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Registro di classe
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Onofri, Sandro

Registro di classe

Torino ; [Torino] : Einaudi, [2000]

Abstract: Registro di classe è prima di tutto il diario di un anno di vita. E' un breviario rivolto agli studenti, ai genitori, alla società civile, ma che lo scrittore destina soprattutto a se stesso. In questo libro Onofri mette in gioco la sua vita intera e in particolare quell'adolescenza che lo ha visto così simile agli studenti proletari con cui condivide una sorta di cromosoma interiore. E la ricerca di un modo per comunicare con quei ragazzi, con la loro timidezza e afasia, sfrontataggine e indolenza, è anche una ricerca nelle radici della propria educazione che lo ha portato da ragazzo ad amare un'idea della vita così diversa da quella condivisa con i suoi compagni di allora.

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Davide Ricci
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Sandro Onofri, scrittore scomparso prematuramente nel 1999, parla da professore dei suoi alunni, delle loro vite, delle delusioni e di piccole luci che rischiarano il futuro.
Sandro Onofri era professore in due classi di liceo nella periferia romana. Tiene un diario, scrive soprattutto per se stesso, ma, avendo passione civile e onestà intellettuale, è come se parlasse a tutti, ai genitori di quei ragazzi che segue, alle istituzioni scolastiche, vetuste e assolutamente impermeabili a ogni critica.

Nelle note al testo scopriamo che la moglie trova cento pagine nel computer che il marito non aveva avuto il tempo di editare e la matassa narrativa, per rispetto, non ha correzioni editoriali.
L’italiano di Onofri è pungente e chiarissimo, basta citare la frase dopo l’incipit:

"25 settembre. Su settanta alunni, tutti intorno ai sedici anni, uno solo aveva letto Pinocchio... la lettura della favola prima di andare a letto è abitudine persa, i ragazzi vedono i genitori solo la sera, si va a dormire tutti insieme. I libri non esistono più, o quasi. Compreso Pinocchio."

Onofri è scoraggiato, ma non molla, è di quei professori che aspettano che tu, alunno, faccia una prima mossa, esca dal torpore.
Tre suicidi di ragazze in due anni danno la dimensione tragica, non tenendo conto dei motivi personali e familiari, di quanto la scuola sia impotente.
Anzi diviene il monumento dell’impotenza e dell’inazione, i primi a nascondersi sembrano essere proprio i professori.

C’è una pagina che vi fa sentire la voce di Sandro Onofri:

«Questi ragazzi sono silenziosi, muti e immobili, come sempre. I miei compagni di classe erano capaci di rivoltare l’aula con partite a pallone giocate con una palla fatta di carta, ma anche di ascoltare per un’ora la professoressa di italiano. I miei alunni, invece sono indifferenti, apatici, indolenti, non hanno interesse in niente e sono in una sorta di quasi paralisi.»

Era il 1998: è cambiato qualcosa o no?
Da leggere, assolutamente.

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