Cercami
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Libri Moderni

Aciman, André - Aciman, André

Cercami

Abstract: Sono passati parecchi anni da quell'estate in Riviera: Elio, in piena confusione adolescenziale, aveva scoperto la forza travolgente del primo amore grazie a Oliver, lo studente americano ospite del padre nella casa di famiglia. Erano stati giorni unici, in grado di segnare le loro vite con la forza di un desiderio incancellabile, nonostante ciascuno abbia poi proseguito per una strada diversa. Questo romanzo di André Aciman si apre con l'incontro casuale su un treno tra un professore di mezza età e una giovane donna: lui è Samuel, il padre di Elio, sta andando a Roma per tenere una conferenza ed è ansioso di cogliere l'occasione per rivedere suo figlio, pianista affermato ma molto inquieto nelle questioni sentimentali; lei è una fotografa, carattere ribelle e refrattaria alle relazioni stabili, e in quell'uomo più maturo scopre la persona che avrebbe voluto conoscere da sempre. Tra i due nasce un'attrazione fortissima, che li porterà a mettere in discussione tutte le loro certezze. Anche per Elio il destino ha in serbo un incontro inaspettato a Parigi, che potrebbe assumere i contorni di un legame importante. Ma nulla può far sbiadire in lui il ricordo di Oliver, che vive a New York una vita apparentemente serena, è sposato e ha due figli adolescenti, eppure... Una parola, solo una parola, potrebbe bastare a riaprire una porta che in fondo non si è mai chiusa.


Titolo e contributi: Cercami / Andrè Aciman , traduzione di Valeria Bastia

Pubblicazione: Milano : Guanda, 2019

Descrizione fisica: 278 p. , 21 cm

Serie: Narratori della Fenice

EAN: 9788823522909

Data:2019

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Inglese (lingua dell'opera originale)

Paese: Italia

Nota:
  • Fa parte di: . Tit. orig.:

Nomi: (Autore) (Traduttore)

Soggetti:

Classi: 813.6 (0) 813.6 NARRATIVA AMERICANA IN LINGUA INGLESE, 2000- [21] Racconti seriali e saghe <genere fiction> Sentimentale e Romance <genere fiction> (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2019
  • Target: adulti, generale

Sono presenti 5 copie, di cui 5 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Cascina 813.6 ACI 0020-29115 In prestito
Pontedera, Giovanni Gronchi 813 ACI cer 0010-78067 In prestito 21/12/2019
Lajatico 813 ACI 0370-3113 In prestito
Peccioli 813.6 ACI 0210-7148 In prestito 27/12/2019
Calcinaia 813.6 ACI CAL 0120-19895 In prestito
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(da un'intervista rilasciata dall'autore a huffingtonpost.it)

Corsi e ricorsi storici. Quando André Aciman decise di iniziare a scrivere quello che poi sarebbe divenuto il suo romanzo più celebre, Call me by your name (Chiamami col tuo nome è il titolo in italiano, pubblicato da Guanda come tutti i suoi libri), ad influenzarlo fu un dipinto di Claude Monet, Le Ville a Bordighera, e un episodio che gli successe durante l’infanzia, in parte raccontato anche nel primo capitolo di un altro suo libro, Variazioni su un tema originale. “Avevo otto anni e il ragazzo che era un mio amico ne aveva sedici”, ci raccontò qualche tempo fa. “Mi ero fissato su di lui, non sapevo nulla del sesso, volevo che lui fosse mio amico, ma alla fine non ci siamo mai parlati. La fissazione era già lì e l’ho sessualizzata quando ho scritto il romanzo”. Quel libro uscì nel 2008, ha avuto un discreto successo alla sua prima uscita, ma nel 2016, quando Luca Guadagnino ha deciso di trarne l’omonimo film divenuto cult nel giro di pochissimo tempo (ha vinto il Premio Oscar per la sceneggiatura di James Ivory), quello stesso libro “ha avuto una seconda vita”, come ci ha detto più volte Aciman (chi scrive, lo conosce molto bene) tornando ad essere un bestseller ovunque. La storia tra il diciassettenne Elio e Oliver – che nel film sono Timothée Chalamet e Armie Hammer - un americano più grande di lui, lo studente del padre che soggiornerà nella loro casa di famiglia durante un’estate, ha appassionato non poche persone e da allora sono stati in molti a chiedere all’autore un sequel che – finalmente – dopo undici anni è arrivato. Si intitola Find Me, Cercami in italiano, uscito in contemporanea in tutto il mondo.

Anche questa volta, Bordighera ha avuto la sua importanza. “Nell’ottobre del 2016 vi ero andato per tenervi una conferenza – spiega all’HuffPost. “Una volta finita, presi un treno per tornare a Bogliasco dove ero ospite per degli studi e ricerche da un po’ di tempo. Ad un certo punto salì una ragazza con un cane. Ovviamente non la conoscevo, ma mentre spostava la sua valigia, mi chiese di tenerle il guinzaglio. Mi ringraziò, ma poi non parlammo affatto. Quando scese dopo due fermate, avvertii un vuoto incomprensibile, sentii che mi aveva lasciato qualcosa nonostante tutto. Fu in quel momento che capii che il ritorno di Elio sarebbe dovuto cominciare da lì”.

Il libro si apre venti anni dopo quelle vicende con Samuel, il papà di Elio, che proprio su un treno, ma da Firenze a Roma, incontra casualmente una giovane donna, Miranda, una fotografa dal carattere ribelle che in quell’uomo maturo scopre la persona che avrebbe sempre voluto conoscere. Elio è oramai adulto, fa il pianista a Milano e un incontro a Parigi potrebbe diventare più importante di quello che sembra, ma il ricordo di Oliver che vive a New York c’è sempre, perché impossibile da dimenticare proprio perché per lui è stata la sua “prima volta”. Quattro capitoli per quattro città (Roma, New York, Parigi e Alessandria) in cui Aciman, oggi professore di letteratura comparata alla City University di New York, torna a parlare a suo modo dell’amore in tutte le sue forme come solo lui sa fare, senza banalità, considerando quello che succede o potrebbe succedere ad ognuno di noi in ogni momento della vita.

Le è mancato Elio?

“Tantissimo. Elio mi è mancato molto. L’ho sentito sempre, anche quando ho finito il romanzo. In questi anni volevo riaprire il discorso su di lui lì dove lo avevo lasciato, volevo tornarci, sentivo la sua voce che me lo diceva, ma quello che avevo in mente e scrivevo non funzionava e rischiava di trasformare tutto in una sorta di Chiamami col tuo nome due punto zero”.

È per questo che si è concentrato sulla figura del padre?

“Sono riuscito solo con lui, non so, forse ci sarà un motivo psicologico. Volevo capire da che tipo di famiglia provenisse Elio, che tipo di persona fosse il padre, volevo scoprirlo un po’”.

“Nella tua condizione, se provi del dolore, coltivalo, e se c’è una fiamma, non spegnerla”, dice Samuel a suo figlio nel libro precedente. “Come vivi la tua vita, affari tuoi, ma ricorda che i nostri cuori e i nostri corpi ci vengono donati una sola volta e prima che uno lo capisca, il cuore stesso si è consumato”. È uno dei dialoghi più amati, lo sa?

“Sì, e mi fa davvero molto piacere. Un inno alla diversità e a provare quello che si prova con chiunque vogliamo- È stato tutto inaspettato, un grande amore da parte del pubblico che fa ancora più effetto, perché arrivato molti anni dopo l’uscita del libro stesso”.

Che tipo di uomo è Samuel?

“È una persona pacata, un uomo rassegnato a una vecchiaia che si sta avvicinando. È un padre divorziato, la sua ex moglie vive anche lei a Milano; è un uomo ragionevole che ha acquistato giudizio nella sua vita, uno di quelli che non ha molte iniziative, tanto è vero che è Miranda, la ragazza del treno, a spingerlo a osare e a fare cose che non avrebbe mai pensato di poter fare alla sua età”.

A lei è mai capitata una cosa del genere?

(Ride, ndr). “Succede sempre che uno veda una persona più giovane, che si pensi a quella persona, ma poi si comprende subito – almeno io faccio così - che non possa succedere un cosa del genere”.

Ha mai trasgredito a questa “regola”?

“Ma no! (ride ancora, ndr). Non mi è mai successo e poi io non sono libero, non sono divorziato” (ride ancora, ndr).

“Un genitore - scrive nel libro - ha sempre paura di essere considerato un’imposizione”. Anche lei pensa di essere noioso con i suoi figli?

“Sicuro lo sono! Se hai un parere e lo condividi, soprattutto con i tuoi figli, in quel momento diventa ai loro occhi un consiglio e quindi una cosa spesso insopportabile. Il segreto è restare pacati e coerenti e creare una situazione armonica. So che non è affatto facile, ma nel mio piccolo, provo a riescirci”.

“La gioventù di oggi è troppo sveglia per quelli come noi”, dice Miranda a Samuel. È d’accordo?

“Certamente. Si pensi a quanto ne sanno rispetto a noi sul sesso. I miei figli mi hanno confessato che guardavano porno sulla rete di nascosto già quando avevano sette anni. A quell’età già sapevano tutto, figuriamoci adesso”

Immaginiamo che uno come lei, che tempo fa ci confessò che è vero che siamo tutti fluidi, non abbia mai avuto problemi a parlare di sesso con loro? È così?

“E perché mai avrei dovuto averne? Vengo da una famiglia in cui parlavamo di tutto con mio padre e mia madre, sesso compreso. Anche io, con i miei figli, sono sempre stato franco a proposito della sessualità. Essere diretti, ma candidi è stata la mia regola, ma – come le dicevo – loro sapevano già tutto, persino cose di cui ignoravo l’esistenza. Loro hanno la loro vita e le loro esperienze. Parliamo di tutto, a volte meno, ma comunque sanno che io ci sono sempre”.

Aciman parla di sesso e soprattutto di amore, ma non pronuncia mai quella parola nei suoi libri: perché?

“È vero, non la uso mai, cerco di evitarla. Forse perché quando la usi, diventa sempre un qualcosa di diverso. Mi piace indagare e scoprire più che usare quella parola, capire perché a volte c’è riluttanza, perché resistiamo alle cose che ci chiamano. Lo trovo più interessante”.

In ogni caso c’è una frase potente che lei usa al riguardo: “Tu mi fai amare chi sono”.

“Ci ho pensato per molti anni prima di metterla nel libro. L’ho ritenuta giusta, perché è vero che se ami davvero qualcuno, quel qualcuno – uomo o donna che sia – ti rende amabile prima di tutto a te stesso. Se accade il contrario, quella persona sarà ai tuoi occhi odiosa, ma varrà comunque la stessa regola, perché così facendo riuscirà a farti amare di nuovo e di più te stesso e poi, magari, perché no, un’altra persona ancora”.

“Al tempo, scrive, non gli importa niente di cosa pensiamo di lui”: ci spieghi meglio.

“Scrivo quello perché penso che il tempo sia una metafora incerta quanto inaffidabile di come consideriamo la vita. Non è il tempo a essere sbagliato per noi e nemmeno noi per il tempo, ma forse è la vita ad essere sbagliata. Anche io penso, come scrivo nel libro, e in questo sarò poco popolare, che contrariamente a quanto dicono tutti, la morte non fa parte della vita, è il grande errore di Dio, qualunque esso sia, e il tramonto e l’alba sono il suo modo di arrossire per la vergogna chiedendoci perdono. La vita e il tempo non sono allineati, ma seguono itinerari del tutto differenti. La chiusura vale sia per la vita dopo la morte sia per chi resta”.

“Riparare i viventi”, come saprà, è un libro di Maylis de Kerangal incentrato proprio su questo tema.

“Penso davvero che saranno i vivi, coloro che restano, a chiudere il libro della mia vita, non di certo io. Sarà chi resta a portare a termine quello che io ho iniziato. Siamo noi a consegnare la nostra ombra a chi verrà dopo di noi, siamo noi a consegnare a chi resta - una posizione quest’ultima non certo facile - ciò che abbiamo imparato, vissuto e conosciuto. Voglio che chi vivrà dopo di me prolunghi la mia vita, non solo che la ricordi”.

L’anno scorso ci confidò che aveva scelto “Youth” come titolo di questo nuovo romanzo, ma l’avevamo subito avvertita che sarebbe stato alquanto improbabile visto che l’aveva già scelto il il premio Oscar Sorrentino per un suo film. Quindi ha scelto questo, “Cercami”: come mai?

“Ho scelto Find me, che in inglese è molto più efficace. L’ho ritenuto perfetto per esprimere quella sensazione che accomuna tutti i miei personaggi di questo nuovo libro. Un invito a venire a trovarmi e a portarmi via che ognuno di loro, ognuno a suo modo, si augura che possa accadere. A cominciare dallo stesso Oliver. Venti anni dopo è cambiato anche lui, ha la sua vita, ma non è troppo felice. Ad una festa, sentendo una musica, si ricorda di Elio che non aveva mai dimenticato, e inizia a parlargli in maniera metafisica”.

Un riapparire che spesso può coincidere con un ritornare. A lei è mai successo?

“Certo. Questo può accadere anche con l’amicizia. Se è vera, non importa la distanza e il tempo: riappare forte, sempre, anche dopo anni”.

Ultima cosa: ci sarà un film anche di questo libro?

“Spero di sì, anche se io al momento non ne so nulla. So solo che tutti i protagonisti del primo e lo stesso Guadagnino, mi hanno hanno ripetuto più volte che se ci sarà, qualunque cosa stiano facendo, faranno di tutto per tornare a Crema (dove è ambientato il libro e quindi il film, ndr). Non vedono l’ora”.

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