Le assaggiatrici
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Materiale linguistico moderno

Postorino, Rosella

Le assaggiatrici

Abstract: La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.


Titolo e contributi: Le assaggiatrici / Rosella Postorino

Pubblicazione: Milano : Feltrinelli, 2018

Descrizione fisica: 287 p. ; 22 cm

Serie: I narratori

EAN: 9788807032691

Data:2018

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Narratori

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2018
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 8 copie, di cui 7 in prestito.

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"Le assaggiatrici" di Rosella Postorino (Feltrinelli) è la storia di Rosa Sauer, chiamata a servire Hitler rischiando la vita ogni giorno, o meglio ad ogni pasto.

Ha perso la mamma durante un bombardamento e ora vive a casa con i suoceri, lontano da Berlino, in attesa che il marito Gregor ritorni dalla guerra. Un giorno le SS bussano a casa, la vita di Rosa non sarà più la stessa. Da quel momento diventerà l’assaggiatrice dell’uomo più potente di Europa.

Insieme a lei altre donne, con le quali condividerà la paura della morte e la mensa. Il contrasto tra il mondo esterno, fatto di paura, fame e morte e… l’apparente mondo di ricchezza e tranquillità che si respira in quelle stanze. Il cibo non è mai solo cibo, specialmente in tempo di guerra.

Il quotidiano appuntamento con la morte per queste giovani donne è diverso da quello dei soldati ma la paura che stringe lo stomaco, provoca la nausea e obbliga ad andare avanti… è la stessa della trincea.

Rosa scoprirà presto che le sue compagne di mensa non sono amiche, anzi. Incontrarle al Villaggio è quasi spiacevole. Quanto è segreta la loro missione? Con il passare del tempo i legami diventano più profondi e progressivamente aumentano anche i segreti da nascondere.

Rosa non interagirà mai con il Führer direttamente, loro sono lì sono per assaggiare e nemmeno le stesse cose. Divise in gruppi, mangiano pietanze differenti. Nell’eventualità di un avvelenamento affronterebbero la morte da sole.

La vita di Rosa prende una piega ulteriore verso lo sconforto quando scopre che Gregor è disperso in Russia. Si può dire addio a qualcuno senza avere la certezza della sua morte?

"Si può smettere di esistere anche da vivi; Gregor forse era vivo, però non esisteva più, non per me. Il Reich seguitava a combattere, proteggeva Wunderwaffen, credeva nei miracoli, io non ci avevo mai creduto. La guerra continuerà finché Goring non riuscirà a infilarsi i pantaloni di Goebbles, diceva Joseph, la guerra sembra dover durare in eterno, ma io avevo deciso di non combattere più, mi ammutinavo, non contro le SS, contro la vita. Smettevo di esistere, seduta sul pulmino che mi portava a Krausendorf, la mensa del Regno".

Rosa ha conosciuto l’intimità coniugale per un anno, ha il sogno nel cassetto di diventare madre ma la scomparsa di Gregor mette la parola fine alle speranze future. Quale futuro si può sognare?

Di Rosa conosciamo tutto, ogni pensiero. Postorino ci “obbliga” ad entrare nella sua testa e in quel contesto così particolare e sconosciuto. In tempo di guerra è tutto lecito? Le riflessioni su vita e morte sono ricorrenti e ci spiazzano per la loro forza.

"Come si fa a dare valore a una cosa che può finire in qualsiasi momento, una cosa così fragile? Si dà valore a ciò che ha forza, e la vita non ne ha; a ciò che è indistruttibile, e la vita non lo è. Tant’è vero che può arrivare qualcuno a chiederti di sacrificarla, la tua vita, per qualcosa che ha più forza. La patria, per esempio..."

La morale corrente viene sospesa, si creano nuovi valori, nuove credenze. Cosa si è disposti a fare per rimanere vivi…ma soprattutto, conoscendo Rosa, ci chiediamo: è davvero vita quella?

Le ragazze guadagnano duecento marchi ma rischiano di morire ogni giorno, eppure la vergogna per quello stipendio così alto è un sentimento diffuso. Seguiamo le loro ritrosie, le storie d’amore clandestine, gli aborti celati. Sussurriamo in quei bagni, respiriamo gli odori dei loro corpi, delle pietanze e l’inevitabile odore della paura.

In questo libro succedono tante cose, ci sono colpi di scena e dolori difficili da sopportare ma diventano tali perché Postorino ci fa calare perfettamente nel personaggio di Rosa. Dolenti o nolenti la vediamo mentre si scruta il corpo cercando i segni del decadimento e della prossima decomposizione. Sentiamo il desiderio sessuale che brucia sulla pelle, condividiamo l’impellente bisogno di una gravidanza, di una rinascita.

Capiamo subito il suo bisogno di accettazione, la voglia di integrarsi, la ricerca del contatto e ci stupiamo quando non riesce a trovarlo. La accompagniamo in un finale commovente (seppur troppo sbrigativo rispetto al resto della storia) e per un attimo, quando chiudiamo il libro, ci sembra di vederla. Rosa è lì vicino a noi, sola, immersa nei propri pensieri con il suo piatto – quasi immacolato – davanti.

"Le assaggiatrici" ha trionfato alla trentaquattresima edizione del Premio letterario Rapallo per la donna scrittrice 2018, imponendosi sugli altri due romanzi finalisti: “La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio (Sellerio Editore, 2018) classificatosi al terzo posto e “Non fa niente” di Margherita Oggero (Einaudi, 2017) che ha ottenuto il secondo posto.

Nel corso della serata finale, svoltasi sabato 4 agosto 2018 sono stati assegnati anche il premio opera prima a Sabrina Nobile con “Per metà fuoco, per metà abbandono” (SEM, 2018), ed il premio speciale della giuria, intitolato ad Anna Maria Ortese, che è stato attribuito a Ilaria Scarioni per il suo romanzo d’esordio “Quello che mi manca per essere intera” (Mondadori, 2017).

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