Voragine
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Materiale linguistico moderno

Esposito, Andrea <1980- >

Voragine

Abstract: Ai margini di una città assediata, distrutta, che è ieri ed è domani, è qui ed è altrove, vive qualcuno di nome Giovanni. La sua casa è sulla terra incendiata dal gelo, in una periferia esangue, accasciata sul relitto di un acquedotto romano nei pressi di una ferrovia morta. È la casa in cui Giovanni vive e il padre e il fratello muoiono. È la casa da cui Giovanni viene cacciato e da dove comincia un vagabondaggio tra tunnel, ruderi infestati da cani, carcasse di automobili e uomini spaventati. Uomini dominati da un ferino istinto di sopravvivenza, da un’insensatezza che è costruzione e sfacelo. È destino. Una voce lo segue e lo spinge a testimoniare la fine di un mondo che non smette di finire, perché l’assedio della città c’è sempre stato. La voce atona di un profeta retroattivo, priva di pathos, che registra la violenza senza un sussulto ma rimane ipnotizzata dalla materia; che parla da un buio e da un vuoto, nomina, è interiore e rimbomba nell’ovunque. La voce che accompagna Giovanni fra le macerie mentre uomini ciechi si divorano l’un l’altro, lo scorta fra incubi di bambini in fuga e supermercati saccheggiati, in una regione più scura del sonno, senza fame e senza vita. Voragine è un paesaggio metafisico, un’apocalisse di rottami, l’endoscheletro di un romanzo di formazione. È l’esordio di Andrea Esposito, un narratore che, come un Piranesi distopico, trascina le sue rovine in un futuro anteriore, prossimo e remoto; e, con frasi che risuonano come colpi di martello sulla lamiera, racconta una ferocia che è organismo e linguaggio, componendo la fiaba nera di un passato in macerie, di un millennio in disfacimento, di un presente orfano.


Titolo e contributi: Voragine / Andrea Esposito

Pubblicazione: Milano : Il saggiatore, 2018

Descrizione fisica: 191 p. ; 22 cm

ISBN: 978-88-428-2429-9

Data:2018

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: La cultura

Nomi:

Soggetti:

Classi: 853.92 (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2018

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“Le parole emergevano come biglie di vetro nero sopra le gocce d’acqua pesanti. Le gocce passavano e non scomparivano. Le parole dicevano Bestie e dicevano Durare senza finire. E dicevano Bisogna stare attenti che quando vengono poi non se ne vanno. E dicevano Ora non ci siamo e Non ci siamo ancora e Ci siamo nascosti così bene che non riusciamo più a trovarci.”

È difficile poter recensire un’opera di tale complessità, pregna di tutto ciò che fa dell’uomo un essere abbietto, mostruoso, in una società in disfacimento totale, dove l’essere umano è distruttore di sé stesso, di tutto ciò che ha costruito e che divora, nella più totale follia, lasciando il nulla intorno a sé. I protagonisti di questa storia sono le persone, ma una più di tutte ci porta a conoscere il mondo che ci ritroviamo davanti. Un luogo che non ha collocazione geografica, né tempo definito, un futuro ipotetico e, direi, assolutamente verosimile. Giovanni è un ragazzino che vive nella periferia di questa città senza nome, insieme al padre e al fratello malato. Già da subito si percepisce la ferocia nutrita a suon di parole. Parole asciutte, a volte caotiche, confuse, seguiamo la crescita di Giovanni, della sua vita, la morte del fratello, affetto da una misteriosa malattia, e del lento sopravvento della pazzia del padre, finché un giorno anche lui, come il fratello, muore e Giovanni si ritrova senza nemmeno la sicurezza della sua casa, vagabondo nel mondo, mentre accadimenti inspiegabili si fanno sempre più tangibili. Giovanni è permeato di solitudine, della violenza del padre che sfoga su di lui le immagini ossessive della sua testa. Giovanni è vittima delle circostanze e della vita che scorre lasciandolo indietro, silenzioso, una persona invisibile, ma che in realtà racchiude in sé qualcosa di speciale. Una voce che come un profeta moderno gli rivela ciò che già sta accadendo sotto i suoi occhi. Il declino dell’uomo dello stato di individuo a gretta bestia divoratrice di sé stessa.

Giovanni vaga senza casa, senza meta, cercatore di niente, sopravvive insieme alla voce che lo permea e che gli illustra con profetiche parole l’asettica disperazione dell’umanità. Di come l’essere umano risucchia se stesso nel sopravvivere, come una voragine che inghiotte tutto ciò che si trova sulla sua superficie. In questo libro non si percepisce un minimo di affetto, umanità, empatia, sentimento, nulla di tutto questo è contemplato, e così come la neve fredda e bianca che riveste qualsiasi cosa, anche il cuore dell’uomo non ha spazio per i sentimenti ma diventa di ghiaccio ed è pronto a perpetrare sofferenza, arbitraria giustizia, fame di una vita folle e senza alcuna speranza. Giovanni vaga e scopre, spettatore e protagonista muto del mondo che lo circonda e per il quale non può fare nulla se non assistere impotente, alla ricerca di una nuova alba e una nuova speranza che possa ridonare un qualcosa di oramai sconosciuto alle persone, l’umanità, il trasformare lo stato di bestia e follia in cui è regredita e smettere di mangiare le proprie viscere.

È un libro disturbante, pieno di una crudeltà che miete vittime, ma che non è permeato di violenza fine a se stessa, ma piuttosto di una violenza reale, possibile, veritiera. È la tangibile verità di come l’uomo potrebbe ritrovarsi a reagire in situazioni di estremo bisogno, in situazioni assurde, apocalittiche. E l’uomo si adatta all’ambiente inospitale che lo circonda trasformandosi in essere senza cuore, errante e folle, divoratore di persone per sopravvivere, ma affamato di qualcosa che non conosce più, come i sentimenti e l’empatia. Una scrittura fredda, che non lascia trasparire la sofferenza, nemmeno nella morte e distruzione, che riesce perfettamente a trasmettere la cronaca di tutto ciò che succede come se l’autore stesso avesse vissuto tutto ciò che ci ritroviamo davanti, e la mancanza di qualcosa di fondamentale ti lascia basito e con un vuoto dentro, e così il richiamo al titolo, perché alla fine di questo libro ti ritrovi la voragine su te stesso, ormai consolidata e rimbombante.

“Questo gelo è privo di rancore. Di giorno e di notte non aumenta e non cede. È colmo di se stesso e non vive. Avvolge in una sorda costanza. Ma la sua imperturbabilità è una caduta. Il suo cadere è uno sprofondare. La neve cola paziente come da un taglio invisibile. “

Un libro che è una voragine dell’umanità perduta e agognata. Un autore di estremo talento che con questo esordio corolla la letteratura italiana con una perla di immenso valore, affermandosi come autore forte e talentuoso di cui si sente il bisogno nello scenario italiano. Questa è la storia di Giovanni e di ogni essere umano.

“E le parole non smettono. Anche se si sono avverate non smettono. E raccontano di questi corpi che riprendono il sopravvento. Racconta di corpi che cadono su altri corpi. Racconta di corpi usciti dal niente che trascinano altri corpi. E il cadere dei corpi nel niente del tempo. E i corpi che diventano niente. Racconta di vendette prive di odio. Racconta di unghie e denti bianchi pronti a spezzarsi negli urti e sanguinare. Racconta di una ferocia che è organismo e linguaggio. Corpi che salgono e sgusciano. Li annuncia questo canto indecifrabile che ha il suono di un millennio che si dissolve mentre cade nel tempo e il suono di una stella che tradisce il suono di un’acqua buia e il suono di una distanza che si colma di oblio.”

Informazioni sull'autore: Andrea Esposito è nato e vive a Roma. Nel 2017 con Voragine è stato tra i finalisti del Premio Calvino.

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