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Riscopriamoci misericordiosi - Misericordia Ponsacco Onlus

Libro meritorio. Racconti tutti dotati di un significato morale. Di una spinta etica verso il bene. Verso la speranza. Positivi. Alcuni più leggeri. Altri più profondi. Bene ha fatto la Misericordia di Ponsacco, con l'aiuto delle animatrici di Boscoborgo, a mettere insieme il concorso e a selezionare i racconti.

La vulnerabilità - Laura Capantini, Maurizio Gronchi

Queste riflessioni sulla vulnerabilità sono molto utili per riflettere sulla nostra condizione di fragilità. Una condizione che non è solo contemporanea, ma che nella contemporaneità assume uno stato tutto particolare, perchè si abbina ad un sentimento di onnipotenza (aggressiva) e ad un forte egoismo che pervade e conquista masse, popolo, gente. Il testo nasce e si abbevera della traduzione biblica e cristiana. Mi auguro che venga letto e meditato dal maggior numero di persone possibili. E' una medicina quella che ci somministra. Vivere con serenità e comprensione la propria e l'altrui vulnerabilità (inclusa quella di Dio) è un grande sforzo. Etico. E necessario.

Georgia - Francesco Trecci

Seconda fatica di Trecci, che va annoverato tra gli innamorati della Georgia, l'ex repubblica dell'URSS ed ora stato indipendente, collocato tra il Mar Nero e l'area del Caucaso. Si tratta di una simpatica guida turistica, scritta da uno che in Georgia ha viaggiato e si è trovato molto bene. Lettura piacevole, ma non si tratta di un guida turistica professionale. E' più una guida turistica passionale. Servono anche queste.

Archivio: concetti e parole - Federico Valacchi

Il breve dizionario archivistico di Valacchi mi ha stimolato alcune riflessioni che, anche se non so bene per chi, sento il bisogno di affidare a quello spropositato e molto anarchico archivio digitale che è internet. Message in a bottle.

Se gran parte degli archivi pubblici sono o privatizzati o, a parte alcune eccezioni, malamente accessibili e disfunzionali, almeno in Cacania, ci sono alcune ragioni storiche (non casuali o bizzarre) che la scarna legione degli archivisti sessantenni, con gli appropriati ruoli istituzionali, dovrebbe avere almeno il coraggio di esaminare ovviamente lasciando la soluzione dei problemi ad altri, perché che gli archivisti pubblici siano una specie in via di estinzione è certo.

En passant segnalo che fra i circa 130 termini di cui il dizionario tratteggia un contenuto mancano ANAI, archivista e professione. E su queste involontarie ma eloquenti assenze (soprattutto per un testo giocato sulla cifra ironica, meditabonda, tra il gigione e il piacione), insieme a qualche archivista lumbard della fu Associazione Archilab, se ci sarà modo di vedersi, faremo battute a non finire. A cominciare dalla frase il cui l'autore sostiene che la "nostra società ha un disperato (sic!) bisogno di archivi e della coscienza civile di cui essi sono impastati" (p.11). Proprio "disperato". Si vede bene.

E scrivo questo perché una professione come quella che ereditammo negli anni '80 e che oggi ha quasi completamente perso la sfida della modernizzazione non poteva che finire come è finita, ovvero evaporata. E di questo un dizionario di filosofia archivistica forse doveva dare conto. Ironicamente, si capisce. Incitare (come fa alla voce DOMANDE) alla rabbia e alla rivolta "archivistica" senza indicare quale "quartier generale bombardare o assalire", via, non è credibile. E' teatro.

Ma qui mi fermo perché il problema dello stato semicomatoso degli archivi storici non è colpa esclusiva della professione. Sostengo solo che se i tempi sono contrari agli archivi, la professione, mentalmente molto ministerializzata e arcaica, almeno in Cacania, ha peggiorato le cose.

Certo ciò che fa sprofondare gli archivi nell'indifferenza generale pesca la sua materia oscura nella Storia o meglio nel bisogno che le società contemporanee e la Cacania in particolare hanno della Storia e nel correlato livello di sensibilità che le élite politiche hanno per la storia (e per l'uso della storia). Molto di quello che succede dopo, discende da qui. Ora il termine storia nel dizionario c'è ma è poco più di un poetico tweet. Mentre le riflessioni sull'altro e più complesso intreccio di relazioni non si prestano a voci tweettate. Cosi un po' di analisi generale è affidata all'introduzione e un po' è diluita nelle voci (inclusa la già citata DOMANDE). Ma il carattere quasi giocoso del testo non permette il giusto approccio alle problematiche archivistiche.

Alle élite che guidano gli 8000 comuni e la Nazione della storia non importa quasi più niente. Questo per due sostanziose ragioni. La prima è che viviamo, anche qui in Cacania, in una realtà talmente arzigogolata, cangiante e variegata e di cui capiamo così poco che cercarne nel tempo la genesi e le cause particolareggiate sarebbe costoso, incerto e alla fine poco utilizzabile per le élite. Inoltre la storia non è più tra le materie formative delle élite. L'Università, da parte sua, produce sempre meno storici e soprattutto meno storici che hanno bisogno di archivi storici. La saggistica storica sopravvive, poco letta e poco venduta. Va meglio alla narrativa storica. Quest'ultima in effetti, a livello popolare, un po' tira (con le sue appendici cinematografiche e seriali), ma ha poco bisogno degli archivi. Lavora sul suggestivo. Lavora sul negazionismo (peccato che non ci sia questa voce nel dizionario). Ricuce. Inventa colpi di scena, seguendo i gusti e le attese del grande pubblico, che, è noto, chiede lacrime, sangue e sesso (voce quest'ultima inclusa anche nel dizionario di Valacchi).

In un contesto simile, le élite che fiutano e corteggiano la sensibilità (e i voti) delle masse (masse a cui degli archivi non importa nulla e non sanno nulla). Ma soprattutto le élite, che decidono come spendere i soldi pubblici, affievoliscono costantemente la loro già scarsa sensibilità storica. Del resto le élite tendono a rompere col passato e a legittimarsi politicamente come "rottamatori" e rinnovatori della tradizione e non come continuatori. E questo vale sia sul piano nazionale che su quello locale. Le speranzose masse chiedono cambianti col passato. Le élite glieli promettono. L'indifferenza (quando non il disprezzo) per il passato e i suoi strumenti trova qui una fusione tra masse ed élite non facilmente reversibile.

Il risultato di questa situazione in Cacania assume le vesti di servizi archivistici pubblici scadenti e spesso pietosi. Archivi con poche ore di apertura, pochi utenti, poche professionalità di ruolo, poca didattica della storia rivolta alle scuole. Almeno per le aree che conosco meglio. Una vera pena. In 35 anni di professione che mi ha portato ad occuparmi sia di biblioteche che di archivi posso dire di aver toccato con mano l'ammodernamento delle biblioteche pubbliche di ente locale. Mentre sugli archivi storici (e anche di Stato che conosco) i passi sono stati da lumaca. A volte perfino da gambero.

Perché scrivo questo? Ripeto che non lo so. Negli anni '90 con alcuni amici archivisti fondammo una rivistina, "Archivi e computer", scommettendo sull'informatica, sugli archivisti libero professionisti (ALP), sui MUF (i Mitici Utenti Finali), su nuovi standard descrittivi e sulle privatizzazioni per rinnovare il settore. Nei primi anni 2000 fu però chiaro che, almeno in Cacania, nuove tecnologie, libera professione, privatizzazione, MUF e standard non ce l'avrebbero fatta a contrastare la complessa involuzione in cui anche gli archivi nostrani si stavano infilando. La nostra generazione archivistica non è stata all'altezza della sfida ed in particolare non ha saputo cogliere l'enorme opportunità offerta dall'avvento dell'informatica. Leggere le voci di un dizionario che la postfatrice definisce atipico non aiuta a capire cosa diavolo sia successo, perché sia successo e cosa, forse, si potrebbe fare per migliorare. E' la maledizione dei 5 milioni di Arcadi di cui parlava già Pasquale Villari subito dopo l'Unità d'Italia. Abbiamo un problemino: ci si filoseggia sopra.

Ecco, forse ho scritto per aiutarmi ad elaborare il lutto di una sconfitta di cui mi sento in parte responsabile e perché trovo insopportabile che la generazione archivistica uscente, quella dei sessantenni, non riesca a raccontare la realtà in maniera lucida e soprattutto, ora che non ha più niente da perdere, nè da guadagnare, non sappia proporre qualche diverso rimedio.

Rimedi che non stanno nell'inventarsi una specie di poetica, stralunata, filosofia archivistica quale chiave di accesso per sensibilizzare il grande pubblico al disperato bisogno di archivi per richiamare le parole dell'autore. Semmai si tratta di capire quali micro azioni, con costanza e continuità, a quali livelli istituzionali, mettere in atto per cambiare le idee delle nostre élite. E quali azioni (stimoli, ecc.) promuovere per favorire la frequentazione degli archivi ad un numero significativo di persone. Certo se, come scrive Valacchi alla voce TROTTOLA, "la storia, in fondo, è un fenomeno casuale, una trottola bizzarra dentro alla quale le cause rincorrono gli effetti" quale bisogno di conoscenza storica ci può essere per le élite e per le persone ordinarie? Se davvero la Storia è una trottola bizzarra e casuale, allora hanno ragione le élite a giocare con la memoria come meglio gli piace e a fregarsene anche degli archivi.

Se infine negli archivi, come scrive sempre l'A. alla voce VERO, "non si va a cercare una verità assoluta ma interpretazioni del tempo trascorso e lampi di futuro. Il vero è un miraggio documentario", ma allora le élite e le masse fanno 2+2=4 e sostengono non c'è bisogno neppure degli archivi, né di spendere soldi per conservarli. Ma se gli archivi scompariranno non daranno più lavoro (voce assente, come libera professione, in un dizionario che pure contempla alcune righe dedicate a NUDO) agli archivisti. E allora verrebbe da chiedere: perché mai formare archivisti?

Concludo sostenendo che negli archivi una qualche verità assoluta, contrariamente a quanto sostenuto dall'A., spesso si può trovare. Lo sanno bene diverse centinaia di persone che da alcuni mesi si sono messe a cercare anche negli archivi comunali, attraverso i tribunali di competenza, i propri genitori biologici. Infatti se tra le serie archivistiche dell'ex OMNI e degli Ospedali usciranno fuori annotazioni e date significative, non sarà impossibile scoprire chi è stata la propria madre naturale e forse da lei risalire perfino al proprio padre naturale. E se i genitori sono vivi (e potrebbero esserlo) fargli una telefonata, andarli ad incontrare, creare con loro una famiglia allargata. E se questa non è una verità assoluta che cos'è?

Insomma davvero un testo "atipico" che per contrasto stimola tante riflessioni. Che sia questo il vero fine del testo o sia solo un prodotto dell'eterogenesi dei fini?

Piccoli crimini coniugali - Eric-Emmanuel Schmitt

La commedia di EES sulla vita di coppia e sulle sue numerose incomprensioni e complicanze merita una lettura attenta. Le battute tra i due coniugi sono deliziose, maliziose, graffianti, più o meno come nella realtà delle coppie. Testo meritevole. Per ultraquarantenni, però.

Perché essere felice quando puoi essere normale? - Jeanette Winterson

Di solito sono i bibliotecari a consigliare libri ai ragazzi e ai loro prof. Ma questo libro e la sua straordinaria autrice mi sono stati suggeriti invece da una studentessa del Liceo Montale che l'aveva scoperto per caso (?), in un progetto di promozione della lettura che l'ha portata con la sua classe in libreria a scegliere un libro da leggere, e poi l'ha letto, lo ha fatto suo e lo ha esposto in un incontro pubblico con tanto entusiasmo e trasporto, che mi sono sentito obbligato a prendere un appunto, a cercare il libro e a leggerlo a mia volta.
E devo dire che l'impressione di forza e coinvolgimento che mi aveva lasciato il passa parola delle studentessa, si è trasformato nello stupore della lettura e nella scoperta di una matura scrittrice inglese (nel 2012 la Winterson aveva 53 anni) che ci racconta una biografia dolorosa, folle, intensa e vibrante. Abbandonata a poche settimanale dalla nascita, l'Autrice viene adottata da una coppia che professa una religione molto rigorosa e dietro cui si nascondono un uomo ed una donna con una molteplicità di problemi relazionali piuttosto elevati, oltre un discreto livello di follia e di delirio, stando almeno alla testimonianza dell'A.. La povertà materiale si mescola così ad una incredibile ma realistica stramberia mentale dei genitori adottivi che produce qualcosa che va oltre l'anaffettività e che sembra sconfinare in una forma di stupidità comportamentale grave.
La bambina, a cui la madre adottiva dice di essere una scelta sbagliata ("il diavolo ci ha guidato verso la culla sbagliata"), cresce, accudita da una nevrotica, paranoica, con la fissa dei diavoli, delle voci, delle preghiere, delle citazioni della bibbia, il tutto condito da un insano rapporto (o meglio "non rapporto") di coppia.
Ma la piccola Jaenette si aggrappa ad una disperata voglia di vivere e alla storie e i proverbi, spesso pescati dalla Bibbia, che, masticati e vissuti tra assurdità e comportamenti borderline, riempiono il suo immaginario. La bambina scopre presto il piacere della lettura e, essendo alla periferia di Manchester, si imbatte in una biblioteca pubblica (e lì decide di leggere tutti gli autori della narrativa inglese dalla A alla Z). E per quanto il suo carattere, forgiato dal sentirsi, e ben a ragione, una figlia indesiderata e per niente amata, sia difficile, aspro e duro, riesce a salvarsi o almeno a sopravvive all'inverno antropologico in cui è stata scaraventata attraverso la lettura e la scrittura.
Tra che c'è, Jeanette scopre anche la sua omosessualità (forse come la madre adottiva?) e a praticarla e questo ovviamente contribuisce a complicare il suo doloroso vissuto familiare, ma allo stesso tempo ad ancorarlo ad alcune certezze, così da ricavarne forza e capacità di resistenza. La diversità è un altro fattore che la salva. O almeno l'aiuta e le fornisce un senso e una strategia per sopravvivere.
Inteso il rapporto con la biblioteca civica del sobborgo di Manchester che la ragazzina scopre e frequenta fino da piccola. Efficaci le pennellate che dedica alla scuola pubblica che frequenta negli anni '60 e '70 fino alla conquista della borsa di studio per Oxford. Colorato e vivido è tutto il periodo di costruzione di sè fino a quando riesce a scrivere il suo primo romanzo autobiografico, a pubblicarlo, ecc. ecc.
Ma questo duro e inquietante romanzo autobiografico va oltre il piacere della lettura e della scrittura che salva la (e dà un senso alla) vita. Il racconto si spinge a descrivere la via che porta l'A. a rintracciare la madre naturale, a scoprire di avere sorelle e fratelli, a ricostruire la storia della madre naturale e a tentare di costruire una relazione con lei.
Lo definirei un libro dolcemente e ferocemente amaro, quello che l'A. ci consegna senza nascondersi. Senza nasconderci i suoi difetti, oltre a quelli delle persone e del mondo in cui la sua storia si è forgiata e scorre. Con una forza e una intensità emotiva davvero straordinaria. Pensandosi come individuo, certo, ma dentro un ambiente agito da forze collettive, dentro una classe sociale, in uno stato "civile" ed evoluto come è l'Inghilterra del secondo dopoguerra. Se non suonasse troppo retorico, mi augurerei che il libro avesse davvero molti lettori, perché le cose che dice e il modo come le dice stimolano ad una riflessione inconsueta e aiutano a riflettere sulla costruzione di sé e sul senso del mondo.

Frazioni e sezioni - Angelo Frosini

Ho partecipato a due presentazioni del libro di racconti di Angelo Frosini che il prof di matematica ed ex sindaco di San Miniato ha dedicato alla sua lunga militanza scolastica e politica, la prima iniziata in Sardegna alla fine degli anni '70 si concluderà al Liceo Marconi il 1/9/2018. La seconda, quella politica, che lo ha visto segretario del PCI, PDS, DS e poi sindaco DS e poi PD dal 1999 al 2009, è culminata, temporaneamente, nell'abbandono del PD nel 2017 per approdare a soggetti politici e a schieramenti organizzativi più consoni alla formazione e ai sentimenti egualitari e di sinistra da sempre sostenuti da Angelo Frosini.
Il libro racconta, attraverso 53 racconti, alcuni brevissimi e fulminanti, altri più distesi e allungati, questa doppia vita di professore e di persona impegnata in politica che per dieci anni interrompe l'insegnamento scolastico per amministrare il proprio comune e gestire le relazioni politiche sul territorio.
La scuola che ci restituisce Frosini è quella della relazioni umane. Quella che tratteggia le figure dei presidi e degli allievi, i colleghi e le interazioni che si creano nei passaggi macchina e nelle convivenze lontano da casa. La puntualità nell'arrivare in classe la mattina e nello spostarsi fulmineamente da una classe all'altra al cambio ora. La quasi maniacale puntualità nel correggere i compiti e riportarli in classe pochi giorni dopo la loro compilazione.
Ma nello snocciolare questa storia apparentemente minore della scuola, l'A. tira fuori personaggi e chiama in ballo individui di diverse carature e consistenza: dall'allenatore (e tanti anni fa insegnante di ginnastica) Renzo Ulivieri al cugino di Giancarlo Antonioni, dal suo inesistente "gemello" (che gli serve per prendere in giro alcuni suoi allievi) al dirigente scolastico con cui litiga, urla e poi si riappacifica, su su fino a disegnare, in maniera realistica (nulla del testo dichiara l'A. è inventato) una squadra di colleghi con cui, per periodi brevi o lunghi, ha condiviso la vita scolastica scolastica spicciola.
In parallelo corrono la politica e gli incontri e le battute con D'Alema (sulle tazzine di caffè da non consumare dopo le 15), con Bersani (sui cantuccini di Federigo), con Veltroni (di cui l'A. finse di essere, per un giorno, l'uomo della scorta), con Matteo Renzi (multato dai vigili di San Miniato sulla FIPILI) e con tanti altri. E ancora: tra i racconti spicca quello della partecipazione dell'A. ai funerali di Berlinguer nel 1984, insieme a quello dove ricorda il lavoro di volontario svolto alla festa nazionale del PCI a Tirrenia e le tante feste dell'Unità organizzate e vissute come militante a San Miniato.
Mirabile il raccontino dedicato ad un Andrea Camilleri che lo stesso Frosini iscrive tra gli scrutatori del Partito a San Miniato per consentirgli di votare al referendum contro l'abuso delle pubblicità in TV.
Impossibile citare tutte le chicche che contiene il volume. Tra queste però la storia de "La fila più corta" che porterà l'A. ad iscriversi a matematica dopo aver pensato di fare giurisprudenza e magari entrare nel pool di Mani Pulite emerge per forza emblematica.
La penna di Frosini è lieve, delicata, ironica ed autoironica. La scrittura è scarna, essenziale, coerente, sincera. Onesta. Descrive un mondo ed una storia lunga quarant'anni, quasi sempre col sorriso sulle labbra. Dovendola collocare, dire che sta nel novero del "bozzettismo" toscano, ma con molti livelli di profondità e di letture. E a tratti sa andare oltre.
Bene ha fatto l'editore Andrea Mancini, una volta ricevuto i primi racconti, ad incoraggiare e sostenere le stampa di un opera che, nata forse come omaggio e regalo ai colleghi e ai compagni di viaggio, si è rivelata ed è molto, molto, di più

Io e il papu - Luigi Garlando

Ovvero Papa Francesco spiegato ai ragazzi. Perchè di questo tratta il romanzo pensato per giovani lettori (fascia 11-15). Di provare a spiegare un Papa apparentemente semplice e grande comunicatore ai ragazzi che dovrebbero essere il massimo della semplicità. Il tutto però in un mondo complicato, caotico e pieno di insidie, dove gli uomini parlano mille lingue, comprese quelle delle figurine Panini. Il tutto in un mondo che trasuda incertezza, insicurezza e mette ansia. Il tutto dove persone innocenti possono essere feriti dalla cattiveria degli altri e smettere di parlare e di comunicare.
E' davvero una bella impresa quella di cui si è caricato il giornalista sportivo con la passione per la narrativa per ragazzi, Garlando. Spiegare la complicatezza dei grandi personaggi e dei grandi eventi della storia e della contemporaneità alle persone che di complicatezza e di complessità hanno, per ragioni biovgrafiche, un'esperienza limitata.
Questa, che coinvolge il vicario di Cristo sulla terra, è una delle trame romanzate per leggere la biografia di una grande anima tra le più riuscite, o almeno così mi sembra.
Certo "Io e il Papu" resta un libro per bambini "colti", anche se il gioco delle figurine Panini come lingua veicolare tra l'anziano Papa e il piccolo Arcadio sembra una trovata veramente efficace (ma almeno per l'adulto richiede un livello di attenzione doppio rispetto alle parole ordinarie). E la stessa lettura del libro pare richiedere un qualche accompagnamento adulto.
Mi auguro che bravi e motivati insegnanti riescano ad utilizzare strumenti narrativi come i testi prodotti da Garlandi e che lo stesso facciano i genitori sensibili, in grado davvero di aiutare giovani lettori a crescere e magari crescendo anche loro come lettori già adulti insieme ai propri studenti e ai propri figli.

Associazionismo di cittadinanza a Ponsacco. Dalle Confraternite ottocentesche alla nascita della Società Semplice "Rinascita" - Silvano Granchi

L'associazionismo locale è una forza vitale per la convivenza civile e secondo alcuni studiosi è anche uno strumento importante per lo sviluppo della nostra democrazia. Le varie forme associative garantiscono infatti ai singoli cittadini piccole reti entro le quali le persone crescono, col giusto grado di esposizione verso gli altri e di protezione nei confronti degli altri. Il tutto fino a consentire agli individui una maturazione nelle forme possibili per ciascuno di loro.
L'associazionismo italiano affonda le proprie radici nelle compagnie religiose e nei movimenti conventuali e solidaristici da sempre presenti sul territorio nazionale, ma conosce tra '800 e '900, anche a seguito della rivoluzione industriale, una fioritura tutta particolare nell'ambito dell'assistenza sociale, in quella del mutuo soccorso tra lavoratori, nelle formazioni politiche, nell'associazionismo ricreativo, culturale e sportivo.
Di questo associazionismo, che sta a cavallo tra '800 e '900, Silvano Granchi ricostruisce la storia per la comunità di Ponsacco partendo dalla Misericordia e poi dalla Pubblica Assistenza e venendo su su attraverso la filarmonica Verdi, gli Amici della Musica e il Circolo Arci Rinascita.
Si tratta di un lavoro appassionato, competente (sia come storico che come militante di queste associazioni, almeno dagli anni '70 in poi, illustrato con moltissime fotografie, ben corredato con le immagini dei protagonisti di una storia che ci restituisce la vivacità dell'Associazionismo anche in un microcosmo come quello di Ponsacco.
Il lavoro di Granchi costituisce un importante passaggio di memoria in particolare verso il mondo giovanile (ma anche verso i meno giovani) che spesso non ha la più pallida idea di quanta ricchezza associativa si sia espressa e si esprima sul proprio territorio e che altrettanto spesso fatica a trovare in queste stesse associazioni un punto di riferimento per le proprie dinamiche di vita.
E' un testo che suggerisce e trasmette il senso della storia e la necessità dell'impegno. Due sentimenti importanti che vanno coltivati (se si vuole che fioriscano) e non possono essere dati per scontati o lasciati al caso.
Il rischio infatti di una frattura (e di un vuoto) nel passaggio della memoria anche rispetto all'associazionismo è infatti ormai una concreta realtà che non solo non può essere ignorata, ma a cui gli uomini di buona volontà dovrebbero provare a porre rimedio. Come? Anche partendo da piccole opere come quelle scritte, con molto merito, da Silvano Granchi ed impegnandosi a diffonderle. Operazione non facile. Ma da sostenere. Soprattutto da parte di chi ha ruolo e competenza per farlo.

Vuoti di memoria - Stefano Pivato

Testo valido per riflettere sull'uso "politico" (e non solo) della memoria storica. Risente parzialmente del clima antiberlusconiano in cui è stato concepito e scritto. Ma sottolinea diversi problemi della corretta trasmissione della memoria largamente condivisibile e attualissimi.

R: Il segreto di Cagliostro - Angela Nanetti

Ho letto il racconto per ragazzi di Angela Nanetti dedicato alla bibliotecaria Manola (alias la bibliotecaria per ragazzi di Pontedera) e mi scuso sia con l'autrice che con Manola per averlo letto solo 10 anni dopo dalla sua pubblicazione.
E' una storia carina, per ragazzi, certo, ma intrigante e con una bell'intreccio.
Ovviamente a me colpisce, per inevitabile deformazione professionale, il ruolo, in tutta la vicenda, delle due biblioteche e soprattutto dei bibliotecari, sia quello centrale della scaltra e determinata bibliotecaria Urbina, sia quello marginale del bibliotecario conservatore e un po' tontolone (anche se "regna da padrone") Rodolfo Tritafumi.
E della biblioteca per ragazzi, da inguaribile ghiottone, mi piace l'idea della sua articolazione a strati, come quelle belle torte tutte colorate e saporitissime che deliziano gli occhi e il palato. Per questo mi permetto di suggerire la lettura del testo a qualche giovane (o anche meno giovane) e creativo architetto che avesse voglia di provare a progettare una biblioteca per ragazzi come quella animata dalla bibliotecaria Urbina (alias Manola). Di più. Spero che quando prima o poi amplieremo la biblioteca per ragazzi di Pontedera l'Amministrazione comunale chieda ad Angela Nanetti il copyright della sua idea di biblioteca ragazzi e cerchi un architetto (ed una ditta che fabbrica arredi per biblioteche) in grado di realizzarla.
E poi sono contento che la storia abbia al centro alcune pagine strappate di un antico codice e il controllo dello schedario anagrafico degli utenti della biblioteca.
Libri, identità anagrafiche e identità doppie (gran parte del racconto gioca anche su quest'ultimo tema) sono infatti gli elementi attorno a cui ruota tutto.
Certo si tratta di un gioco (e di un libro) da ragazzi. Con un inevitabile happy end. Ma quanti misteri e segreti (su di noi e sul mondo) ci svelano i libri per ragazzi!

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Il mondo alla rovescia / Giangiacomo Nardozzi, Il Mulino, Bologna, 2015, p. 184

Il libro spiega benissimo, ma in maniera molto complicata, come la finanza finalizzata a guadagnare su tutto abbia preso il sopravvento sulla politica e sugli stati. Usando la metafora di Tom e Jerry, Nardozzi illustra come il topo punti alla caccia del formaggio e ne combini di tutti i colori pur di arrivare alla meta. E di come il povero gatto tenti in tutti i modi di ostacolare il topo, senza riuscirci. Il topo ovviamente è la finanza e il gatto la politica e lo Stato. Ma non fatevi ingannare dalla metafora. Dietro ci sono i meccanismi di valorizzazione del capitale e le sue grandi capacità speculative di cui Marx prima e i suoi epigoni poi avevano colto benissimo le dinamiche. Da leggere insieme al libro di Fernand Braudel, La dinamica del capitalismo (Il Mulino, 1981) e Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, 2014.

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