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Sogni di sogni
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Tabucchi, Antonio

Sogni di sogni

Palermo : Sellerio, 1999

Abstract: I sogni di Dedalo, Ovidio, Apuleio, Cecco Angiolieri, Villon, Rabelais, Caravaggio, Goya, Coleridge, Leopardi, Collodi, Stevenson, Rimbaud, Cechov, Debussy, Toulouse-Lautrec, Pessoa, Majakovskij, Garzia Lorca, Freud. Un libro che è un azzardo, una supposizione e un'ipotesi, e insieme un fervido omaggio a venti artisti amati da uno scrittore di oggi.

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Davide Ricci
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"Sogni di Sogni" rappresenta il Tabucchi che non ti aspetti.

Si tratta di un piccolo libro (meno di 100 pagine), composto di altrettanto brevi racconti che hanno per protagonisti famosi artisti: da Dedalo ad Ovidio passando per Apuleio, Cecco Angiolieri, Villon, Rabelais, Caravaggio, Goya, Samuel Taylor Coleridge, Leopardi, Collodi, e ancora Stevenson, Rimbaud, Cechov, Debussy, Toulouse-Lautrec, Pessoa, Majakovskij, Garcia Lorca e Freud.
E tutti questi artisti sono personaggi che Tabucchi ha sempre ammirato e rispettato.
Una sorta di piccolo omaggio da un grande scrittore ad altre importanti personalità di varie epoche.
Attraverso una serie di sogni/racconti.

Il filo comune di ciascun racconto è l’inizio delle storie, scritto nel medesimo stile (viene fornita una data presunta di inizio del sogno, si presenta l’artista di turno e si afferma che "fece un sogno").
Altro elemento ripetitivo è dato dal fatto che il sogno raccontato per ciascuno contiene elementi che richiamano un’opera dell’artista stesso (ad esempio La ballata del vecchio marinaio per Coleridge o Pinocchio per Collodi).

Insomma, una piccola opera che di sicuro non è tra le indimenticabili di Tabucchi.
Ma che può essere un pretesto per passare qualche ora in compagnia di grandi autori.
E, perché no?
Magari vi torna la voglia di rileggere grandi capolavori del passato.

Vi auguriamo una buona lettura, così:

"Una notte di migliaia di anni fa, in un tempo che non è possibile calcolare con esattezza, Dedalo, architetto e aviatore, fece un sogno.
Sognò che si trovava nelle viscere di un palazzo immenso, e stava percorrendo un corridoio. Il corridoio sbucava in un altro corridoio e Dedalo, stanco e confuso, lo percorreva appoggiandosi alle pareti. Quando ebbe percorso il corridoio sbucò in una piccola sala ottagonale, da cui si dipartivano otto corridoi. Dedalo cominciò a sentire un grande affanno, e un desiderio di aria pura. Infilò un corridoio, ma esso finiva contro una parete. Ne infilò un altro, ma anch’esso finiva contro una parete. Per sette volte Dedalo tentò finché, all’ottavo tentativo, infilò un corridoio lunghissimo che dopo una serie di curve e di angoli sbucò in un altro corridoio.
Dedalo allora si sedette su uno scalino di marmo e si mise a riflettere. Sulle pareti del corridoio c’erano torce accese che illuminavano affreschi azzurri di uccelli e di fiori.
Solo io posso sapere come uscire di qui, si disse Dedalo, e non lo ricordo. Si tolse i sandali e cominciò a camminare scalzo sul pavimento di marmo verde. Per consolarsi si mise a cantare una nenia antica che aveva imparato da una vecchia serva che lo aveva cullato nell’infanzia. Le arcate del lungo corridoio gli restituivano la sua voce ripetuta dieci volte.
Solo io posso sapere come uscire di qui, si disse Dedalo, e non lo ricordo".

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