Community » Forum » Recensioni

  L' anatomista
0 1
Andahazi, Federico

L' anatomista

[Milano] ; Milano : Frassinelli, 1998

Abstract: Con il proposito di fare la scoperta che gli avrebbe permesso di eguagliare la fama del suo grande omonimo, Cristoforo Colombo, e di sedurre l'affascinante prostituta Monna Sofia, l'anatomista Matteo si impegna nell'esplorazione dell'anatomia femminile. E così attraverso la dissezione dei cadaveri, allora demonizzata dalla Chiesa, e l'esame accurato di una nobildonna in stato catatonico, il medico scopre la sede del piacere e dell'amore femminile. Al momento di rivelare al mondo la sua scoperta, Matteo entra nel mirino della Santa Inquisizione. Censurato e imprigionato con l'accusa di eresia, oscenità e pornografia, rischia la condanna al rogo...

77 Visite, 1 Messaggi
Davide Ricci
264 posts

Il Dizionario Battaglia lo definisce, con un po' di disprezzo, "rudimentale" (non si sa rispetto a che), il Dizionario Storico del Lessico Erotico ci informa che il termine deriva dal greco (klinein, inclinare, kléitor, collina, kleitoris, solletico in una delle sue accezioni), che fu introdotto nella lingua italiana da Falloppio, che è così indefinito e sfuggente da essere vuoi di genere femminile che maschile.

Compare nella letteratura pornografica come oggetto quasi sempre minaccioso e gigantesco, mentre attraversa raramente e sempre come diafana comparsa i romanzi degli ultimi trent' anni, da Porci con le ali (di Ravera e Lombardo Radice), a Lettere a Marina (di Dacia Maraini) a Le persone normali (di Aldo Busi). Adesso finalmente il geniale e misconosciuto attrezzo diventa il protagonista di un romanzo, a giorni in libreria, che viene dall' Argentina e si intitola severamente "L'anatomista", traduzione e postfazione di Alessandra Riccio. Il suo autore si chiama Federico Andahazi, come un personaggio dei romanzi ungheresi per signore di Ferenc Kormendi: e del resto lui è di nobile origine ungherese, ha trentacinque anni, sfreccia per il mondo in motocicletta, ha occhioni dolcemente demoniaci, barbetta nera e capelli legati a coda di cavallo come l' irresistibile John Turturro del Grande Lebowski, cerchietto all' orecchio destro come gli stupendi Rom dei film di Kusturica. Quando si annuncia l' arrivo di un romanzo (o di un film, o di una notizia, o di qualsiasi cosa) venduto come spinto, trasgressivo, sporcaccione, c'è ovunque un gran fermento, e infatti dopo il grande successo in Argentina, soprattutto tra le signore che di quel benedetto strumento protagonista del romanzo sono depositarie spesso neglette, negli Stati Uniti è stato comprato per 200 mila dollari e la traduzione affidata a Alberto Manguel, l' autore dell' affascinante Una storia della letteratura. Purtroppo per gli appassionati del ramo,

"L'anatomista" non è per niente volgare ed è anche più divertente e leggiadro di quei veri best-sellers che alla fine del ' 700 venivano contrabbandati, per ingannare la censura, come "libri filosofici", in cui si raccontava di novizie soggiogate da padri confessori instancabili in ogni nequizia erotica o di utopie fantastiche che con la scusa di una nuova morale descrivevano le massime porcherie. Di quella letteratura proibita il nuovo romanzo ha la grazia ironica, l' approssimazio- ne scientifica e sessuale, i personaggi classici (lo studioso, in questo caso anatomista, la bellissima puttana, la vedova casta e dedita alle opere sante, il cattivo decano) e i luoghi canonici (il bordello veneziano, il convento fiorentino, l' università padovana, la corrotta corte papale).

L'ingegnoso Andahazi immagina che a metà del XVI secolo il chirurgo anatomista Matteo Renaldo Colombo, deciso a fare innamorare di sé la quindicenne e ricchissima cortigiana Monna Sofia, parte alla ricerca di erbe e decotti che la streghino, fino a quando per puro caso, nel tentativo di rimettere in salute la comatosa e deliziosa vedova Inés de Torremolinos, finisce col massaggiarla dove non dovrebbe e scopre così l' Amor Veneris, il Dulcedo Apeleteur, insomma volgarmente, il/la clitoride. Come tanti decenni prima Cristoforo Colombo ha scoperto l' America, lui nel secolo delle Grandi Scoperte, il Rinascimento, trova "qualcosa che tutti gli uomini hanno sognato almeno una volta: la magica chiave che apre il cuore delle donne, il segreto che governa la misteriosa volontà dell' amore femminile... quello che hanno sognato monarchi e governanti, per pura ambizione di onnipotenza: lo strumento per soggiogare la instabile volontà femminile". Realdus Columbus è realmente esistito, fu anche il medico di Michelangelo, ma gli si attribuisce soprattutto la scoperta nel corpo delle donne delle meraviglie della circolazione del sangue, in anticipo su Harvey che se ne prese tutti i meriti.

Ma è vero che proprio Padova era diventata nel Rinascimento il centro europeo degli studi sulla fisiologia femminile. Vennero messe in dubbio le teorie di Avicenna e Galeno, care alla Chiesa, soppiantate da quelle di studiosi non misogini come Paracelso e Vesalio. E di sicuro si sa che in quella Università e in quegli anni a descrivere il clitoride fu Falloppio, "offrendo nuovi orizzonti per la conoscenza del piacere sessuale nella donna, ottusamente annebbiato da aristotelici e teologi", come scrive Romeo De Maio in Donna e Rinascimento. Davvero sino al 1558 come immagina il romanzo, quella protuberanza esterna al più utile e bramato (dal punto di vista maschile) sesso delle donne, che pure era da sempre visibile all'occhio nudo degli eventuali terrorizzati curiosi, ma non alle sue pie o svergognate proprietarie, era ignota alla scienza, se non al più furbo volgo, anche nelle sue ingegnose e sorprendenti reazioni? Il sarcastico medico chirurgo francese Gérard Zwang, già sapiente del ramo nel 1972 quando ha pubblicato "La funzione erotica", ha detto che gli estimatori dell' Amor Veneris "hanno parecchio merito.

Essi si onorano della preoccupazione di conferire tutta la sua importanza a un organo circondato da tali tabù, velato da tale occultamento, da un così totale disconoscimento culturale, ufficiale, che periodicamente, nell' antichità, nel Medioevo, certi medici, quali Averroè, quali Realdus Columbus, ancora nel 1593 (data diversa da quella indicata da Andahazi), hanno potuto vantarsi di averlo scoperto (che grandi scienziati!). Certamente l'avevano scoperto prima certe popolazioni soprattutto africane, che ricorrevano all' escissione e infibulazione per tenere quiete le loro signore, come continuano a fare oggi, certi che quella insignificante eppure malvagia appendice metta in pericolo la supremazia maschile.

Gli occidentali hanno preferito ricorrere a una guerra più silenziosa ma sempre efficace: o l' oblio, o l' anatema scientifico, o l'ignoranza frettolosa degli uomini o il senso di colpa o vergogna delle donne. Si sa quante colte sciocchezze ha scritto Freud sulla povera signora clitoridea, per non parlare delle sue prime seguaci, come Marie Bonaparte, scatenate contro le eretiche squilibrate che malgrado l' autorevole e paterno parere del grande Maestro si ostinavano a non rinunciare a quel particolare grottesco della loro anatomia, condannandosi a non conoscere i piaceri passivi e perciò sublimi della penetrazione. Quella instabile signora incapace di accettare la complessità sessuale e non freudiana delle donne, tentò persino di avvicinare chirurgicamente i due componenti del sesso femminile, con esiti ovviamente disastrosi per le poverette.

Ma gli spaventi non erano finiti: improvvisamente Masters e Johnson ritirarono fuori dalla sepoltura il sonnacchioso Dulcedo Apeleteur restituendogli tutti i suoi gloriosi meriti e pochi mesi dopo le femministe americane imposero alle loro coraggiose seguaci di guardarsi tra le gambe con uno specchio, per conquistare finalmente l' ignoto ritratto della loro gloriosa anatomia. Da anni ormai pare purtroppo che la scoperta di Colombo sia tornata nell'ombra e sono molte le ragazze giovani che, furibonde, si lamentano dell'imperizia e distrazione dei loro innamorati. Ancora, come cent'anni, mille anni, duemila anni fa, probabilmente sin dai tempi degli ominidi. Chissà che "L'anatomista" faccia tornare di moda il caro strumento, come capita alle gonne lunghe e allo yo-yo. In ogni caso l'affascinante e malizioso Andahazi ha alla fine un colpo di genio femminile: il povero Colombo è certo di aver scoperto ciò che gli darà l'amore dell'amata e che attraverso il piacere sottometterà le donne, fatte di carne e prive di anima, alla volontà e allo spirito degli uomini. Ma le due donne della sua vita, come in una grande beffa vendicativa, si sottraggono a un nuovo destino di colonizzate, di sottomesse. Si ribellano alla fragilità del loro corpo, se ne impossessano, scelgono vittoriose la morte.

Quella soddisfazione, no, non la daranno mai, né a lui né a tutti gli altri.

  • «
  • 1
  • »

2468 Messaggi in 2131 Discussioni di 344 utenti

Attualmente online: Ci sono 6 utenti online