Volevo essere una vedova
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Libri Moderni

Moscardelli, Chiara

Volevo essere una vedova

Abstract: Che fine ha fatto Chiara, l'aspirante ma mancata gatta morta? L'abbiamo lasciata a trent'anni, senza uno straccio di fidanzato, e la ritroviamo a quarantacinque, ancora single. Com'è potuto accadere? Com'è arrivata a questa età senza sposarsi, fare figli, adeguarsi alla vita che sua madre e le zie, anche quelle degli altri, prevedevano per lei? Per capirlo Chiara si racconta, ai lettori e all'analista, ripercorrendo gli ultimi dieci anni: il trasferimento a Milano, dove sperava di accasarsi e invece ha trovato sciami di gay, il lavoro in una città che per certi versi le è ostile, i disastri sentimentali e il fatto che tutti, ma proprio tutti, persino il dentista o l'ortopedico, continuino a chiederle perché sia sola. Cosí, pur di non essere sottoposta al solito strazio, all'ennesima visita medica decide di spacciarsi per vedova, guadagnandosi uno status finalmente accolto dalla società. Se è vedova, allora qualcuno se l'era presa, anche se poi è morto!


Titolo e contributi: Volevo essere una vedova / Chiara Moscardelli

Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2019

Descrizione fisica: 210 p. ; 22 cm

Serie: Einaudi. Stile libero big

EAN: 9788806241353

Data:2019

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 Commedia <genere fiction> (0) Racconti seriali e saghe <genere fiction>

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2019
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 2 copie, di cui 2 in prestito.

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Se sei donna, hai 45 anni, non sei sposata o non hai almeno un figlio, è difficile che l’opinione pubblica ti lasci sedere al tuo posto, nel tavolo della società, senza prima averti fatto sentire fuori luogo: come mai non hai figli? Non sei accompagnata? Inizia a essere un po’ tardi… Per evitare la «messa al muro» degli indiscreti, Chiara Moscardelli, protagonista e autrice di Volevo essere una vedova (Einaudi Stile libero) trova un espediente «sociale» per sopravvivere a questo tipo di inquisizioni: sì, niente figli, niente marito, «sono vedova». Eccolo il riscatto sociale, altro che «singletudine». Superata. La vedovanza è un upgrade: magicamente quel ritardo sui tempi — puntuale, però, nella vita di ogni donna — si trasforma in un coro: «Povera, così giovane». Persino l’età cambia prospettiva; ma ora tutti possono sedere al loro posto nel tavolo della società. Il banchetto può proseguire.

Con autoironia e una comicità sferzante e al tempo stesso penetrante — ridendo si incontrano stereotipi, «doveri» e diritti delle donne di oggi — Moscardelli porta avanti una nuova puntata delle sue avventure, iniziate con l’esordio di Volevo essere una gatta morta (Einaudi, 2011). E si afferma ancora, in Italia, come una delle poche autrici di letteratura comica di genere, o chick lit, se la si vuole etichettare nell’unico spazio letterario che la accoglie. Così l’autrice nata a Roma, che lavora a Milano come editor, ripercorre gli ultimi dieci anni della sua vita trascorsi dalla Gatta morta: oggi come allora, nessun uomo all’orizzonte.

Di ormoni, primi (e ultimi) appuntamenti, cerette brasiliane, pavimenti pelvici e disavventure di una donna che si fa strada da sola nella giungla di Milano tratta il romanzo, farcito di autobiografismo e realtà; quella che fotografa anche il disagio di una generazione di donne che ancora si scontra contro vecchi pregiudizi. E si perde nelle aspettative. Tutta colpa della famiglia del Mulino Bianco: «Noi cresciuti a pane, Nutella e olio di palma (...), non avevamo alcun dubbio: prima o poi avremmo trovato il nostro posto nel mondo e, soprattutto, accanto a un amore eterno». Ma quel posto nel mondo è cambiato. La felicità non ha più il sorriso a trentadue denti di una madre effervescente che prepara la colazione per figli, marito, genero, nipote, padre, fratello. E anche se Chiara il suo angolo di mondo lo ha già costruito (gli amici, la casa, il lavoro che ama e una passione che è diventata un secondo lavoro, la scrittura), non se ne rende conto, presa com’è da autocommiserazione e film d’amore a lieto fine: «Solo che mi mancava (...) un pezzo bello grosso: l’amore, il compagno, il fidanzato. Quello che non mi avrebbe fatto sentire sbagliata, sola, single, in una parola: zitella».

Che poi, di fidanzati, nemmeno l’ombra. Escluso un «incontro ravvicinato del terzo tipo» con l’amore dei tempi della scuola (vent’anni dopo), Chiara colleziona rovinosi approcci con gli uomini, tra equivoci imbarazzanti, protesi dentali che si scollano al momento sbagliato e assistenza sociale a uomini divorziati, anaffettivi ed egocentrici. E una cascata di insicurezze: «E se poi sbaglio? E se non gli piaccio? E se si accorge della pancia, della cellulite, degli errori commessi?». E più l’uomo dei sogni non si palesa, più Chiara rimette in discussione sé stessa: «Non è che capitano tutte a lei — la incalza Morti, lo psicologo al quale si consegna in preda allo sconforto — è lei a scegliere l’uomo sbagliato. Ma lo fa solo per ribadire a sé stessa il fatto che è una povera donna sfortunata». Morti la invita a crescere, a lasciarsi andare. A riprendere contatto con la sua femminilità: ed è così che la protagonista si ritrova per la prima volta in un sexy shop, con una valigia di tabù e timidi avvicinamenti a oggetti non meglio identificati.

Goffa e schietta, Moscardelli crea un personaggio tragicomico, singolare voce di leggerezza e simpatia. Senza mai eccedere nel caricaturismo, l’autrice dà spazio anche alle nuvole della protagonista, e di tante altre donne, tutte nate intere eppure alla ricerca di una qualche metà: ci sono quelle che il principe lo hanno trovato, ma hanno perso la loro completezza. Chi i figli li ha avuti «in tempo» e chi sceglie di non averne. Ci sono quelle che si fanno strada nel mondo inciampando, cadendo, senza ceretta o messa in piega: ma c’è posto per tutte a quel banchetto, vedove e non. E per ognuna di loro non c’è un unico «lieto fine», ma tanti: uno diverso dall’altro.

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