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Piccoli crimini coniugali - Eric-Emmanuel Schmitt

La commedia di EES sulla vita di coppia e sulle sue numerose incomprensioni e complicanze merita una lettura attenta. Le battute tra i due coniugi sono deliziose, maliziose, graffianti, più o meno come nella realtà delle coppie. Testo meritevole. Per ultraquarantenni, però.

Perché essere felice quando puoi essere normale? - Jeanette Winterson

Di solito sono i bibliotecari a consigliare libri ai ragazzi e ai loro prof. Ma questo libro e la sua straordinaria autrice mi sono stati suggeriti invece da una studentessa del Liceo Montale che l'aveva scoperto per caso (?), in un progetto di promozione della lettura che l'ha portata con la sua classe in libreria a scegliere un libro da leggere, e poi l'ha letto, lo ha fatto suo e lo ha esposto in un incontro pubblico con tanto entusiasmo e trasporto, che mi sono sentito obbligato a prendere un appunto, a cercare il libro e a leggerlo a mia volta.
E devo dire che l'impressione di forza e coinvolgimento che mi aveva lasciato il passa parola delle studentessa, si è trasformato nello stupore della lettura e nella scoperta di una matura scrittrice inglese (nel 2012 la Winterson aveva 53 anni) che ci racconta una biografia dolorosa, folle, intensa e vibrante. Abbandonata a poche settimanale dalla nascita, l'Autrice viene adottata da una coppia che professa una religione molto rigorosa e dietro cui si nascondono un uomo ed una donna con una molteplicità di problemi relazionali piuttosto elevati, oltre un discreto livello di follia e di delirio, stando almeno alla testimonianza dell'A.. La povertà materiale si mescola così ad una incredibile ma realistica stramberia mentale dei genitori adottivi che produce qualcosa che va oltre l'anaffettività e che sembra sconfinare in una forma di stupidità comportamentale grave.
La bambina, a cui la madre adottiva dice di essere una scelta sbagliata ("il diavolo ci ha guidato verso la culla sbagliata"), cresce, accudita da una nevrotica, paranoica, con la fissa dei diavoli, delle voci, delle preghiere, delle citazioni della bibbia, il tutto condito da un insano rapporto (o meglio "non rapporto") di coppia.
Ma la piccola Jaenette si aggrappa ad una disperata voglia di vivere e alla storie e i proverbi, spesso pescati dalla Bibbia, che, masticati e vissuti tra assurdità e comportamenti borderline, riempiono il suo immaginario. La bambina scopre presto il piacere della lettura e, essendo alla periferia di Manchester, si imbatte in una biblioteca pubblica (e lì decide di leggere tutti gli autori della narrativa inglese dalla A alla Z). E per quanto il suo carattere, forgiato dal sentirsi, e ben a ragione, una figlia indesiderata e per niente amata, sia difficile, aspro e duro, riesce a salvarsi o almeno a sopravvive all'inverno antropologico in cui è stata scaraventata attraverso la lettura e la scrittura.
Tra che c'è, Jeanette scopre anche la sua omosessualità (forse come la madre adottiva?) e a praticarla e questo ovviamente contribuisce a complicare il suo doloroso vissuto familiare, ma allo stesso tempo ad ancorarlo ad alcune certezze, così da ricavarne forza e capacità di resistenza. La diversità è un altro fattore che la salva. O almeno l'aiuta e le fornisce un senso e una strategia per sopravvivere.
Inteso il rapporto con la biblioteca civica del sobborgo di Manchester che la ragazzina scopre e frequenta fino da piccola. Efficaci le pennellate che dedica alla scuola pubblica che frequenta negli anni '60 e '70 fino alla conquista della borsa di studio per Oxford. Colorato e vivido è tutto il periodo di costruzione di sè fino a quando riesce a scrivere il suo primo romanzo autobiografico, a pubblicarlo, ecc. ecc.
Ma questo duro e inquietante romanzo autobiografico va oltre il piacere della lettura e della scrittura che salva la (e dà un senso alla) vita. Il racconto si spinge a descrivere la via che porta l'A. a rintracciare la madre naturale, a scoprire di avere sorelle e fratelli, a ricostruire la storia della madre naturale e a tentare di costruire una relazione con lei.
Lo definirei un libro dolcemente e ferocemente amaro, quello che l'A. ci consegna senza nascondersi. Senza nasconderci i suoi difetti, oltre a quelli delle persone e del mondo in cui la sua storia si è forgiata e scorre. Con una forza e una intensità emotiva davvero straordinaria. Pensandosi come individuo, certo, ma dentro un ambiente agito da forze collettive, dentro una classe sociale, in uno stato "civile" ed evoluto come è l'Inghilterra del secondo dopoguerra. Se non suonasse troppo retorico, mi augurerei che il libro avesse davvero molti lettori, perché le cose che dice e il modo come le dice stimolano ad una riflessione inconsueta e aiutano a riflettere sulla costruzione di sé e sul senso del mondo.

Frazioni e sezioni - Angelo Frosini

Ho partecipato a due presentazioni del libro di racconti di Angelo Frosini che il prof di matematica ed ex sindaco di San Miniato ha dedicato alla sua lunga militanza scolastica e politica, la prima iniziata in Sardegna alla fine degli anni '70 si concluderà al Liceo Marconi il 1/9/2018. La seconda, quella politica, che lo ha visto segretario del PCI, PDS, DS e poi sindaco DS e poi PD dal 1999 al 2009, è culminata, temporaneamente, nell'abbandono del PD nel 2017 per approdare a soggetti politici e a schieramenti organizzativi più consoni alla formazione e ai sentimenti egualitari e di sinistra da sempre sostenuti da Angelo Frosini.
Il libro racconta, attraverso 53 racconti, alcuni brevissimi e fulminanti, altri più distesi e allungati, questa doppia vita di professore e di persona impegnata in politica che per dieci anni interrompe l'insegnamento scolastico per amministrare il proprio comune e gestire le relazioni politiche sul territorio.
La scuola che ci restituisce Frosini è quella della relazioni umane. Quella che tratteggia le figure dei presidi e degli allievi, i colleghi e le interazioni che si creano nei passaggi macchina e nelle convivenze lontano da casa. La puntualità nell'arrivare in classe la mattina e nello spostarsi fulmineamente da una classe all'altra al cambio ora. La quasi maniacale puntualità nel correggere i compiti e riportarli in classe pochi giorni dopo la loro compilazione.
Ma nello snocciolare questa storia apparentemente minore della scuola, l'A. tira fuori personaggi e chiama in ballo individui di diverse carature e consistenza: dall'allenatore (e tanti anni fa insegnante di ginnastica) Renzo Ulivieri al cugino di Giancarlo Antonioni, dal suo inesistente "gemello" (che gli serve per prendere in giro alcuni suoi allievi) al dirigente scolastico con cui litiga, urla e poi si riappacifica, su su fino a disegnare, in maniera realistica (nulla del testo dichiara l'A. è inventato) una squadra di colleghi con cui, per periodi brevi o lunghi, ha condiviso la vita scolastica scolastica spicciola.
In parallelo corrono la politica e gli incontri e le battute con D'Alema (sulle tazzine di caffè da non consumare dopo le 15), con Bersani (sui cantuccini di Federigo), con Veltroni (di cui l'A. finse di essere, per un giorno, l'uomo della scorta), con Matteo Renzi (multato dai vigili di San Miniato sulla FIPILI) e con tanti altri. E ancora: tra i racconti spicca quello della partecipazione dell'A. ai funerali di Berlinguer nel 1984, insieme a quello dove ricorda il lavoro di volontario svolto alla festa nazionale del PCI a Tirrenia e le tante feste dell'Unità organizzate e vissute come militante a San Miniato.
Mirabile il raccontino dedicato ad un Andrea Camilleri che lo stesso Frosini iscrive tra gli scrutatori del Partito a San Miniato per consentirgli di votare al referendum contro l'abuso delle pubblicità in TV.
Impossibile citare tutte le chicche che contiene il volume. Tra queste però la storia de "La fila più corta" che porterà l'A. ad iscriversi a matematica dopo aver pensato di fare giurisprudenza e magari entrare nel pool di Mani Pulite emerge per forza emblematica.
La penna di Frosini è lieve, delicata, ironica ed autoironica. La scrittura è scarna, essenziale, coerente, sincera. Onesta. Descrive un mondo ed una storia lunga quarant'anni, quasi sempre col sorriso sulle labbra. Dovendola collocare, dire che sta nel novero del "bozzettismo" toscano, ma con molti livelli di profondità e di letture. E a tratti sa andare oltre.
Bene ha fatto l'editore Andrea Mancini, una volta ricevuto i primi racconti, ad incoraggiare e sostenere le stampa di un opera che, nata forse come omaggio e regalo ai colleghi e ai compagni di viaggio, si è rivelata ed è molto, molto, di più

Io e il papu - Luigi Garlando

Ovvero Papa Francesco spiegato ai ragazzi. Perchè di questo tratta il romanzo pensato per giovani lettori (fascia 11-15). Di provare a spiegare un Papa apparentemente semplice e grande comunicatore ai ragazzi che dovrebbero essere il massimo della semplicità. Il tutto però in un mondo complicato, caotico e pieno di insidie, dove gli uomini parlano mille lingue, comprese quelle delle figurine Panini. Il tutto in un mondo che trasuda incertezza, insicurezza e mette ansia. Il tutto dove persone innocenti possono essere feriti dalla cattiveria degli altri e smettere di parlare e di comunicare.
E' davvero una bella impresa quella di cui si è caricato il giornalista sportivo con la passione per la narrativa per ragazzi, Garlando. Spiegare la complicatezza dei grandi personaggi e dei grandi eventi della storia e della contemporaneità alle persone che di complicatezza e di complessità hanno, per ragioni biovgrafiche, un'esperienza limitata.
Questa, che coinvolge il vicario di Cristo sulla terra, è una delle trame romanzate per leggere la biografia di una grande anima tra le più riuscite, o almeno così mi sembra.
Certo "Io e il Papu" resta un libro per bambini "colti", anche se il gioco delle figurine Panini come lingua veicolare tra l'anziano Papa e il piccolo Arcadio sembra una trovata veramente efficace (ma almeno per l'adulto richiede un livello di attenzione doppio rispetto alle parole ordinarie). E la stessa lettura del libro pare richiedere un qualche accompagnamento adulto.
Mi auguro che bravi e motivati insegnanti riescano ad utilizzare strumenti narrativi come i testi prodotti da Garlandi e che lo stesso facciano i genitori sensibili, in grado davvero di aiutare giovani lettori a crescere e magari crescendo anche loro come lettori già adulti insieme ai propri studenti e ai propri figli.

Associazionismo di cittadinanza a Ponsacco. Dalle Confraternite ottocentesche alla nascita della Società Semplice "Rinascita" - Silvano Granchi

L'associazionismo locale è una forza vitale per la convivenza civile e secondo alcuni studiosi è anche uno strumento importante per lo sviluppo della nostra democrazia. Le varie forme associative garantiscono infatti ai singoli cittadini piccole reti entro le quali le persone crescono, col giusto grado di esposizione verso gli altri e di protezione nei confronti degli altri. Il tutto fino a consentire agli individui una maturazione nelle forme possibili per ciascuno di loro.
L'associazionismo italiano affonda le proprie radici nelle compagnie religiose e nei movimenti conventuali e solidaristici da sempre presenti sul territorio nazionale, ma conosce tra '800 e '900, anche a seguito della rivoluzione industriale, una fioritura tutta particolare nell'ambito dell'assistenza sociale, in quella del mutuo soccorso tra lavoratori, nelle formazioni politiche, nell'associazionismo ricreativo, culturale e sportivo.
Di questo associazionismo, che sta a cavallo tra '800 e '900, Silvano Granchi ricostruisce la storia per la comunità di Ponsacco partendo dalla Misericordia e poi dalla Pubblica Assistenza e venendo su su attraverso la filarmonica Verdi, gli Amici della Musica e il Circolo Arci Rinascita.
Si tratta di un lavoro appassionato, competente (sia come storico che come militante di queste associazioni, almeno dagli anni '70 in poi, illustrato con moltissime fotografie, ben corredato con le immagini dei protagonisti di una storia che ci restituisce la vivacità dell'Associazionismo anche in un microcosmo come quello di Ponsacco.
Il lavoro di Granchi costituisce un importante passaggio di memoria in particolare verso il mondo giovanile (ma anche verso i meno giovani) che spesso non ha la più pallida idea di quanta ricchezza associativa si sia espressa e si esprima sul proprio territorio e che altrettanto spesso fatica a trovare in queste stesse associazioni un punto di riferimento per le proprie dinamiche di vita.
E' un testo che suggerisce e trasmette il senso della storia e la necessità dell'impegno. Due sentimenti importanti che vanno coltivati (se si vuole che fioriscano) e non possono essere dati per scontati o lasciati al caso.
Il rischio infatti di una frattura (e di un vuoto) nel passaggio della memoria anche rispetto all'associazionismo è infatti ormai una concreta realtà che non solo non può essere ignorata, ma a cui gli uomini di buona volontà dovrebbero provare a porre rimedio. Come? Anche partendo da piccole opere come quelle scritte, con molto merito, da Silvano Granchi ed impegnandosi a diffonderle. Operazione non facile. Ma da sostenere. Soprattutto da parte di chi ha ruolo e competenza per farlo.

Vuoti di memoria - Stefano Pivato

Testo valido per riflettere sull'uso "politico" (e non solo) della memoria storica. Risente parzialmente del clima antiberlusconiano in cui è stato concepito e scritto. Ma sottolinea diversi problemi della corretta trasmissione della memoria largamente condivisibile e attualissimi.

R: Il segreto di Cagliostro - Angela Nanetti

Ho letto il racconto per ragazzi di Angela Nanetti dedicato alla bibliotecaria Manola (alias la bibliotecaria per ragazzi di Pontedera) e mi scuso sia con l'autrice che con Manola per averlo letto solo 10 anni dopo dalla sua pubblicazione.
E' una storia carina, per ragazzi, certo, ma intrigante e con una bell'intreccio.
Ovviamente a me colpisce, per inevitabile deformazione professionale, il ruolo, in tutta la vicenda, delle due biblioteche e soprattutto dei bibliotecari, sia quello centrale della scaltra e determinata bibliotecaria Urbina, sia quello marginale del bibliotecario conservatore e un po' tontolone (anche se "regna da padrone") Rodolfo Tritafumi.
E della biblioteca per ragazzi, da inguaribile ghiottone, mi piace l'idea della sua articolazione a strati, come quelle belle torte tutte colorate e saporitissime che deliziano gli occhi e il palato. Per questo mi permetto di suggerire la lettura del testo a qualche giovane (o anche meno giovane) e creativo architetto che avesse voglia di provare a progettare una biblioteca per ragazzi come quella animata dalla bibliotecaria Urbina (alias Manola). Di più. Spero che quando prima o poi amplieremo la biblioteca per ragazzi di Pontedera l'Amministrazione comunale chieda ad Angela Nanetti il copyright della sua idea di biblioteca ragazzi e cerchi un architetto (ed una ditta che fabbrica arredi per biblioteche) in grado di realizzarla.
E poi sono contento che la storia abbia al centro alcune pagine strappate di un antico codice e il controllo dello schedario anagrafico degli utenti della biblioteca.
Libri, identità anagrafiche e identità doppie (gran parte del racconto gioca anche su quest'ultimo tema) sono infatti gli elementi attorno a cui ruota tutto.
Certo si tratta di un gioco (e di un libro) da ragazzi. Con un inevitabile happy end. Ma quanti misteri e segreti (su di noi e sul mondo) ci svelano i libri per ragazzi!

Right or duty to work - Valerio Martinelli

Occuparsi delle problematiche connesse al lavoro e alle politiche per l'occupazione è un tema che fa tremare le vene e i polsi. Per le cose dette e scritte sopra un argomento infinito. Per gli attori in gioco. Miliardi di persone nel mondo. Per la complessità del gioco che in un mondo globalizzato non può che essere un gioco globale. Per i soggetti attivi che animano e a volte trascinano il gioco (istituzioni, stati, governance europea, ma anche sindacati, masse migranti, ecc.). Il saggio di Martinelli viaggia tra elementi di diritto, etica e politica. Contiene spunti di riflessione, ma resta un saggio breve per un tema strabordante.

Mio papà scrive la guerra - Luigi Garlando

I racconti di Garlando con un forte impegno civile meritano sempre e comunque di essere letti. Sono un modo esplicito di narrare ai bambini e ai ragazzi i dolori, le difficoltà e le tragedie del mondo. Per capirle ed esorcizzarle. Ma, diciamocelo, quella che conosciamo come letteratura per ragazzi ha sempre fatto questo. A volte però il perseguimento del fine inceppa un po' il racconto e la storia. Nel caso del "Mio papà.." sembra di avvertire questo inceppamento. Ma lo sforzo per raccontare temi difficili (come l'assurdità delle guerre e l'ossessione di raccontarle in presa diretta) è largamente meritorio e valido. E merita di correre il rischio dell'efficacia narrativa.

Camilla che odiava la politica - Luigi Garlando

Non è un romanzo facile quello che Garlando ha costruito pensando di comunicare ai ragazzi (12-15) la passione e soprattutto il senso della politica.
L'Autore ci prova con una storia che affonda le sue radici nelle vicende di Tangentopoli e i cui echi lombardi mi sembrano evidenti e chiari (ma forse solo perché sono molto adulto).
Garlando scrive bene e mette in atto tutta una serie di stratagemmi per fare in modo che alla fine la politica si riscatti agli occhi della sua protagonista Camilla e dei lettori che l'A. cerca di conquistare all'idea che la politica non è solo una cosa sporca.
Ma costruire il senso civico e il gusto della politica in un paese di individualisti come il nostro è un'impresa difficile che merita di essere apprezzata anche solo per il fatto di averci provato.
Quanto all'esito narrativo il risultato sembra più discutibile.
Certo un bravo insegnante di seconda o terza media (o magari del biennio delle superiori), che avesse una certa passione per l'educazione civica e per la politica, potrebbe utilizzare il romanzo in classe per un approfondimento sul tema della democrazia e più in generale della passione per la politica.
E da questa punto di vista e con il sostegno di un bravo insegnante, la storia di Garlando, che è piena di dettagli e di battute interessanti, potrebbe rivelarsi utile e davvero stimolante.
Diversamente il diario di "Camilla" richiede un lettore sveglio, motivato, con una famiglia sensibile alle spalle e che abbia voglia i misurarsi con domande insolite, che però, spesso, per fortuna i ragazzi e le ragazze si fanno

Di Maio chi? - Paolo Picone

Si tratta di un piccolo libro di 174 pagine, scritto da un giornalista anche lui nato a Pomigliano d'Arco nel napoletano, che abbozza, con taglio giornalistico, una prima biografia del leader grillino oggi 32enne.

Il testo è agile, anzi agilissimo. Sbriga i primi 26 anni della vita di Luigi in meno di 10 pagine, al cui centro ovviamente sta l'incontro con il movimento grillino. Ne esce un giovane simpatico e ambiziosetto, col bisogno di esserci e di contare, senza idee e cultura ben definite, con nessun libro, testo e personalità di riferimento. A parte Grillo dal 2007 in poi. Ne esce un tipo sveglio, che ha voglia di fare, che impara in fretta e che al momento giusto si trova al posto giusto. Quello delle parlamentarie grilline. Dove, raccogliendo poco più di 150 voti, ottiene un posto di deputato al Parlamento. Li per cinque anni Luigi segue un corso accelerato ed intensivo di politica e grazie ai cambiamenti del clima politico riesce a conquistare il vertice dei 5 Stelle che nel frattempo, grazie ai mutamenti sociali e politici del Paese, sono diventati il primo partito del Paese. Insomma, direbbe Machiavelli, è un ragazzo baciato dalla Fortuna. La biografia si ferma al 2017. Ma se tanto ci dà tanto, prevedo che Luigi sia destinato ad occupare un posto da protagonista nella vita politica del paese almeno per i prossimi anni. E almeno fino a quando tirerà il vento grillino. Speriamo anche che riesca a meritarselo il ruolo che ha forunosamente conquistato e a fare qualcosa di buono per il paese.

Noi, lo giuro: #bf - Yuri Leoncini

La prof Leoncini ha scritto il suo secondo romanzo breve. L'ha riempito di argomenti di scottante attualità. Dal razzismo al bullismo al femminile, dall'uso facilone dei social media alle amicizie tra persobe fragili e diverse; dalle nostre famiglie dove si va tutti troppo di fretta fino al bisogno disperato di essere amati, a cui si accompagna un analfabetismo affettivo che fa spavento. E.. molto di più. Ma non è un saggio. È un romanzo breve. Una storia scritta a più voci, mettendo insieme brani di diario di ragazze e altri lacerti. Disegni inclusi. Però, lo giuro, si divora in poche ore. E' un libro pensato per i giovani lettori. Under 17 o under 18. Ma dove non manca una riflessione anche sugli adulti, sui genitori, sugli insegnanti e sui dirigenti scolastici. Un testo che le bulle uscite in questi giorni dalle foreste di Nottingham rendono terribilmente contemporaneo.

Il bisogno di patria - Walter Barberis

Lettura interessante sull'identità degli italiani e il loro strano bisogno di patria. Molte riflessioni condivisibili. Taglio culturale nè ottimista, nè pessimista. Bella la tirata sulla "verità storica" e quel ricordarci la frase di Croce che gli italiani sono la loro storia. Si, mi ci ritrovo parecchio. Siamo di sicuro uno dei paesi con più varietà e densità storica tra i paesi europei.

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Il mondo alla rovescia / Giangiacomo Nardozzi, Il Mulino, Bologna, 2015, p. 184

Il libro spiega benissimo, ma in maniera molto complicata, come la finanza finalizzata a guadagnare su tutto abbia preso il sopravvento sulla politica e sugli stati. Usando la metafora di Tom e Jerry, Nardozzi illustra come il topo punti alla caccia del formaggio e ne combini di tutti i colori pur di arrivare alla meta. E di come il povero gatto tenti in tutti i modi di ostacolare il topo, senza riuscirci. Il topo ovviamente è la finanza e il gatto la politica e lo Stato. Ma non fatevi ingannare dalla metafora. Dietro ci sono i meccanismi di valorizzazione del capitale e le sue grandi capacità speculative di cui Marx prima e i suoi epigoni poi avevano colto benissimo le dinamiche. Da leggere insieme al libro di Fernand Braudel, La dinamica del capitalismo (Il Mulino, 1981) e Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, 2014.

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