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La meraviglia degli anni imperfetti
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Sanchez, Clara

La meraviglia degli anni imperfetti

Milano : Garzanti, 2016

Abstract: Nei sobborghi residenziali di Madrid in cui è cresciuto, Fran passa le giornate con l'amico Eduardo e sua sorella Tania, di cui è perdutamente innamorato. I due ragazzi non potrebbero essere più diversi da lui. Figli di una famiglia benestante, frequentano scuole private e hanno persino il cane che lui ha sempre desiderato. Eppure Fran sente che dietro quell'apparenza dorata si nasconde qualcosa. E quando Tania a diciott'anni sposa all'improvviso un uomo dal passato oscuro, i dubbi si trasformano in certezze. Eduardo comincia a lavorare per il cognato. Da quel momento non è più lo stesso, e quando sparisce nel nulla, Fran ha bisogno di sapere come stanno veramente le cose. Segue l'unico indizio che Edu gli ha lasciato. Anche lui imbocca la strada della vita adulta, ma trovare le tracce dell'amico perduto è sempre più difficile...

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Davide Ricci
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Fran è cresciuto nella solitudine degli anni imperfetti, con un padre perennemente assente e una madre alla costante ricerca di frivolezze, apparenze e affetti con cui riempire la sua esistenza di donna di casa, circostanza che si è tramutata in totale disinteresse per quel figlio così introspettivo, romantico, fuori dal comune, abbandonato a sé stesso. E se da un lato il ragazzo cresceva osservando e scrutando la figura materna nel susseguirsi della prima di molte dipendenze, quella sportiva con il fedele Mr. Gambe, dall’altro coltivava un unico rapporto di amicizia, quello con Edoardo, discendente della famiglia di veterinari della zona. Mentre lui viveva insieme a tanti altri nel complesso residenziale, l’amico e sua sorella Tania, di cui si crede innamorato, risiedevano in una villa isolata dal resto del mondo. Così come diverse sono state le abitazioni, altrettanto vari sono stati i percorsi di studio, in una scuola privata per quest’ultimo, in una pubblica il protagonista, con un lavoro ordinario – in una videoteca – Fran ed alle dipendenze di un misterioso Boss Edu.

La linea di demarcazione del romanzo è data dalla decisione di sposarsi della giovane; da quel momento ciascuno intraprende la propria strada, Fran è allo sbaraglio, vede la sua esistenza scorrere senza un vero obiettivo. Il padre chiede il divorzio alla madre che torna a lavorare dal dentista presso cui prestava la sua opera prima di coniugarsi nella consapevolezza di non potersi più dedicare interamente a sé stessa. I contatti con l’amico di un tempo sembrano ormai definitivamente recisi, eppure, in un pomeriggio come tanti, Edu fa la sua comparsa affidando all’altro una misteriosa chiave. Da qui la sua scomparsa. Fran scopre rapidamente quel che questa è in grado di aprire, mentre più tempo gli è necessario per comprendere le ragioni di quel gesto, di quella visita. Cosa ha voluto veramente dirgli Edu? Cosa gli ha lasciato in realtà?
Il testo è interamente permeato di una profonda malinconia, pagina dopo pagina assistiamo alle vicende dell’anti-eroe incapace di far alcunché per migliorare la sua posizione (anche solo per desiderare di incrementarla), per crearsi degli obiettivi, per amare. Idealmente lo scritto può essere suddiviso in due parti, quella infantile-adolescenziale e quella dell’età matura di quell’ormai uomo disilluso e disincantato dalla vita, dalle circostanze, dalle emozioni.

Lo stesso si snoda altresì sul piano filosofico lasciando al lettore l’onere di scegliere il suo un messaggio di destinazione. E’ chi legge che deve interpretare ed interrogarsi sul senso del volume, la morale altrimenti è sfuggente, oscura, semplicemente da ricercare tra le righe. Stilisticamente la scrittura è forbita e la lettura risulta piacevole seppur caratterizzata da un inizio lento ma non per questo noioso. Non presenta particolari colpi di scena, siamo nella mente di Fran, che non è un personaggio né scontato né semplice, bensì complesso, viviamo e percepiamo i fatti mediante le sue riflessioni, i suoi pensieri, i suoi dubbi, il suo lasciarsi trasportare dagli eventi, ed è da ciò che vicende prendono atto.

«La mente non si ferma. Anche se non vuole pensare, pena. Ma cosa pensa? Tutto dipende da ciò che le dai, se la rifornisci abbastanza, perché in caso contrario dovrà adattarsi a ciò che ha di volta in volta. Di volta in volta l’irresistibile sensazione che annega la coscienza con i suoi piccoli specchi che la moltiplicano. Forse da qui provengono le ossessioni patologiche, dal tentativo di saziarsi nella stessa sensazione, rigirandola, mangiandola a poco a poco o trangugiandola e in tutti i modi possibili. I pezzi dello specchio che si compone nelle forme della memoria. Abbiamo bisogno di riserve per il pensiero futuro».

«Comporta un grosso peso diventare responsabile della speranza di qualcuno, perché diventi responsabile anche della sua delusione. E io ho paura di deludere l’unica persona che è capace di credermi infallibile».

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