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La condanna
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Holt, Anne

La condanna

Torino : Einaudi, 2018

Abstract: Dina ha solo tre anni quando viene investita da una macchina. Poco dopo, sua madre muore in maniera sospetta e il padre di Dina, Jonas, viene condannato per il suo omicidio. Quindici anni dopo, nel 2016, il detective Henrik Holme deve occuparsi di quello che è ormai un cold case. Sembra un fascicolo come tanti tra quelli finiti nel tempo sulla sua scrivania, ma fin da subito qualcosa non quadra, nell'arresto e nel processo di Jonas. Così, Holme prova a convincere la donna che gli ha insegnato il mestiere, Hanne Wilhelmsen, che Jonas potrebbe essere stato vittima di un errore giudiziario. Insieme, i due investigatori non ci metteranno molto a scoprire che le cose sono molto più complesse di quanto non appaiano a prima vista e che quello di Jonas è legato a un recente, supposto caso di suicidio. Si è davvero trattato di un errore giudiziario? Un innocente è stato davvero condannato? È quanto Hanne e Henrik devono scoprire.

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Davide Ricci
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Einaudi pubblica "La condanna" di Anne Holt, un romanzo che, oltre a confermare la statura dell’autrice norvegese, è un importante punto di snodo nella sua bibliografia in quanto utilizza un personaggio che è presente anche in un’altra sua serie.

"La condanna" è uscito in lingua originale nel 2016 con il titolo "I støv og aske", è stato quindi pubblicato in lingua inglese come "In dust and ashes" e ora sbarca nelle nostre librerie nella collana Stile Libero Big della casa editrice fondata a Torino.

"La condanna" è il decimo romanzo all’interno della serie che Anne Holt ha dedicato ad Hanne Wilhelmsen, ma in questo volume prende sempre più importanza la figura del detective Henrik Holme, che abbiamo già incontrato recentemente ne "Il presagio", appartenente al ciclo di Johanne Vik e Yngvar Stubø.

In quel caso, nel 2011, Holme era un giovane poliziotto neodiplomato, ne "La condanna" lo ritroviamo, cinque anni dopo, più esperto e in grado di collegare indizi e convincere la stessa Hanne Wilhelmsen, che gli ha insegnato il mestiere, a ripensare a un caso che si riteneva risolto.

Un veloce sguardo alla trama:

Nel 2001 Dina, una bambina di appena tre anni, muore in un tragico incidente d’auto. Non passa molto tempo e anche sua madre muore in circostanze poco chiare e Jonas, il padre di Dina, diventa il sospettato principale e poco dopo finisce in carcere con una condanna per omicidio.

Facciamo un balzo avanti di ben quindici anni e, nel 2016, troviamo Henrik Holme alle prese con il fascicolo Jonas e al primo impatto il detective avverte subito che c’è qualcosa che non quadra in tutta la faccenda. Dopo un esame approfondito del fascicolo d’indagine Holme è sicuro che siano stati compiuti errori, più o meno volontari, e riesce a convincere Hanne Wilhelmsen a tornare a indagare in quanto Jonas potrebbe essere vittima di un errore giudiziario.

I due scopriranno ben presto che le cose sono ben più complicate di quanto poteva sembrare a un primo esame e che quel che è accaduto a Jonas sembra essere collegato ad altri due eventi del recente passato: il suicidio di un blogger molto eccentrico e il sequestro del nipote di un milionario.

Jonas è stato davvero vittima di un "semplice" errore giudiziario o c’è qualcosa di più losco in ballo?

La regina contemporanea del thriller nordico ritorna sul suo archetipo privilegiato, la famiglia, con una storia di disfacimento plurimo. Tre esistenze lacerate, usate e manipolate da una forza che non intende risolvere il dilemma sulla sua natura: tragico caso o piano criminale? Con il pathos di sempre e il suo linguaggio incalzante, l’autrice dà forma e vita a una storia gelida dentro cui gli abituali spigoli caratteriali della sua eroina, sempre intransigente verso se stessa ed esigente verso gli altri, si combinano perfettamente. Gioca con le nostre paure, le nostre fobie più comuni senza farne romanzo psicologico (né tantomeno sociale), la preghiera incessante che quello che si sta leggendo resti pagina di libro.

Non è così ovviamente. Non ci apparteniamo, anzi le nostre vite sono molto appetite da interessi che non comprenderemmo neanche se ce li spiegassero dieci volte. Ecco perché le pagine di Anne Holt, più che parlarci, ci prendono a schiaffi.

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