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Un castello di inganni
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George, Elizabeth

Un castello di inganni

Milano : Longanesi, 2012

Abstract: "Alla fine, tutto sembra ricondursi al denaro", riflette lapidario Thomas Lynley di fronte all'indagine che lo ha portato in Cumbria, un incarico strettamente confidenziale affidatogli da Sir David Hillier. A chiamare in causa Scotland Yard è Bernard Fairclough, baronetto di recente nomina e ricco industriale, convinto che la morte per annegamento di suo nipote Ian, archiviata dal coroner come accidentale, sia stata in realtà un omicidio. Affiancato da Deborah e Simon St. James, che lo seguono in incognito, Lynley si ritrova a frugare tra gli scheletri nell'armadio di molte "rispettabili" persone, costretto a mettere in discussione persino gli affetti più cari. E le sorprese non mancano negli armadi di casa Fairclough, o piuttosto nelle complicate relazioni che ruotano attorno alle ricche casse della famiglia: una figlia finta invalida che conduce un'esistenza parassita a spese del padre; un figliol prodigo uscito dal tunnel della dipendenza da alcol e stupefacenti che si affanna per rientrare nelle grazie del genitore, un ragazzino affetto da turbe psichiche, qualche ex moglie inviperita e non pochi amanti inopportuni... Un ginepraio su cui si è concentrata l'attenzione del giovane reporter di un famigerato quotidiano scandalistico, impegnato a indagare sulla vita del rampollo di casa Fairclough... L'ostinazione di Lynley e dei suoi ufficiosi assistenti porterà inevitabilmente a dipanare quel groviglio, facendo crollare un castello di spaventose bugie e atroci perversioni.

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Davide Ricci
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“Mio nipote, Ian Cresswell, figlio della mia povera sorella, è annegato dieci giorni fa, all’estremità meridionale del lago Windermere, verso le sette di sera. Il suo corpo è stato rinvenuto solo il pomeriggio seguente”.

Nel sedicesimo episodio della serie dedicata a Thomas Lynley, Ispettore Investigativo di New Scotland Yard, il teatro di un autentico castello di inganni è il Cumberland, contea storica del Regno Unito nel nord – ovest dell’Inghilterra. Ian, appena separatosi dalla moglie Niamh, due figli piccoli Tim e Gracie, viveva a Bryan Beck in Cumbria “in una fattoria sperduta alla periferia di un villaggio sperduto” vicino Ireleth Hall, antica residenza elisabettiana dello zio Lord Bernard Fairclough. Ian, in un tardo pomeriggio di pioggia autunnale, dopo aver litigato con il suo inquilino/amante, il giovane iraniano Kaveh Mehran, e dopo essere sceso dal sandolino sul quale si teneva in allenamento remando, era caduto in acqua battendo la testa contro il molo.

“È caduto perché due pietre del molo erano instabili e si sono staccate”.

Fairclough, baronetto di fresca nomina per meriti industriali teme che “qualcuno abbia smosso di proposito quelle pietre”. Potrebbe essere stato suo figlio Nicholas il quale ha avuto “una giovinezza problematica” alle prese con droghe di tutti i generi. Ora Nicholas, completamente disintossicato, conduce una vita serena insieme alla moglie argentina Alarea, però considerato che Ian, cresciuto nella dimora dei Fairclough “assumendo il ruolo di un fratello maggiore perfetto”, era l’amministratore finanziario delle Industrie Fairclough nonché dei considerevoli beni personali dello zio, il cugino Nicholas avrebbe potuto trarre beneficio dalla morte di Ian. Proprio per questo motivo il vice commissario David Hillier affida a Lynley il compito di indagare “con la discrezione più assoluta” in terra di Cumbria. Thomas, il quale ancora non si è ripreso dall’insensato assassinio della moglie Helen avvenuto solo nove mesi prima, si fa accompagnare in trasferta dai fidati amici Deborah e Simon Sain James in incognito. Non è un momento facile per Tommy, alias Lord Asherton, baronetto laureato ad Oxford che ha appena iniziato una relazione con Isabelle Ardery, sovrintendente investigativo pro tempore e suo diretto superiore. Il solerte e malinconico Lynley, immerso nel groviglio di intrighi, bugie, segreti di famiglia e agghiaccianti depravazioni che circondano i membri del clan Fairclough, comprenderà appieno che “il suo lavoro era raccogliere le prove della colpevolezza di qualcuno, non della sua innocenza”.

Sempre in vetta alle classifiche del New York Times e con un milione e mezzo di copie vendute in Italia, Elizabeth George con Un castello di inganni (Longanesi, 2012; titolo originale: Believing the lie) ancora una volta appassiona tutti gli amanti delle detective stories all’inglese. Pochi scrittori come la George sanno evocare l’atmosfera tipicamente britannica e l’atteggiamento mentale riservato e distaccato del popolo inglese. “L’Inghilterra ha su di me un influsso artistico”. La Regina del mistery, vincitrice di molti premi letterari tra i quali l’Agatha Award per il migliore romanzo d’esordio nel 1988 con E liberaci dal padre, è nata a Warren nell’Ohio (USA) e attualmente risiede nello Stato di Washington. In tutti i suoi anni alla Met Thomas “di perversità ne aveva viste parecchie” e anche nel romantico Lake Discrict, dove la scrittrice e illustratrice di libri per l’infanzia Beatrix Potter fa scorrazzare felice Peter Rabbit, “c’è altro fio del peccato da pagare in arrivo, e sarà grosso”. Può contarci Lord Asherton.

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