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Il resto  di  niente
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Striano, Enzo

Il resto di niente

Milano : Oscar Mondadori, 2005

Abstract: Portoghese di origine ma napoletana d'adozione, Eleonora de Fonseca Pimentel fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Amica di intellettuali e rivoluzionari, da Vincenzo Cuoco a Guglielmo Pepe, ebbe un ruolo di primo piano negli sfortunati moti partenopei del 1799. Il resto di niente indaga con straordinaria forza evocativa e con rigore da storico la sua parabola di donna e di rivoluzionaria: l'impegno politico, ma anche il matrimonio infelice, la scomparsa prematura dell'unico figlio, gli amori di gioventù e quelli della maturità, la fede, l'amicizia, le passioni, fino alla tragica fine. A far da sfondo all'incredibile avventura intellettuale di Eleonora c'è un'intera città, la Napoli di fine Settecento.

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Davide Ricci
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Lo scrittore Enzo Striano vuole dare rilievo, con il libro Il resto di niente, a una figura storica, Eleonora de Fonseca Pimentel, non sempre esaminata con la dovuta attenzione.

Passata, forse, troppo spesso in sordina: un destino che, curiosamente, la accomuna all’autore del romanzo, semisconosciuto fino alla pubblicazione del suo capolavoro indiscusso, Il resto di niente, un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1987.

Figura, quella della spagnola Eleonora de Fonseca Pimentel – napoletana d’adozione, poetessa e intellettuale, prima donna al mondo a dirigere un giornale politico, il Monitore Napoletano della neonata Repubblica napoletana del 1799 – che può considerarsi un grande esempio di forza ed eroismo femminile, vittima e martire di quella società napoletana di fine Settecento, retrograda e conservatrice, ostile al cambiamento, al progresso, agli ideali di libertà e democrazia, che proprio in quei decenni stavano cominciando a farsi strada nel resto dell’Europa, sulla scia della Rivoluzione Francese.

Attraverso gli occhi di una donna forte e fragile insieme, che quasi si fa trascinare dal turbinio degli eventi che segnano un momento storico così importante, possiamo osservare una Napoli antica, vecchia, ma familiare, incantevole, con impressionistiche descrizioni paesaggistiche, piene di colori, immagini vivaci e al contempo pittoresche, talvolta volutamente idealizzate, altre volte amaramente realistiche – aiuta qui uno stile descrittivo che procede per accumulazione.

Al tempo stesso, tuttavia, ci troviamo di fronte ad una Napoli chiusa nelle proprie tradizioni, nella propria miseria, nella sporcizia, nell’ignoranza e nell’arretratezza, una Napoli che non vuole la Repubblica, non vuole la libertà, perché questo significherebbe rinunciare alla protezione del re, a cui essa preferisce sottostare pur di continuare a vivere la vita così come viene, alla giornata, lavorando a nero e rubacchiando.

Perché la libertà è scomoda, è cara e difficile da gestire. Perché, per citare una delle frasi ricorrenti nel libro Il resto di niente, che identifica appieno il popolo napoletano dell’epoca – ma che forse può ancora considerarsi attuale – «accossì adda i’. Come dicono i lazzari: così deve andare. Tu non ce puo’ fa’ niente. Il resto di niente.»

Ciò che rende ancor più notevole questo romanzo storico è sicuramente lo stile di scrittura: vivace, rapido, multiforme e multilinguistico, corredato di frasi in napoletano, francese, spagnolo, italiano, che contribuisce a dare un quadro completo di quella realtà composita e complessa che è la Napoli che viene coinvolta – direttamente e indirettamente – in movimenti ed eventi storici che vogliono cambiare il mondo.

Da un lato, quindi, troviamo il popolo misero e ignorante, che rappresenta la maggioranza, incurante di ciò che succede al di fuori del regno, che si culla nella sua oasi povera ma felice, che trova rifugio in lavoretti modesti e senso di sicurezza in un mondo che percepisce come immutabile; dall’altro lato vi sono i nobili e i borghesi intellettuali, una piccola minoranza animata dagli ideali del progresso sociale e civile, che vuole la rivoluzione come strumento di conquista di quelle libertà e di quei diritti umani che erano stati osannati nel corso della Rivoluzione Francese.

Il resto di niente è libro illuminante per chi vuole conoscere Napoli e la sua storia e soprattutto per chi vuole comprenderla, capire le radici profonde dei suoi insormontabili problemi sociali.

Da questo libro di Enzo Striano, ambientato nel periodo della rivoluzione napoletana del 1799, è stato tratto un omonimo film nel 2004 diretto dalla regista Antonietta De Lillo.

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