri. In particolare l'ultimo testo di Montroni delinea un modo vincente di fare la professione in un tempo molto difficile (dove se ti va bene sopravvivi dignitosamente, dice lui, ma non fai certo i quattrini e dove la maggiore soddisfazione è svolgere un mestiere che ti piace a contatto col pubblico).
Gran parte delle cose che scrive Montroni erano già presenti in un altro suo testo che considero un manuale fondativo e una lettura obbligatoria per chi, a vario titolo, voglia occuparsi di libri. Mi riferisco al volume "Vendere l'anima. Il mestiere del libraio" (Laterza, 2006)
Purtroppo "Vendere l'anima" e temo anche "L'uomo che sussurrava ai lettori" resteranno letture ignote al grosso dei bibliotecari italiani. Ed è forse anche per questo che oggi le librerie sono aperte al pubblico, mentre le biblioteche pubbliche, pur occupandosi di libri, sono sballottate e sono in stato di rannicchiamento e lo stesso Ministero della Cultura le considera meno importanti delle librerie. Il grosso dei bibliotecari del resto assomiglia troppo poco ai librai e fa troppo poco per imitarli. Per non dire poi che i vertici amministrativi e politici, da cui le biblioteche pubbliche (comprese quelle universitarie) dipendono, hanno una vaga e confusa idea di cosa siano i servizi bibliotecari oggi e quindi li tengano in uno stato poco più che vegetativo (tranne poche fortunate eccezioni).
Tra l'altro considero magistrale l'elogio della competenza professionale del librario come elemento che fa la vera differenza sul piano commerciale, come la fa (o la farebbe se fosse sostenuta e coltivata dalle pubbliche amministrazioni) anche quella dei bibliotecari.
Ed aggiungo che (ma questa è una mia valutazione, non presente nel testo di Montroni) fino a quando i bibliotecari non agiranno con lo spirito imprenditoriale dei librai (e non faranno tesoro dei suggerimenti di Montroni), e fino a quando i vertici amministrativi e politici non incentiveranno questo approccio, la pubblica lettura almeno in Italia non crescerà oltre una certa soglia. Soprattutto non cresceranno i nuovi lettori e i lettori deboli non si trasformeranno in lettori forti. Semmai buona parte di loro si perderanno per la strada.

Il vaso cinese - Roberto Spandre

Roberto Spandre lascia per la prima volta il suo personaggio preferito, Sandro Acinas, per accompagnarci in una nuova avventura, ambientata in una località marina della Toscana. Il romanzo si sviluppa descrivendo la vita quotidiana di alcuni personaggi ma in un momento particolare: l’uccisione dell’ingegnere delle ferrovie Angelo Frediani. La vita quotidiana, descritta con pennellate sapienti ed efficaci, ha una nuovo elemento focale, che coinvolge tutti i personaggi, ma in particolare il giornalaio Valerio Vallini la sua compagna Luna e l’ispettore di polizia Moana Gallo. La lettura è gradevole, scorre veloce suscitando l’attesa dei nuovi approfondimenti che permettono di risolvere tutti i misteri che circondano la morte dell’ingegnere, pur lasciando irrisolti problemi secondari, che sembrano voler anticipare una continuazione della storia.

Arma a doppio taglio - Roberto Spandre

Libro avvincente, che narra l’ultima avventura di Sandro Acinas il personaggio creato da Roberto Spandre per accompagnarci a conoscere vari paesi del mondo. Anche in questo caso il romanzo si sviluppa a partire dalla morte, a prima vista naturale, di un anziano signore riservato ed apparentemente senza alcun nemico. Acinas assiste, involontariamente al recupero del corpo nel lago di Garda. La trama è avvincente, ed unisce l’attualità dal sospetto che il decesso non sia per cause naturali, alla ricerca di elementi che permettano di ricostruire quanto realmente accaduto , al racconto di una storia risalente al secondo conflitto mondiale, che pian piano si svela fortemente collegata con l’attualità.
Il libro denota la maturazione dell’autore che riesce sempre più a coinvolgerci nella vicenda che si dipana tra attualità e storia. Merita di essere letto

Disobbedisco e accolgo - Massimo Biancalani con Mimma Scigliano

Si legge d'un fiato la breve ma intensa e battagliera vita di Don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro di Pistoia, dove c'è una chiesa che, come recita il sottotitolo del volume curato anche da Mimma Scigliano, per le edizioni San Paolo, funziona come un "ospedale da campo" per i migranti.
Le vicende del prete pistoiese, spiritualmente seguace di Don Milani, ma perfettamente in linea anche con la predicazione di Papa Francesco, sono note al grande pubblico, perchè la sua pratica dell'accoglienza dei migranti è stata sottoposta all'attenzione della cronaca politica. Don Biancalani è il prete che ha avuto il coraggio di portare dei migranti in "piscina", che ha cantato "Bella Ciao" alla fine della messa, è diventato un simbolo delle politiche dell'accoglienza e si è scontrato con il leader leghista Matteo Salvini, il quale ha tweettato più volte contro il prete, contro la sua politica dell'accoglienza, contro l'uso di "Bella Ciao", il tutto mentre una formazione di ultradestra come Forza Nuova è arrivata a chiedere le sue dimissioni da parroco e a suggerire al vescovo di Pistoia di rimuoverlo dalla parrocchia di Vicofaro. Cosa che per fortuna non è accaduta.
Il libro racconta alcuni momenti della formazione di Don Biancalani, il suo percorso spirituale e la sua vocazione ad assistere e ad accogliere gli ultimi. In contrasto con tutti coloro che sono contrari all'accoglienza e che praticano un cattolicesimo moderato e prudente, Don Biancalani è cresciuto spiritualmente accogliendo e sostenendo gli altri, i più bisognosi, i più disperati, perchè questo è per lui la maniera migliore per incontrare Gesù e per trovare un senso al suo essere parroco e cristiano. La disubbidienza, come avrebbe detto anche Don Milani, è quindi la contestazione di leggi e di atteggiamenti che impediscono una corretta attuazione del messaggio evangelico e l'accoglienza è la decisione di andare incontro al prossimo.
Il libro è una bella lezione di vita e contiene un messaggio politico esplicito. Per i cristiani, in primo luogo, ai quali, non a caso, alla fine delle cerimonie religiose in chiesa, Don Biancalani dice: "guardate che la messa non è finita". La messa continua anche fuori dalla chiesa. La messa continua nell'impegno quotidiano per il sostegno verso chi ha bisogno e verso chi chiede di essere accolto. Un messaggio impegnativo. Per tutti.

La ragazza che giocava con il fuoco - un film di Daniel Alfredson

Seguito dell'interessante e a tratti appassionante "uomini che odiano le donne" (the girl with the dragon tatoo). Partiamo (e concludiamo) subito col dire che questo film non ha senso di esistere: la trama si vuole riallacciare non al finale dell'opera precedente per dare un qualunque seguito a stampo investigativo ma si riallaccia ad un evento che, per quanto importante possa essere stato per la crescita del personaggio di Lisbeth, non ha nessuna importanza nell'economia della trama principale del primo film. Il problema principale si ritrova proprio in una trama che vuole essere costruita su un evento di poco spessore e questo fa risultare il film superfluo con un finale veramente tirato via.