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  La  confraternita dell'uva
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Fante, John

La confraternita dell'uva

Torino : Einaudi, c2004

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Abstract: Pubblicato per la prima volta nel 1977, il romanzo ha per protagonista la figura granitica, ingombrante, di un padre, il vecchio tirannico e orgoglioso primo scalpellino d'America, almeno questo crede di essere. Un immigrato di prima generazione, Nick Molise, nel quale, come nel gruppo di suoi compaesani, Fante racchiude il ritratto più nitido della prima generazione italoamericana. Un mondo di uomini di testarda virilità, guardati con inorridita inquietudine dagli americani persuasi che gli italiani fossero creature di sangue africano, che tutti girassero con il coltello e che la nazione fosse ormai preda della mafia.

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Davide Ricci
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Le diatribe familiari, i rancori tra fratelli, la disillusione dell’età matura, il conflitto mai sopito con i genitori ormai anziani sono alcuni dei temi di questo bel libro di John Fante che, a ragione, è considerato il capolavoro dell’età matura dello scrittore italo-americano. I temi non sono proprio una novità e non solo nella letteratura perché ogni figlio si trova a fare i conti con i sentimenti ambivalenti di Henry Molise (alter ego di John Fante ormai vecchio, malato e alle soglie della morte). I genitori invecchiano diventando in parte lo specchio futuro di quei figli che, ormai adulti, sono chiamati a prendersene cura.
Nick Molise non è stato proprio un modello di virtù e tutti i figli hanno risentito del suo egoismo e della sua incapacità relazionarsi con i membri della famiglia. Henry e i fratelli non hanno avuto un’infanzia serena, e ciascuno a modo proprio ha dovuto prendere le distanze da quei genitori che avevano indicato loro un’unica strada senza alcuna possibilità di deviazione: cattolici e muratori. Come spesso accade nelle famiglie troppo soffocanti, quelle che cercano di tracciare passo per passo la vita futura dei figli, nessuno dei giovani maschi Molise ha realizzato il destino loro prescritto. Stella, in quanto femmina, non aveva goduto di grande considerazione da parte del padre, che invece aveva cercato tenacemente di far diventare muratori i tre maschi (Henry, Mario e Virgil), boicottando, per il suo fine egoistico, le loro aspirazioni.

L’atteggiamento critico, ma allo stesso tempo tollerante, verso entrambi i genitori è ciò che distingue Henry dai suoi fratelli ed è il segno che è ormai un uomo adulto che può stigmatizzarne i difetti senza negare a se stesso l’affetto profondo che lo lega al padre e alla madre. Può anche riconoscere in se stesso alcuni dei difetti dei genitori, poiché sono parte del suo modo di essere. Una volta sceso a patti con l’ambivalenza del legame con i genitori, Henry Molise/John Fante può riconoscere anche i loro meriti: l’abilità della madre nel tenere unita tutta la famiglia, manipolandone gli umori attraverso i suoi deliziosi piatti, e il talento del padre che ama il suo lavoro più di qualunque altra cosa (o persona) al mondo.

Il tono leggero (nonostante la drammaticità dei temi trattati), l’ironia che trapela da ogni pagina rende simpatici i membri della famiglia Molise, che, a ben vedere, vengono descritti in tutta la loro miseria umana. Non si salva nessuno. I fratelli sono immaturi e pavidi, incapaci di allontanarsi dal solco tracciato per tentare altre strade, incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, vivono alimentando il rancore verso i genitori, unica giustificazione per i loro fallimenti. Lo stesso Henry è impietoso verso se stesso: è consapevole di avere, a volte, piegato la sua arte alle ragioni del dio denaro, sa di non avere una grande personalità e di attrarre la simpatia altrui attraverso le lacrime, che non si vergogna di utilizzare per raggiungere i suoi fini.

Al pari di Nick Molise (alter ego di suo padre, morto da più di cinquant’anni e che rivive solo grazie alle parole scarabocchiate dal figlio), John Fante era affetto da una grave forma di diabete che gli aveva causato la cecità e l’amputazione delle gambe, ma che non gli impedì di lasciarci questo racconto ironico e commovente.

Buona lettura.

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