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L'altra figlia
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Ernaux, Annie

L'altra figlia

Roma : L'orma, 2016

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Abstract: In un’assolata domenica d’estate una bambina ascolta per caso una conversazione della madre, e la sua vita cambia per sempre: i genitori hanno avuto un’altra figlia, morta ancora piccola due anni prima che lei nascesse. È una rivelazione che diviene lo spartiacque di un’infanzia, segna il destino di una donna e di una scrittrice, e infiamma l’intensa prosa di questo romanzo breve. «Per lasciarsi alle spalle il fuori fuoco del vissuto» Annie Ernaux intraprende una lettera impossibile a quella sorella sconosciuta. Rivivono così i sensi di colpa e i moti d’orgoglio, le curiosità taciute e le inconfessabili gelosie, il peso del confronto e il privilegio di essere amata. Ancora una volta la grande autrice francese intesse una prodigiosa corrispondenza di sensi tra vivi e morti, scolpendo in una scrittura perfetta la storia di una relazione fragile, preziosa e irrimediabile come ogni esistenza umana.

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Davide Ricci
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Annie Ernaux ci aveva già abituato a libri straordinari quanto inattesi. Ne "L’altra figlia", un breve racconto, una lettera inviata virtualmente alla sorella morta di difterite nel 1938, qualche anno prima che lei nascesse, si conferma una scrittrice dal talento eccezionale, dalla penna efficace, dallo stile asciutto, cartesiano, sintetico, ma non per questo meno evocativo di paesaggi dell’anima, di sentimenti celati, di emozioni che tutti proviamo o abbiamo provato, anche se nessuno come lei riesce ad esprimerli nelle poche pagine (appena 80), nelle quali riesce a condensare il dramma di una intera esistenza, quella dei suoi genitori, e anche il suo proprio, il destino della figlia nata ed esistita solo per sostituire la morta.

Annie viene a sapere per caso che prima che lei nascesse c’era stata un’altra figlia dal nome antiquato, Ginette, che malgrado i tentativi di salvarle la vita, a soli sei anni era morta durante una epidemia di difterite, il vaccino contro quella orrenda malattia sarebbe stato introdotto pochi mesi dopo. Sua madre, che gestiva una drogheria, si trovò a raccontarne la dolorosa perdita a una cliente, mentre lei giocava, ma non riuscì a non ascoltare quella tragica confessione. Aveva dieci anni, e da quel momento tutto lo scenario familiare subì una mutazione: lei non osò mai rivelare ai genitori che conosceva il loro segreto, e continuò a osservare la foto sfocata della morta, a dormire nel suo lettino di legno rosa, a sentire qualche racconto della cugine più grandi, continuando a interrogarsi sul perché della morte di quella bambina, santificata nel ricordo dei genitori, devotamente legati alla Vergine di Lourdes, alla quale si doveva, tra l’altro, la prodigiosa guarigione della stessa Annie, ferita da un chiodo arrugginito e salva per poco da una forma di tetano che la stava per uccidere.
Annie Arnaux è una scrittrice dalle molte letture, che ritornano nel testo a marcare il territorio della scrittura: ecco Jane Eyre, Peter Pan, Rossella O’Hara, La lettera al padre di Kafka, I fiori del male, Beauvoir, Claudel, Bossuet, presenze affettive, come Cesare Pavese, morto suicida la sera del 27 agosto del 1950, in un desolato albergo torinese. Forse, quella stessa domenica di agosto, Annie ha appreso mentre giocava dalla voce bassa della madre la storia di Ginette. La madre riconoscerà solo quando già è malata di Alzheimer di aver avuto due figlie; il confronto con la morta santa, un angelo amato da Gesù, non fa che allontanare la sorella superstite ribelle, scontrosa, da quel modello irraggiungibile, procurandole sin da piccola continue malattie che forse sono un modo inconscio per attirare su di sé un affetto che in quanto sostituta non crede di meritare. Un groviglio psicologico, un continuo rimestare nel passato, alla ricerca di una verità: è nata solo perché Ginette era morta? I genitori non fanno che accreditare questa tesi con i loro gesti e le parole che misurano i “costi di gestione” di una figlia, le uniche spese che sono in grado di affrontare. Ginette finalmente può esistere quando la sorella riesce a scriverne.

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