Il filo infinito
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Materiale linguistico moderno

Rumiz, Paolo <1947->

Il filo infinito

Titolo e contributi: Il filo infinito : viaggio alle radici d’Europa / Paolo Rumiz

Pubblicazione: Milano : Feltrinelli, 2019. – 174 p. ; 22 cm.

ISBN: 978-88-07-03324-7

Data:2019

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Narratori

Nomi:

Soggetti:

Classi: 914.0456 Descrizioni e viaggi - Descrizioni - Viaggi

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2019

Sono presenti 4 copie, di cui 4 in prestito.

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Fauglia 853.92 RUM FIL 0860-3422 In prestito 12/08/2019
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Nel suo ultimo libro, intitolato "Il filo infinito. Viaggio alle radici dell’Europa" (Feltrinelli), Paolo Rumiz racconta le origini dell’Europa quando i discepoli di Benedetto da Norcia salvarono una cultura millenaria costruendo monasteri, presidi di resistenza alla dissoluzione.

Rumiz, come è nato l’incontro con San Benedetto?
«Per tutta una serie di coincidenze, che qualcuno chiamerà provvidenza, ci ho sbattuto il naso ed è stata una epifania. Nel libro racconto di uomini straordinari che hanno rifondato l’Europa nel suo momento più grave, hanno rimesso in piedi la dignità di un continente dopo la caduta dell’Impero romano. Lo hanno fatto su più piani, lavorando come pazzi e creando un sistema economico».

Dunque, un viaggio nel Vecchio continente.

«Sono stato in una quindicina di monasteri in sette nazioni d’Europa e ho tentato di fare una sintesi, anche se ogni monastero è diversissimo dagli altri. Ciascuno è indipendente dagli altri, hanno come unico elemento comune la Regola scritta 1500 anni fa che è più che mai attuale. È sconvolgente la modernità di questa Regola, forse la prima grande democrazia al mondo, il primo grande momento di liberazione della donna e il primo momento in cui gli uomini liberi mettono mano alla zappa e cominciano a coltivare la terra, non lasciando più la cosa agli schiavi».

Cosa l’ha spinta?

«Ho fatto questo viaggio perché preoccupato per l’Europa, per capire come hanno reagito allora questi uomini quando l’Europa era infinitamente più in crisi di oggi e cosa può essere utile oggi da imitare rispetto a loro. Non possiamo illuderci che sia la soluzione, ma certamente chi entra in un monastero ne esce cambiato: ne assaggia il silenzio, la ritualità, la cultura, i libri, il piacere del lavoro fatto bene, l’uso straordinario della terra. Noi viviamo in un paesaggio benedettino senza saperlo. Mi sono reso conto della forza di queste radici cristiane dell’Europa, lo riconosco da laico».

Chi ha incontrato nei monasteri?
«Tanta gente ha bisogno di fare il pieno di silenzio, di riflessione. Ho incontrato dei capitani d’azienda che andavano a trovare gli spunti per creare nella loro impresa un clima migliore, spesso gli abati sono prodighi di consigli interessanti perché il monastero è un’azienda, un esempio mondiale di efficienza nel segno della preghiera. Non esisterebbe questa efficienza se non vi fossero la preghiera e la convivialità, cose che noi tendiamo a considerare secondarie».

«Il filo infinito. Viaggio alle radici dell’Europa - si legge nelle note del libro - è il viaggio di un laico anticlericale che cerca e riconosce le radici cristiane d’Europa nella regola di Benedetto, santo italiano, anzi appenninico, un uomo che dal mondo pastorale della sua terra trae la forza per rifondare un Occidente che sembra travolto dalle orde barbariche e dalla sua stessa decadenza.

Un esempio che sarebbe utile imitare nell’Europa in bilico del nostro tempo. «Che uomini erano quelli», scrive l’autore. «Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula semplicissima, ora et labora . Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una saldissima rete di fili?».

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