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Inferno
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Brown, Dan

Inferno

Milano : Mondadori, 2013

Abstract: Il profilo di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di "infernale" ha molto. Il ritmo e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi. Non è sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. È normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare. Ma ora è tutto diverso, non c'è niente di normale. È un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d'ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose, il professore deve scappare. Aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole, ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all'uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra.

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Filippo Mori
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Inferno... si è soliti definire con questo termine qualsiasi esperienza che travalichi i limiti del sopportabile per sconfinare nella sfera del doloroso, del triste, dell'umanamente insostenibile... "La mia vita è un inferno!!"... è una frase che non lascia spazio a dubbi o fraintendimenti... non ci sono margini o lembi di positività in questo termine, non si scappa.
Ecco, questa introduzione dal tono vagamente accademico, mi è servita per arrivare direttamente e senza tanti fronzoli al nocciolo della questione... Inferno... nomen omen.
Un libro che, dopo il già deludente "Il simbolo perduto", sancisce a mio avviso il definitivo esaurimento della vena creativa dello stramultimiliardario scrittore statunitinense che, come recita il cliché del pugile arricchito, ha oramai perso qualsiasi stimolo per la lotta e vive della luce riflessa che le prime buone (ma oramai lontane) opere ancora proiettano.
Già nel 'Simbolo' si era percepita questa immobilità sulle gambe, questo non riuscire a mettere sul ring letterario quelle doti di brillantezza ed inventiva che nei primi libri gli erano valsi la conquista del cuore di miliardi di lettori. Ma perlomeno quel libro aveva un suo ritmo, una trama avvincente che ti invitava comunque a leggere il capitolo successivo, salvo naufragare definitivamente in un finale assurdo e poco memorabile, un panegirico delle superiori doti della massoneria e della civiltà made in Usa che ti lasciava interdetto, soprattutto dopo la vagonata di pagine che lo precedevano. Ma bene o male i 7/8 del libro assolvevano comunque a quello che da un libro di Dan Brown ci si aspetta... azione, trama, una manciata di nozioni e di indovinelli cervellotici, qualche spolverata qua e là di un sano progressismo in salsa a stelle e strisce.
Insomma, gli si poteva perdonare l'inciampo finale, a prezzo di un recupero a posteriori che sarebbe dovuto arrivare dal libro successivo.
Sarebbe, ma che decisamente non è arrivato... perché il libro si riassume in una parola sola... Inferno. E non aggiungo altro, che altrimenti dovrei dilungarmi sulla mancanza di verve, sulla banalità e pochezza dei quizzettini che costellano il libro, sulla inconsistenza degli escamotage con cui l'oramai letterariamente imbolsito Langdon riesce a sfuggire a schiere di SWAT, NOCS, Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri e financo Guardie Giurate che lo rincorrono per tutto il libro, per arrivare sino all'epilogo finale, che rimarrà a imperitura memoria come uno dei più sbiaditi, deludenti, impalpabili, inconcludenti che mai la narrativa mondiale abbia escogitato... e questo è tutto.
Inferno... appunto... nomina sunt consequentia rerum...

PS: non lasciatevi fuorviare dall'ambientazione italiana... lo so, noi abbiamo una innata accondiscendenza verso tutto quello che arriva d'oltreconfine e parla di noi... è il frutto di secoli di dominio e non possiamo farci nulla... siamo esterofili e tanto basta.
Ma una cosa è ambientare un romanzo in un paese, un'altra è infarcire una vicenda narrativa di lunghi ed insopportabili brani estratti da guide del Touring...

No comment!

#YOUBOOK
In quest'ultimo libro, con protagonista il famosissimo Prof. Langdon, Dan Brown si distacca dal classici temi mistico-religiosi dei prequel. Questa volta le sorti dell'umanità verranno decise da un gruppo di scienziati visionari: i transumanisti.
Un Prof. Langdon senza memoria, spossato, perduto in una Firenze enigmatica, a contatto con mercenari spietati ed enigmi trecenteschi, è il mix perfetto per quest'opera godibilissima. Lettura consigliata.

Sicuramente, tra i tre libri della trilogia è il più avvincente.

(Tra i film: il primo è molto più bello del libro; il secondo, una pallida fotocopia del primo, più verboso ma con più azione, vedibile; il terzo film? Non l'ho visto, immagino sia bello).

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