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Un  calcio in bocca fa miracoli
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Presta, Marco

Un calcio in bocca fa miracoli

Torino : Einaudi, c2011

Abstract: Tutti vogliono lasciare qualcosa dopo la loro morte, chi una tabaccheria avviata, chi un grande romanzo, qualcun altro una una collezione di lattine di birra. L'anziano pizzicagnolo Armando, dopo aver perduto le due cose che più gli stavano a cuore, vuole soltanto lasciare un amore, le cui straordinarie potenzialità è sicuro di intravedere in due ragazzi che ancora non si conoscono: pretesa questa che il suo migliore amico, un vecchiaccio sgradevole e scorretto, che poi è anche il narratore della nostra storia, reputa ridicola e che perciò tenterà di osteggiare in tutti i modi. Dopo aver impiegato oltre settant'anni per convincere gli altri a non contare su di lui, l'intrattabile vecchiaccio si ritroverà coinvolto dalla fastidiosa, insistente, implacabile fiducia nella vita che Armando riesce a infondere nelle persone che lo circondano. Forse, a differenza dell'amore, nell'amicizia si accettano le profonde diversità dell'altro. Fino a subirne preoccupanti influenze...

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Divertentissimo!

Davide Ricci
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"Io ho avuto addirittura due figli: un comò e Anna.
Il comò è il primogenito, lo realizzai nel '65 per un cliente che, non avendo il denaro necessario, me lo lasciò in laboratorio. Mi piaceva, lo presi in casa io. Chiunque veniva a trovarci, gli attribuiva uno stile diverso. [...] Anna nacque due anni dopo. Anche di lei non ho mai capito esattamente in che stile sia. Ora vive a Milano con il marito, sono tutti e due avvocati. La vedo poco, la sento poco, la conosco poco".

"Il lamento della carogna". Così si sarebbe potuto intitolare il romanzo di Marco Presta.

Come un Portnoy versione 2.0 (e senza ambire a quella gigantesca statura, naturalmente), il narratore di "Un calcio in bocca fa miracoli" passa in rassegna il mondo dal basso della sua vecchiaia, e dà i voti.

Dà i voti a tutti: alla moglie che l’ha lasciato e ora si rivolge a lui come farebbe con "un gommista qualunque"; alla portinaia dello stabile in cui vive, che guarda concupiscente sognando tour esotici fra le sue architetture, salvo poi doversi rassegnare a vederla cadere vittima del barista arrembante dai denti rifatti; ai quarantenni abbronzati, il cellulare all’orecchio e la volgarità che trasuda da ogni poro, tamponati al semaforo da innocui vecchietti (a differenza di lui, che non è innocuo ed è un vecchiaccio) cui vorrebbero intentare pubblicamente un processo; soprattutto dà i voti al suo unico, vero amico, scomparso poco tempo fa: Armando.
E per quest’ultimo, la promozione è a pieni voti.

Armando è stato tutto ciò che lui non ha avuto il coraggio di essere, nella vita. Un sorriso riconciliato con il proprio posto nel mondo, un guizzo di comprensione per il prossimo, la capacità empatica di mettersi nei panni degli altri e la coerenza di comportarsi di conseguenza, aiutando e spargendo semi di gentilezza autentica attorno a sé.
La voce dell’Armando, quando questi era vivo, faceva da contraltare al borbottìo ininterrotto del nostro narratore, e nel suo negozio di pizzicagnolo trovavano rifugio in molti.
Il suo lascito per il mondo è una storia d’amore fra due ragazzi che abitano nel quartiere dove lui aveva il negozio. Giacomo e Chiara non si conoscevano, ma grazie ai premurosi uffici di Armando si sono incontrati, e forse dal loro incontro potrà scaturire un amore grande, di quegli amori che valgono una vita.
Nel concorrere al consolidamento dell’amore fra i due ragazzi, il nostro protagonista senza nome dovrà rinunciare a certe sue granitiche certezze, per fare spazio a più miti possibilità.

Il personaggio inventato da Marco Presta – storico conduttore de "Il ruggito del coniglio" – è impregnato di uno humour solo in apparenza cinico e scorretto. Il lungo monologo, punteggiato da osservazioni caustiche su di un mondo che si pretende buono ma in realtà è spietato coi più deboli, trova un ritmo che sicuramente beneficia della tecnica radiofonica affinata nel corso degli anni da Presta.
Il tono è brioso, arguto, ricco di metafore spesso divertenti e i personaggi evocati dal torrenziale eloquio del vecchiaccio protagonista sono ben disegnati, rapidi schizzi che colgono nel segno e fanno sorridere.

Lo stile di Presta è leggero e semplice. Non usa paroloni forbiti, ma neanche volgarità. certo, qualcuna ce n'è nel romanzo, ma non così tante da disturbare o da far sembrare il protagonista uno scaricatore di porto (chissà perché poi gli scaricatori di porto dovrebbero parlare male e non in maniera educata). Ha scelto di narrare il tutto in prima persona facendoci entrare nella testa del suo personaggio che non ci nasconde niente, parlando ai propri lettori come fossero un gruppo di ascoltatori riuniti attorno a lui. Nonostante questo è molto bravo a coinvolgere anche gli altri personaggi, perché dalle descrizioni che il vecchietto ne fa è possibile intuire le loro reazioni e talvolta anche il loro pensiero.

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