Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

L’anno dei misteri (Guanda 2019) è l’ottava avventura del commissario Franco Bordelli scritta da Marco Vichi, autore toscano nato a Firenze nel 1957 e residente nel Chianti.
È un pugno nello stomaco che emoziona e commuove, nella prima pagina del volume, la dedica del bravo autore toscano:

"Al caro amico Andrea Camilleri, magnifico e gentile cantastorie, che amava il commissario Bordelli".

È vero, per Marco Vichi, Camilleri "era un caro amico, Andreone…". Camilleri apprezzava Bordelli, i suoi tormenti interiori, la sua schiettezza e onestà intellettuale e sicuramente il Maestro siciliano avrebbe letto con piacere questa ennesima indagine del commissario ambientata in una "Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi", secondo la brillante definizione di Corrado Augias.

"Nel frattempo, i giovani di tutto il mondo continuavano a protestare, a occupare le università, a manifestare, a cantare parole di accusa, a scontrarsi, a combattere per i loro ideali, a lanciarsi nella violenza..."

In quel sei gennaio del 1969, mentre gli italiani aspettavano la sera per accomodarsi sul divano, accendere la televisione in bianco e nero, sintonizzarsi sul canale nazionale per assistere alla finale di "Canzonissima" (zum, zum, zum…, chi non ricorda il famoso motivetto della sigla d’apertura della trasmissione?), Bordelli era salito insieme a Blisk sulle colline della Panca, dove ormai si sentiva a casa, per riflettere in pace. Un omicida seriale aveva già ucciso sei prostitute, tutte e sei bionde, di media statura, una ogni nove mesi esatti. Bordelli aveva scoperto che i brutali assassinii avvenivano sempre il giorno 13, quindi il prossimo omicidio sarebbe dovuto accadere il 13 febbraio. Mancavano 38 giorni, quel pazzo avrebbe davvero ucciso ancora?, si domandava Bordelli, "povero funzionario di Pubblica Sicurezza". Il mondo stava cambiando, tutto era in movimento, eppure in quei luoghi che grondavano sangue, il pensiero di Bordelli tornava al recente passato, ai sanguinosi avvenimenti che sulle colline della Panca si erano svolti durante la II Guerra Mondiale.

"Dopo un’ultima occhiata alla valle cominciò a scendere giù per il sentiero, in mezzo ai tronchi nudi e neri dei castagni".

È una grande casa di contadini situata nella zona del borgo di Impruneta nel Chianti a pochi chilometri da Firenze dove il commissario si è ritirato da un paio d’anni, a contenere la solitudine di Bordelli. Pochi, fidati amici frequentano quel luogo che l’autore descrive mirabilmente, sorvegliato dal cane Blisk, una specie di orso bianco dal peso di settanta chili, indipendente e fiero, proprio come Bordelli. Ma Vichi si dimostra altrettanto bravo a tratteggiare l’atmosfera di quei primissimi mesi del 1969, anno fondamentale dal punto di vista politico e sociale, che ha mutato e condizionato per sempre la storia dell’umanità. "Il ‘69 è lungo il percorso cronologico che nei romanzi dedicati a Bordelli è cominciato nel ’63, questo è un anno cruciale per l’Italia, e nel romanzo emerge questa situazione", chiarisce Vichi quando gli domandiamo come mai abbia deciso di ambientare la nuova indagine di Bordelli durante quell’anno significativo.

Ovviamente nel corso degli anni le esperienze personali e lavorative di Bordelli hanno inciso sulla personalità del mitico commissario. A questo proposito Marco ha precisato che "Bordelli invecchia e cambia, e lo seguo nei suoi cambiamenti".