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  L' amante senza fissa dimora
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Fruttero, Carlo

L' amante senza fissa dimora

Milano : Mondadori, 1986

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Davide Ricci
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"L’Amante senza fissa dimora" di Fruttero e Lucentini è un romanzo sempre attuale per bellezza e coinvolgimento e, come un grande classico, “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.
Edito per la prima volta da Mondadori nel 1986, è stato ristampato nel 2017.

Fruttero e Lucentini sono sicuramente i fondatori del giallo italiano colto e raffinato e, come tutti i grandi giallisti, sono sempre investigatori dell’animo umano. Attraverso la ricerca del colpevole, indagano gli aspetti più oscuri dell’uomo: la cattiveria, l’invidia, l’avidità, la gelosia.

Alcuni scrittori di libri gialli hanno compassione per i colpevoli, come Simenon, che, attraverso il bonario Maigret, comprende le nefandezze dell’umanità. Altri, come Mankell e il suo "Wallander" sono inorriditi dai livelli a cui può arrivare la cattiveria umana, e altri ancora esercitano, senza esprimere emozioni, tutto il loro acume investigativo per ordinare logicamente gli indizi e trovarne i nessi, come Poroit e Miss Marple.
Fruttero e Lucentini sono indagatori del mistero che spinge alcuni esseri umani a uccidere e mettono a nudo la parte più profonda dell’assassino, che è quasi sempre una persona apparentemente normale.

In tutti i loro libri gialli c’è un assassino, fa eccezione "L’Amante senza fissa dimora" dove nessuno viene ucciso, ma la suspense creata tiene con il fiato sospeso il lettore, che è l’unico che indaga: indaga in modo appassionato, a volte entusiasta, a volte inquieto, sui personaggi, sul perché l’incanto di una storia d’amore perfetta è sempre minacciato da un qualcosa. In questo libro il protagonista è l’amore, l’amore sognato da tutti, l’amore improvviso e coinvolgente, l’amore a prima vista. Ma la donna, una principessa romana, e il suo amante, Mister David Silvera, dal "sorriso a filo d’erba" hanno sempre davanti a loro, quasi come una minaccia, il tempo che, in fondo, è l’assassino della loro felicità.

Che dire, infine, dell’inusuale Venezia, perfetto teatro di questo fantastico amore? Che dire delle coltissime ciacole alle sfarzose cene, con pavoni ripieni? Che dire di Oreste Nava, il portiere d’albergo, che è di sfondo ai fatti, ma è un mistero anche lui? Solo che tutto è perfetto.
La bellezza del romanzo è che tutti i misteri sono raccontati come se facessero parte del quotidiano e perciò ci si immedesima e si sta con il cuore sospeso a guardare dalla finestra avvenimenti che possiamo capire solo arrendendoci alla nostra emotività e facendoci, una volta tanto, poche domande.

"L’Amante senza fissa dimora": un romanzo meraviglioso.

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