Community » Forum » Recensioni

Diary
0 1
Palahniuk, Chuck

Diary

Milano : Oscar Mondadori, 2008

Abstract: Da quando ha sposato Peter, enigmatico compagno di corso alla scuola d'arte, Misty è venuta ad abitare sull'idilliaca Waytansea lsland. Ora Peter, dopo un oscuro tentativo di suicidio, giace in coma all'ospedale. E Misty tiene un diario per quando (semmai) tornerà alla coscienza. Ma - trattandosi di un'opera di Chuck Palahniuk - è inevitabile che il contenuto del diario sia molto bizzarro: misteriosamente cominciano a sparire una dopo l'altra alcune stanze dalle case per le vacanze della zona che Peter aveva ristrutturato. Misty, con l'aiuto di un grafologo, scopre che sulle pareti delle stanze (in realtà murate) sono stati scribacchiati dei messaggi terribili e minacciosi che a poco a poco svelano verità sconvolgenti su di lei e sul suo destino.

60 Visite, 1 Messaggi
Davide Ricci
262 posts

Prendi “Diary” di Chuck Palahniuk. Avvicinalo all’orecchio e scuotilo un po’, come faresti per scoprire il contenuto di un pacco regalo. Sentirai agitarsi tanti piccoli pezzettini di cartone compresso e dipinto.

Insomma, esattamente lo stesso rumore che fa una scatola di puzzle, di quelli con il cielo tutto azzurro che diventi scemo a comporre, investendo ore e giornate a cercare un improbabile accoppiamento. Che ti ruba spazio in casa, perchè non sai mai dove metterlo e hai paura che precipiti al suolo, infrangendo quel minimo di equilibrio che sei riuscito a raggiungere, e salutando (per sempre?) incastri faticosamente raggiunti.

“Diary” farà esattamente quel rumore lì. Perchè Palahniuk – senza abbandonare lo stile avvolgente e tematiche un po’ pulp e quasi al limite del grottesco – ricostruisce una vita intera in un romanzo, e lo fa regalando pezzettini di puzzle ad ogni capitolo. Che fai fatica ad incrociare, non dico di no, ma che con un po’ di sudore mentale e di lavoro cominciano a comporre una immagine coerente, affascinante nei suoi continui flashback e nei dubbi che instillano pagina dopo pagina. Pezzi di puzzle nerissimi, altri più colorati, in un mosaico unico.

Tutto quello che facciamo è diario: le persone con cui parliamo, i gesti compiuti, quel mezzo sogno chiuso dentro una cassaforte di cui hai perso la combinazione, il ricordo del primo bacio. Diario.

Chuck Palahniuk si sposta dalle ambientazioni urbane di “Fight Club”, “Rabbia” e altre sue opere, per sconfinare nell’horror puro portandoci su un’isola abbastanza particolare. L’isola è un’ambientazione usata anche da autori come Stephen King (per “La tempesta del secolo“) in quanto può essere tagliata fuori dal mondo con dei piccoli e verosimili escamotage.

Su quest’isola, Waytansea, ha già nel nome il suo destino. La pronuncia è la stessa di “wait and see”, ovvero “aspetta e sta a guardare”. E gli abitanti, in pratica, fanno questo, attendendo una persona speciale che, ogni tre generazioni circa, ha il compito di salvarla. Ma questo Misty, la protagonista, non lo sa fino a oltre metà del libro, nel più puro stile Palahniuk: tiene un diario da far leggere al marito, Peter Wilmot, nel caso quest’ultimo esca dal coma seguente al tentativo di suicidio, nel quale scrive tutto, dal suo lavoro di cameriera all’hotel dell’isola, alla sua passione per la pittura, alle cose strane che inizia a vedere e vivere. Infatti il marito, che lavorava rimettendo in sesto case, faceva “sparire” stanze, murandole e lasciando all’interno deliri scritti sui muri. Tutto questo mentre lei ha passato l’infanzia a disegnare posti immaginari, che poi si sono rivelati in tutto e per tutto identici all’isola Waytansea.

Il lettore si trova di fronte il diario, diviso per paragrafi introdotti dalla data in cui sono scritti, e questo è l’andazzo per, appunto, più di metà del libro. Poi si capisce, sempre dalle note, che c’è molto oltre, e le stanze scomparse sono usate anche per scrivere strane cose su una strana leggenda dell’isola. La nuora di Misty la esorta più volte di rimettersi a disegnare, mentre una delle vittime delle murature estreme del marito Peter, Angel Delaporte, inizia ad aiutarla per capire cosa c’è dietro, letteralmente, le stanze sigillate.

Si arriva così al colpo di scena che cambia le carte in tavola, con Misty che scopre di avere molto in comune con altre due pittrici celebri passate sull’isola e al passato di Angel Delaporte, che fa vacillare il piano studiato dagli isolani. Ottima la scelta di Chuck Palahniuk, dopo il gran finale, di prendersi qualche pagina per spiegare bene cosa è successo, invece di lasciare i finali semiaperti del suo libro più famoso e della maggioranza degli altri.

  • «
  • 1
  • »

2466 Messaggi in 2129 Discussioni di 344 utenti

Attualmente online: Ci sono 3 utenti online