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Esche vive
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Genovesi, Fabio

Esche vive

Milano : Oscar Mondadori, 2013

Abstract: Fiorenzo di Muglione, profonda provincia pisana di disoccupazione e fossi stagnanti, è sfortunato fin dal nome: orfano di madre, il padre proprietario di un negozio di pesca e allenatore dell'Unione Ciclistica Muglianese, a tredici anni ha perso una mano a causa di un fuoco d'artificio. Sebbene tutto il resto sia ancora al suo posto e lui sia un bel ragazzo, cantante heavy metal e bravo a scuola, Fiorenzo scopre presto che nella vita "quello che manca conta molto di più di quel che c'è". Tiziana ha trent'anni, lei pure di Muglione, è laureata, ha fatto un master a Berlino, ricevuto offerte di lavoro in tutto il mondo ma ha deciso di tornare al paese, di mettere le proprie competenze al servizio della sua comunità. Ottiene l'incarico di animare il locale Informagiovani, frequentato solo da un gruppetto di anziani, e quando gli amici del master passano a trovarla, il suo avvilimento si trasforma in disperazione. Infine Mirko, il Campioncino, il ragazzino che il babbo di Fiorenzo ha scovato nel profondo Molise e ha adottato perché il suo talento ciclistico lascia sperare grandi cose... Fiorenzo, Tiziana, Mirko: tre vite che s'incrociano in un luogo improbabile e desolato, per dare vita a un corto circuito struggente e divertentissimo, amaro e poetico.

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Bel romanzo. Una bella storia che parla della vita di un paesino e chi vi abita, raccontandone le tante sfaccettature. I personaggi son ben delineati, tanto che pare di vederli, e mi è piaciuta la tecnica di raccontare i diversi punti di vista con stili differenti. Da leggere.

Davide Ricci
232 posts

Mugnone, piccolo paesino dell’entroterra toscano, non è in grado di offrire grandi prospettive ai propri abitanti, ma fa da sfondo alle vicende di Fiorenzo, Mirko e Tiziana. Tre perfetti sconosciuti, con paure e desideri molto simili, le cui vite si intrecciano in un susseguirsi di eventi che daranno loro la forza necessaria di superare quegli ostacoli che dapprima apparivano insormontabili.

"Esche vive" è uno di quei libri che, tramite l’intreccio delle vite di perfetti sconosciuti, insegna al lettore che per quanto i problemi siano grandi e per quanto possiamo sentirci soli, sono tante le persone che possono comprendere i nostri sentimenti.

All’inizio della storia facciamo subito la conoscenza di Fiorenzo, un ragazzo che all’età di 14 anni si è ritrovato con una mano in meno e tanti problemi in più. Adesso ha 19 anni ed è riuscito a trovare un nuovo equilibrio, nonostante le dure critiche che deve sopportare ogni giorno e soprattutto nonostante la perdita di sua madre. Poco dopo fa capolino una nuova voce narrante, quella di Tiziana, una ragazza tornata al paese d’origine dopo aver svolto un prestigioso master all’estero.

Quella di tornare a casa e mettere al servizio di Mugnone le nuove conoscenze acquisite si rivela ben presto una pessima decisione per lei che comincia a sentirsi a un punto di stallo della propria vita. Infine facciamo la conoscenza di Mirko, piccolo campione e futura promessa del ciclismo, scoperto e allenato dal padre di Fiorenzo che chiede ai genitori del ragazzo di poterlo portare a vivere con sé nel proprio paese, in modo da seguirlo meglio negli allenamenti. Tutti i giovani del paese odiano Mirko, soprattutto Fiorenzo che, a causa dell’incidente della mano, ha dovuto abbandonare il ciclismo, evento che lo ha irrimediabilmente allontanato dal padre.

La cristallizzazione di un immaginario radicato e solido, quello della provincia, che non vuole uscire dalla propria realtà -anche giustamente-ma che paga la colpa di non saper trasmettere la forza ai suoi figli, bloccandoli nel vuoto pneumatico di una quotidianità da decifrare.

Fabio Genovesi non si sposta dalla sua Toscana, fotografandola con tutta la realtà possibile, lontano dalle cartoline e vicino alle rughe della gente, sottolineando marcatmente il male dell'immobilismo, per far emergere più vividamente il bene della semplicità. Genovesi non fa giri di parole, il suo scrivere è chiaro, fluente, leggero ma mai superficiale ed anzi quasi dogmatico -nella veste migliore del termine- nella sua caratterizzazione dei personaggi.

Se Mirko Colonna, il bambino prodigio della bicicletta e non solo, è una figura che non dimenticheremo facilmente - ogni sua frase è un inno alla ragione primordiale come paradigma, la sua volontà di arrivare primo senza vincere è l'esempio massimo - risultando il centro di questo romanzo di formazione dolce amaro (e genuinamente ironico, non quindi sporcato dall'ironia dalle intenzioni sagaci e dalla natura fasulla che caratterizza il pensiero di certo culturame); Tiziana è la sconfitta di una generazione (sconfitta subita disarmati, inerti) ma non per il suo ritorno al paesello immaginario (Maglione, nella piana pisana) dopo gli studi e l'alloggio berlinese, e neanche per la fuga finale, ma per il malessere che accompagna ogni sua azione: il germe che affligge un tempo, questo, che ha perso il coraggio di esistere.

E poi c'è Fiorenzo, il ponte tra il trauma - doppio nel suo caso - e la riscossa, la dissoluzione in riva ai fossi pieni d'acqua stagnante e la redenzione – fasulla? parziale? non realmente desiderata? – metallica sui palchi di tutto il mondo, dove il protagonista è lui e non la mano che non ha, e la mediocrità è lasciata a chi non ha orecchie per sentire. Nella sua storia con Tiziana – e ancora di più nel rapporto con il piccolo Mirko – vediamo l'emergere del seme che lo farà uomo e guerriero per vocazione, senza paura, come dev'essere.

C'è tutta l'Italia in questo romanzo, dal razzismo immaginario all'ossessione senile – i mostri che nuotano nei fossi – e Genovesi riesce a ritrarla con pochi gesti, imbastendo un mondo dentro un bicchiere di Gatto Silvestro.

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