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Gli ultimi messaggi del Forum

La voragine - Luca Piana

La domanda che si pone Luca Piana in "La Voragine" punta dritta al bersaglio: com’è stato possibile che il Tesoro italiano – non uno sprovveduto piccolo Comune di montagna, ma il dicastero economico e finanziario dei super tecnici – abbia perso così tanti quattrini con i derivati? Per intendersi: nell’ultimo lustro, in media, Viale XX Settembre ha dovuto sborsare 4,7 miliardi all’anno (con una punta di 6,7 miliardi nel 2015) alle banche d’affari con le quali ha firmato questo tipo di contratti. Entro il 2021 ne serviranno altri ventiquattro, di miliardi. La traiettoria della risposta – il cuore del libro – è tutt’altro che lineare. E non si può esaurire, come vorrebbe la difesa d’ufficio, nell’inevitabile "rischio di mercato" connaturato a strumenti così incandescenti da provocare quasi sempre dolorose scottature.
Piana, firma economica del settimanale L’Espresso, cerca allora di sbrogliare la matassa prendendo le misure a quel «buco nei conti pubblici di cui nessuno parla». Anche perché – ed è la parte più interessante del lavoro – i governi italiani hanno sempre cercato di porre il segreto sui contratti firmati negli anni con le banche. Solo negli ultimi tempi iniziative parlamentari e giudiziarie, fra le quali quella dei magistrati contabili della Corte dei Conti, hanno permesso di "vedere" (parzialmente ) le carte che Piana ha invece con cura analizzato. Da parte sua, il Tesoro si è sempre difeso sostenendo che si tratta di perdite solo potenziali. Peccato che, proiezioni statistiche alla mano, la probabilità che le perdite potenziali si traducano in costi reali è di nove su dieci.
Il bubbone "derivati di Stato" è scoppiato a inizio 2012, quando l’allora esecutivo d’emergenza nazionale guidato da Mario Monti dovette staccare un maxi-assegno a Morgan Stanley per chiudere un’opzione swap. In questo tipo di operazioni, all’inizio, l’ente pubblico – nella fattispecie lo Stato, ma può essere anche una Regione o un piccolo Comune – riceve una sorta di prestito, un anticipo che tuttavia sarà costretto a pagare in futuro a carissimo prezzo. Una boccata d’ossigeno nel breve termine si traduce cioè in una polmonite alla distanza. A tal proposito, il capitolo «Da Milano a Buscemi» fornisce una casistica che in certi casi ha del parossistico sulle operazioni con i derivati fatte dagli enti locali, anche piccolissimi, in tutto lo Stivale. A partire dalla vicenda che ha interessato il comune di Albese con Cassano, 4mila abitanti, fra i due rami del lago di Como, che avrebbe potuto costare alle casse dell’amministrazione quasi mezzo milione di euro se il contratto – firmato per avere delle risorse immediate di qualche decina di migliaia di euro – dopo essere stato rinegoziato non fosse stato chiuso in anticipo con un esborso di 25mila. Il guaio è che nei primi anni 2000 il Tesoro si è comportato esattamente come il piccolo Comune lombardo: ha sottoscritto scientemente pericolosi derivati per fare cassa, per avere denaro fresco subito, assumendo però un rischio sproporzionato, rischio che sarebbe stato pagato oltre misura negli anni successivi.
Il problema pertanto, spiega bene Luca Piana, sono i tipi di contratti firmati. Il Tesoro ha sempre sostenuto che servivano per proteggere i conti pubblici da un aumento dei tassi d’interesse sul debito, vista la natura in origine "assicurativa" degli strumenti. Ma "La Voragine" dimostra che questo tipo di derivati – di natura assicurativa, cioè, come i contratti "cap" – non sono presenti nel portafoglio del Ministero. E non lo sono perché comprarli costa già all’atto della stipula: bisogna cioè scucire quattrini per pagare la controparte. Abbondano invece le operazioni di natura puramente speculativa, come le cosiddette opzioni "swaption": era proprio di questo genere uno dei contratti che obbligò Monti a scucire 3,1 miliardi di euro a Morgan Stanley.

ˆI ‰miei amici cantautori - Fernanda Pivano

Fernanda Pivano è stata giornalista, scrittrice, traduttrice e critica musicale, la sua ricca e poliedrica attività l'ha portata ad essere testimone di avvenimenti e personaggi letterari profondamente radicati nella cultura del secolo scorso.
Figura di rilievo nella scena culturale italiana, protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari del secondo novecento, amica, ambasciatrice e complice di autori leggendari, a lei si deve la pubblicazione e la diffusione in Italia degli autori della cosiddetta "Beat Generation".
Nel libro “I miei amici cantautori” sono raccolti i contributi della Pivano su cantautori conosciuti dalla scrittrice nel corso della vita. I due curatori Sergio Sacchi e Stefano Senardi tentano di spiegare l’amore che la Pivano ha provato per musicisti e cantautori, e attraverso un’intervista all’autrice cercano di scavare sino ai primi rapporti di Fernanda Pivano con la musica.
L’avvio del libro non è affidato ad un musicista, ma ad un evento che ha scritto una pagina della cultura in generale e della musica in particolare: Woodstock.
Inizia poi la “presentazione” dei musicisti, un viaggio nello spazio e nel tempo: dall’Olimpo di Dylan, letto come poeta e profeta di una generazione, a De Andrè colto mentre musicava l'Antologia di Spoon River, viene riportata l’introduzione redatta per “De Andrè il corsaro” in cui la Pivano affronta l’annoso confronto tra Dylan e Fabrizio. Poi si giunge a personaggi più recenti come Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue e Vinicio Capossela. Si parla anche di Jim Morrison, del quale sottolinea il profondo lato poetico, di Kurt Cobain, Bruce Springsteen, Laurie Anderson, Lou Reed e Francesco Guccini in un’inedita intervista sui rapporti del cantautore di Pavana con l’America e la letteratura stelle e strisce.

La Pivano parlando di Fabrizio De Andrè: "Si dice che Fabrizio sia il Bob Dylan italiano, perché non dire che Dylan è il Fabrizio americano?"

Gli scritti della Pivano presentano tutti il suo caratteristico stile, uno stile nostalgico ed entusiasta allo stesso tempo. Questo libro è indicato per tutti coloro che amano la buona musica e la vera cultura italiana, di cui la scrittrice rappresenta un personaggio fondamentale.

R: L' eleganza del riccio - Muriel Barbery

Il tema affrontato non è nuovo, parlando di due personaggi che all’apparenza sono sottomessi e poco capaci, ma che in realtà sono proprio l’opposto. E questo opposto, alla fine, come Cenerentola diventa una principessa, viene messo alla luce.
La protagonista principale è Renée, una signora che si presenta come "vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l’alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante".
Renée ha 54 anni e da 27 lavora come portinaia in un palazzo "al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi". Un palazzo elegante, abitato da famiglie dell’alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maîtres à penser della cultura culinaria.
Tuttavia, almeno al lettore, questa rozza portinaia si presenta ben prima della sua descrizione con una colta conversazione su Marx e la sua "Ideologia tedesca". Qual è dunque la verità?
Renée ama coltivare la sua immagine esteriore con tutti gli stereotipi dei portinai: tiene accesa la tv tutto il giorno, anche se nel retro magari ascolta musica classica; oppure parlando con gli inquilini, pur accennando a cose estremamente colte, cerca di rendere più volgare, volutamente, il suo linguaggio. Anche se poi si sente male quando sente questa gente altolocata fare strafalcioni con la lingua. O anche acquista cibi e prodotti della mediocrità consumista che ci si aspetterebbe da lei. Intanto però non risparmia citazioni di Kant o Proust.
Questo trucco per lei è una difesa. Non ama mettersi in mostra, e in questo modo può continuare a coltivare il suo hobby autodidatta – che non si ferma alla musica, ma spazia in moltissimi campi e in modo approfondito, adora l’arte, la filosofia e soprattutto la cultura giapponese – privatamente.
Nello stesso palazzo abita Paloma Josse, figlia di un deputato, ex ministro, che abita uno dei lussuosi appartamenti. E’ una ragazza dodicenne, fin troppo intelligente. Allo stesso modo di Renée, ma per motivi diversi, Paloma cerca di nascondere questa sua qualità facendo finta di essere una ragazzina discreta, imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.
In realtà, segretamente, osserva con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Prova pure ad abbassare le prestazioni a scuola ma è lo stesso difficile, e non può fare a meno di essere la prima della classe. Tuttavia questo la disturba, "siccome nelle famiglie dove l’intelligenza è un valore supremo una bambina superdotata non avrebbe mai pace".
Paloma ci viene presentata attraverso un diario, pagine e pagine in cui si racconta e narra l’ambiente in cui vive, la sua ipocrisia. Finché stanca della vita, decide di togliersi la vita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Anche se forse è la figura più debole e meno costruita del romanzo, nell’intreccio è interessante per il punto di vista.
Renée e Paloma vivono due vite distinte, nessuna delle due sa dell’altra, e si continuerebbe così – a metà del libro infatti il ritmo praticamente cessa – se non entrasse Monsieur Kakuro Ozu, un non più giovane signore giapponese, la cui raffinata natura, che porta in sé il meglio del mondo orientale, ha il dono di guardare lontano e smascherare le due figure.
Egli riesce infatti a vedere le qualità nascoste di Renée che, sorpresa, si domanda come abbia fatto. E una volta che fa lo stesso con Paloma, avvicina la ragazzina e la signora, le fa incontrare facendo così nascere un nuovo scambio. Da questo momento il romanzo riprende ritmo in maniera vorticosa, fino alla fine dove avverrà una catastrofe.
D’altronde l’identità nascosta di Renée non dovrebbe essere così celata. Per esempio ha chiamato il suo gatto Lev, in omaggio a Tolstoj – di cui il libro ha parecchi riferimenti, specialmente riguardo "Anna Karenina". Però troviamo che in quel palazzo le persone hanno troppa puzza sotto il naso per accorgersi di qualcosa, e tra la loro eleganza e la rozzezza di Renée, alla fine è la raffinatezza di quest’ultima a trasparire – elegante come un riccio, secondo Paloma: "Fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti."
Questo libro racconta l’ipocrisia dominante in questi ambienti ma anche, sottilmente, una lotta di classe non comune, che appartiene sia alla portinaia che alla figlia di una famiglia ricca, nauseata dagli stessi stereotipi che sono creati per mantenere l’apparenza. Lo scontro tra interiorità ed esteriorità è creato in maniera originale.
Il tutto è condito da un’ironia molto garbata che, utilizzando una cultura profonda – grazie alle conoscenze dell’autrice – conferisce un risvolto umoristico e leggero a tutta la storia.
Il romanzo ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Georges Brassens 2006, il Premio Rotary International e il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.

Il mercante di libri maledetti - Marcello Simoni

Siamo all'inizio del XIII secolo in una fredda sera di fine inverno in uno dei luoghi più misteriosi e leggendari d'Italia, l'abbazia di San Michele della Chiusa, la Sacra di san Michele, all'ingresso della Valle di Susa.
Un monaco, Vivïen de Narbonne, trova conficcato sull'uscio della sua cella un pugnale che regge un chiaro messaggio: una sentenza di morte, anzi, peggio, la certezza di una lunga tortura per fargli confessare il segreto che solo lui e Ignazio da Toledo conoscono. Meglio la morte.
Sellato velocemente un cavallo, il monaco tenta di fuggire lungo il pendio del monastero, ma precipita nel vuoto e non c'è un angelo a salvarlo come era accaduto alla bell'Alda.
Non molto lontano da lì - sulla costa adriatica nei pressi di Venezia – tredici anni dopo Ignazio da Toledo, un mercante converso di cui si dice che "durante il sacco di Costantinopoli abbia messo le mani su alcune reliquie, ma anche su libri preziosi, certi addirittura di magia", riceve l'incarico da un appassionato aristocratico di cercare "un libro in grado di sciogliere misteri inimmaginabili, al di là delle cognizioni di qualsiasi filosofo o alchimista".
È l'Uter Ventorum, Otre dei Venti, "un libro copiato da certi manoscritti persiani che conterrebbe il metodo per evocare gli angeli. Le creature soprannaturali, una volta evocate, saranno disposte a rivelare i segreti dei poteri celesti".
Per concludere l'affare con il conte, il proprietario del libro ha richiesto la mediazione di Ignazio da Toledo. Vuole incontrarsi unicamente con lui. Solo a lui cederà l'Uter Ventorum.
Sostiene di conoscere molto bene Ignazio e da lungo tempo. È Vivïen de Narbonne.
Ma allora, non è morto precipitando dalla montagna? Gli uomini mascherati del tribunale segreto non l'hanno raggiunto? E chi sta seguendo Ignazio e il suo giovane aiutante tra Italia, Spagna e Francia sulle tracce del libro abilmente nascosto?

Questa non è l'America - Alan Friedman

Donald Trump è seduto a un elegante tavolo di mogano laccato nell’area del salotto del Trump Force One, un lussuoso Boeing 757: è il 17 giugno del 2016.
L’intervista del giornalista americano Alan Friedman con il 45º presidente degli Stati Uniti d’America avviene su quell’aereo. L’impressione che ha, è di avere difronte un arrivista, un uomo inquieto e instabile, la cui instabilità è un problema per il mondo: Trump salta da un argomento all’altro. Ma Donald Trump è il presidente degli Stati Uniti d’America.
Lo stile documentaristico di Friedman ha un approccio curioso e gentile quando parla con Trump, pur facendo affermazioni negative. Ciò che emerge dal libro pubblicato dalla Newton Compton è che la protagonista sia l’America, il cui volto sta cambiando. “Ciò che sta accadendo è e non è l’America”, questa la tesi del giornalista sulla prima fase di governo Trump. Non c’è demonizzazione del senso di malcontento profondo che l’affligge, ma ormai è un paese diviso, in cui un terzo della popolazione degli Usa è sotto soglia di povertà e senza assistenza sociale. “In questo momento l’America è spaccata socialmente ed economicamente”, dichiara Friedman.
Friedman fa un’inchiesta sul campo con questo libro che prende il titolo dalla famosa canzone “This is not America”, cantata da David Bowie. Ciò di cui racconta si può estendere a livello globale, in quanto si tratta del mondo intero che rischia molto con questo presidente senza precedenti, imprevedibile e imprevisto.
“Trump ricorda alcuni CEO americani e stranieri senza grandi comprensioni del mondo. Non capisce come funzionano la NATO e l’Unione Europea”, dichiara il giornalista.
Allora come si spiega il suo arrivo alla Casa Bianca? Secondo quanto dice lo scrittore, parecchi bianchi poveri hanno votato Donald Trump proprio perché, tartassati economicamente da decenni, si sono impoveriti a causa dei malgoverni precedenti. Inoltre, gli americani erano stanchi del “clan” dei Clinton, Hillary in primis. Il punto è che Trump, come si legge da un titolo di un capitolo del libro, sta portando un nuovo disordine mondiale, sostenuto da coloro che credono a tutto quello che afferma e, puntualmente, smentisce, utilizzando e manipolando a suo piacere le fonti. Secondo Friedman: “Si comporta da dittatore, e vuole delegittimare gli organi di stampa, l’FBI, i giudici e chiunque sia contro di lui. Se ne frega della Convenzione di Ginevra, e non ha una politica ideologica”. La previsione che fa l’autore del libro è che in un’America che cambia velocemente, si rischia di tornare a una mancanza di rispetto dei diritti civili come negli Anni Cinquanta, dal momento che, fino al 2018 con le prossime elezioni del Congresso degli Stati Uniti d’America, per il “narcisista patologico” Trump non ci saranno vincoli di alcun tipo. In tale scenario diverrà centrale per la stabilità globale il rapporto con il presidente russo Vladimir Putin.

Le mie memorie - Franco Luperini

Franco Luperini, all'età di 90 anni, ci ha regalato un altro libro, questa volta attingendo alle proprie memorie personali e ricostruendo, con tanto di alberi genealogici, anche le vicende della famiglie Palloni e Luperini, a partire dai suoi nonni materni e paterni.
Il volume, corredato da foto e da ritagli di giornale, è prezioso, soprattutto per i "pontaderesi", che vi troveranno di sicuro spunti inediti, approfondimenti e curiosità.
A cominciare dalle famiglie che inventarono e gestirono i bagni Oscar e Rosina lungo le sponde dell'Arno all'inizio del '900.
Ma tra le tante curiosità, in gran parte inedite (o almeno credo, perché confesso di non aver letto tutti gli oltre ventisei volumi che Luperini ha pubblicato dagli anni '80 ad oggi), anche una bella biografia del padre Osvaldo, tipografo dal Ristori, ma anche arbitro e cronista locale per la "Gazzetta dello Sport".
Al centro delle memorie si stagliano poi una serie di vicende che si intrecciano con la storia degli stabilimenti Piaggio, presso i quali lavorarono sia il padre Osvaldo (una volta lasciata la tipografia del Ristori) che lo stesso Franco Luperini, quest'ultimo dagli anni delle guerra fino alla pensione.
Particolarmente interessante è il periodo in cui la Piaggio si trasferì a Biella e la famiglia Luperini, Franco compreso, seguì le macchine e parte delle maestranze.
Poi il dopoguerra e il successo della Vespa, a cui Franco partecipò come responsabile del servizio di spedizioni presso lo stabilimento.
Come sempre Franco intreccia vicende pubbliche e fatti strettamente personali che gli consentono di disegnare squarci estremamente vivi e suggestivi della sua vicenda umana, ma anche di gettare una luce chiara e forte sui destini degli uomini e delle donne che incrociarono la sua vita.
Tra l'altro ci descrive un drammatico bombardamento del '44 e lo sfollamento della sua famiglia nelle campagne, con tutta la rete di solidarietà e di aiuto che questo terribile evento mise in moto.
Ovviamente non è possibile riassumere tutte le vicende che narra. E poi non sarebbe nemmeno giusto nei confronti dei lettori che spero siano numerosi. Il volume penso si trovi nelle nostre librerie e nelle edicole della città, ma di sicuro un paio di copie, per gentile omaggio dell'autore, sono state catalogate e sono a disposizione dei lettori presso la Biblioteca Gronchi di Pontedera.
Luperini scrive in maniera semplice e senza tanti fronzoli, ma con mestiere, ovvero badando all'essenziale. Costruisce la narrazione con abilità e senza lasciare niente al caso, riuscendo anche ad infilare elementi di riflessione e di morale negli episodi che narra.
Ma è soprattutto il suo punto di vista ad essere interessante per leggere e comprendere le vicende della nostra città, delle sue attività e dei suoi abitanti. Un punto di vista che almeno a me fornisce la sensazione di toccare con mano certe persone e di afferrare il ritmo delle cose e degli uomini che popolarono Pontedera tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento.
L'unico rammarico che ho provato nel chiudere il volume è che l'ho trovato troppo breve. Avrei desiderato che Luperini raccontasse molte di più cose che sicuramente conosce e di cui ha sentito parlare. Per questo spero che i tanti puntini di sospensione che separano a volte un capitolo delle sue memorie dall'altro corrispondano a pagine che Luperini ha già scritto e che prossimamente vedranno la luce.

Fango - Niccolò Ammaniti

La storia è ambientata a Roma in un comprensorio di enormi palazzi frutto di una cementificazione selvaggia, i cui residenti tanto diversi fra loro intrecceranno le proprie esistenze in un comune catastrofico countdown universale che sancirà il passaggio ad un nuovo anno. Il conto alla rovescia vedrà degenerare situazioni apparentemente ordinarie in un vorticoso mare del non ritorno che appianerà inesorabilmente vite per troppo tempo represse. Un racconto riuscito. Segue un corto scritto, "Rispetto", che descrive il deteriorarsi fino ai minimi termini di una serata in discoteca di alcuni ragazzi a dir poco vuoti, amorali e indecenti. Anche se l'effetto è chiaramente voluto, il risultato è ottenuto in maniera fin troppo facile con un'apparentemente eccessiva dose violenza gratuita ed improbabilità. Sulla stessa lunghezza d'onda i due brevi "Carta" e "Ferro", che descrivono surreali situazioni che comunque nella loro illogicità finiscono per sembrare realmente possibili. "Ti sogno con terrore" è un breve viaggio nella mente di un assassino e nella solitudine di una ragazza che vive a Londra, un viaggio che porta ad un finale a sorpresa. Per chiudere i due racconti dal titolo "Lo zoologo" e "Fango" sono i più riusciti dell'ultimo appena citato. Il primo di questi è una grottesca rappresentazione del mondo universitario che riesce anche a far sorridere sebbene contenga una sorta di inquietudine di fondo, mentre "Fango" è la storia di Albertino, un malvivente di mestiere al soldo di un boss di periferia. Albertino sarà vittima consapevole della sua stessa stoltezza, ed anche in questo caso partendo da una situazione apparentemente sotto controllo, ad un certo punto il protagonista dovrà abbandonare qualsiasi speranza di salvezza. Quest'ultimo racconto seppure estremamente spoglio, riesce comunque nella sua disadorna irragionevolezza a trasmettere un brivido di malinconia che colpisce piacevolmente. In definitiva, tirando le somme, in questi racconti si ha una rassegna di episodi riusciti, e il linguaggio usato rende gradevole la lettura di "Fango". D'altronde anche gli adulti da bambini giocavano, e qualcuno continua a farlo, ed è quello che Ammaniti fa con queste sue storie.

Fiesta - Ernest Hemingway

Ci sono libri che non tradiscono mai le aspettative ed autori che spesso superano la loro stessa fama, mentre tu continui a chiederti semplicemente come fanno a scrivere in quel modo. Secondo molti "Fiesta" di Ernest Hemingway troneggia fra i migliori libri in assoluto di tutti i tempi perché è un libro leggero e disincantato, scritto con superba maestria e padronanza di linguaggio, come solo Hemingway era capace di fare.

Questo è il racconto di un gruppo di amici che decidono di assistere alla famosa fiesta di San Fermìn, un’importante manifestazione annuale caratterizzata da canti, balli, processioni e sante messe ma soprattutto corride, per le quali confluivano nella località spagnola un numero indefinito di turisti, curiosi e veri cultori disposti a tutto pur di ammirare le prodezze dei migliori matadores di Spagna e dei tori più coraggiosi e spietati. Ben presto però, fra i sei amici nascono dissapori e gelosie che rompono l’iniziale falsa armonia del gruppo, causati principalmente dalla presenza di Brett Ashley, donna bellissima e viziata, alcolizzata e ninfomane, che pur essendo in compagnia del suo futuro sposo Mike Campbell, sarà motivo di furiose liti e di risse fra Jake Barnes, protagonista del romanzo e amore platonico di Brett, e Robert Cohn, ricchissimo ebreo anch’egli follemente innamorato di Brett e che non perderà occasione per importunarla e perseguitarla, facendo sorgere nella donna un profondo senso di disgusto e fastidio.
La bella e impassibile Brett, alla compagnia dei tre uomini, preferirà invece quella di un giovanissimo matador in ascesa, di cui s’innamorerà follemente fino al punto di scappare con lui alla fine della fiesta per poi fuggire impaurita alla sua richiesta di matrimonio, chiedendo il disperato aiuto di Jake, che preoccupato accorrerà come sempre in soccorso della donna, rimuginando poi su come sarebbe potuta essere la loro vita insieme.

Fiesta è un romanzo brillante e tragico, perché lascia intravedere il lieto fine, pur non concretizzandolo mai del tutto. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono curate e molto dettagliate e danno al lettore l’idea di trovarsi insieme a quel gruppo di amici strampalati, perennemente sbronzi e rissosi, ad assistere alle crude atrocità della famosa corrida spagnola.

Il ladro di merendine - Andrea Camilleri

Deviazioni nelle istituzioni e la ragion di Stato, che senza scrupoli sacrifica vite umane pur di raggiungere oscuri obiettivi, fanno da sfondo socio-politico alle indagini di Montalbano ne "Il ladro di merendine". Avvincente la narrazione riguardante tre casi che si rivelano collegati tra loro: la morte di un tunisino imbarcato su un motopeschereccio di Mazara del Vallo, l’assassinio del signor Lapecora (commerciante di Vigata accoltellato dentro l’ascensore di casa) e un furto di merendine. In tale intrico, il commissario mette in moto indagini per stanare non solo il colpevole del delitto, ma per far luce su un’organizzazione tunisina che si serve d’uno “scagno” di Mazara del Vallo. Il piano dei terroristi era stato quello di costringere la vittima, che ormai aveva smesso l’esercizio di attività commerciale, a riaprirlo per farne una insospettata base operativa. Da parte sua, Karima Moussa, sorella del capo, per ordine del pericoloso Fahrid avrebbe dovuto controllarlo, tenendogli in ordine l’ufficio e concedendosi a lui a pagamento. A Villaseta, paese della provincia di Montelusa, il commissario non trova né lei né François, suo figlio di cinque anni. La tunisina Aisha, che li ospitava, gli dice che sono fuggiti per mettersi in salvo da sconosciuti. Nell’intreccio, dove non manca il grottesco tragicomico, il genere poliziesco trova in Vigata "il centro più inventato della Sicilia più tipica". La presenza dei servizi segreti è vissuta da Montalbano in maniera inquietante. Quando il colonnello, che li rappresenta, si reca a casa sua, Montalbano è drastico nel far presente il suo pensiero:

"Io e lei abbiamo concezioni diametralmente opposte su cosa significhi servitori dello stato; praticamente serviamo due stati diversi".

Nel corso di indagini complicatissime, egli è favorito dal questore Burlando, legato a lui da affinità intellettuali. Il pensionamento di costui, che non si riconosce più nel mondo presente, dà una svolta nel mutamento di carattere del nostro commissario. Egli comincia a sentirsi solo. E il senso di solitudine in lui si accresce a seguito della morte del padre. Non va a trovarlo in ospedale anche per la paura di rendersi personalmente conto della gravità del male (i moribondi lo spaventano! E quando si decide a farlo sarà troppo tardi). Lungo il molo di levante, dove è solito passeggiare per fare chiarezza nei suoi pensieri, cede alle emozioni e si abbandona a un pianto liberatorio. Fra i vari personaggi, a volte vere e proprie macchiette, lo sostiene nell’attività investigativa anche Clementina Vasile Cozzo, una settantenne sulla sedia a rotelle, ex maestra elementare e dirimpettaia dello "scagno" del defunto Lapecora. Essendo Montalbano rimasto da bambino orfano di madre, egli, entrando subito in sintonia con il suo modo di pensare, vede in lei il tipo materno rispondente a certi bisogni. Profonda è la simpatia tra i due non solo per la coscienza civica della signora, ma anche per l’ottima competenza in fatto di cucina. Di intensa commozione anche il legame affettivo tra lui e François. Egli scrive una lettera a Livia, le confida che nel piccolo vede il figlio che non hanno avuto e le propone di sposarsi e di adottarlo. Il dato psicologico è incisivo ed è l’attento sguardo di Camilleri che, nell’osservare i suoi personaggi, rende il romanzo più coinvolgente. "Il ladro di merendine" è molto più di un giallo: lascerà il segno.

R: Il cardellino - Donna Tartt

Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in frantumi la sua vita. Inizia così per Theo una vita di solitudine e dolore che lo vedrà inizialmente ospite di una ricca famiglia di New York, poi verrà portato dal padre a Las Vegas, ritornerà nella città natale per poi, ormai adulto, trovarsi coinvolto con la criminalità internazionale che lo costringerà a fughe vertiginose lungo i canali di Amsterdam.
Theo resterà, per tutta la vita, legato al ricordo della madre e tale nostalgia assumerà le fattezze di una piccola opera d’arte, Il Cardellino dipinto da Carel Fabritius nel 1654, che rappresenterà la bellezza dell’arte e dell’anima di chi vede le brutture della vita ma sa che la bellezza è l’unico elemento che sopravvive e che fa sopravvivere a ogni dolore.
Theo è prigioniero del proprio passato, è una "vittima vivente" della propria storia, si sente in colpa per la morte della madre e si renderà conto, ben presto, della vacuità che caratterizza i rapporti umani.
Il protagonista vivrà per un po’ con il padre, un uomo perdente in tutto e per tutto, e conoscerà Boris, l’amico disonesto che ha una voce con sfumature da Conte Dracula. Sia il padre che Boris non sono esempi edificanti per Theo: il primo è un attore fallito dedito alle scommesse e pronto a tutto per un tornaconto personale. Boris è un giovane poco incline a seguire la legge, anzi è un mascalzone che guiderà Theo tra alcol e droga. Una vita che si mostra ben presto piena di solitudine, amarezza, rimpianto, è ciò che Theo subisce negli anni. Questo romanzo ci mostra come un ragazzo possa distruggersi con droga, alcol, truffe i raggiri. E’un personaggio che non riesce a vivere, legato al dolore per la perdita della madre. Così come il cardellino del dipinto sembra poter spiccare il volo ma realmente non può perché incatenato al trespolo, così Theo lascia che la vita gli scivoli addosso senza mai diventare autore del proprio destino. Egli lascia sempre agli altri la facoltà di decidere del suo futuro, è un “vorrei ma non posso” che caratterizza la sua esistenza. Anche quando al suo fianco compare Hobie, uomo onesto e gentile proprietario di un negozio di antiquariato dove si respira l’amore per i veri valori della vita, Theo non saprà cogliere la possibilità di cambiamento che gli viene offerta.

Con un realismo duro, a volte crudele, Theo narra la sua vita attraverso un lungo flashback. Primo assoluto nelle classifiche di Stati Uniti, Francia e Olanda, osannato dalla critica in patria come all’estero, è stato l’evento letterario del 2014.

Il tramonto di una nazione - Ernesto Galli Della Loggia

Il libro contiene una raccolta di articoli di giornale (per lo più editoriali del Corriere della Sera) scritti da EGDL sulla politica italiana negli ultimi 20 anni. Ovviamente il libro, che segue un'altra recente pubblicazione dell'autore sempre su questi temi, è un tantinello ripetitivo. Ma, che dire?, lo storico giornalista scrive bene e non ragiona male, anche se tende ad un certo pessimismo (leopardiano?). Quindi è una lettura senz'altro da consigliare. Come concludere? Speriamo solo che il titolo non sia profetico. Del resto il nome che gli antichi greci avevano appioppato al nostro paese era proprio terra dove tramonta il sole. Ma visto che siamo una delle grandi potenze occidentali e che abbiamo un discreto livello culturale, auguriamoci che il nostro tramonto avvenga il più lentamente possibile. I tramonti del resto sono spesso mozzafiato.

Mr Vertigo - Paul Auster

Questa storia potrebbe iniziare benissimo con un "c’era una volta", come iniziano tutte le favole, opere di pura fantasia dove l’inverosimile diventa realtà. Come tutti gli altri romanzi di Auster, Mr Vertigo, presenta vari livelli di lettura: può essere letto come un romanzo picaresco, come un romanzo di formazione o anche come storia di una ricerca interiore e quindi come una favola moraleggiante sul cammino necessario per diventare "veri uomini". Il romanzo ci propone cinque personaggi singolari ed emblematici: Maestro Yehudi, Mamma Sue, Esopo, Mrs Witherspoon e Walter Rawley. C’è tutta l’America in questo quintetto, simbolico campionario dell’Umanità (U maiuscola non casuale) intera.
Il protagonista, Walt, bambino prodigio, è l’ironica e scanzonata voce narrante. È un ragazzino bianco, anglosassone, inizialmente razzista ed antisemita che, sottoposto a prove durissime, sarà in grado di levitare e volare.
Maestro Yehudi, misterioso ebreo errante, rappresenta la saggezza, la sapienza, l’uomo che, come un’araba fenice, riesce sempre a risollevarsi dalle proprie ceneri. Personaggio controverso, Maestro Yehudi è un miscuglio di sensualità e spiritualità, un ciarlatano e, contemporaneamente, un puro. Il suo ruolo è quello di un deus ex machina, di colui che tira le fila di tutto e sarà proprio lui che, infine, insegnerà a Walt come volare.
Ci sono poi Mamma Sue, una pellerossa dal sorriso radioso, quanto di più simile a una madre Walt abbia avuto nella sua vita, ed Esopo, l’unico suo grande amico. Esopo è un nero storpio, vorace divoratore di libri, che sarebbe potuto diventare un Martin Luther King, un faro per la propria gente, se non fosse rimasto vittima della violenza del KKK.
Mrs Witherspoon, infine, rappresenta l’eterno femminino: madre, infermiera, compagna e amante. Affarista, ma tenera e anticonformista, spregiudicata e sensuale insieme, riunisce in nel proprio io tutto quello che una donna potrebbe essere… con tutte le implicazioni che ciò comporta.
I cinque personaggi principali non solo rappresentano il melting pot americano ma qualche cosa di più. Un di più che si individua anche dai nomi che Auster, mai casualmente, gli attribuisce. Per esempio Maestro Yehudi, cioè Giuda, è invero l’altro nome biblico che designa Israele e quindi tutti noi: Everyman. Giuda è quindi l’umanità intera, l’Uomo.
Il nero Esopo porta il nome del famoso scrittore greco autore di favole moraleggianti così come, in effetti anche Mr Vertigo si rivela essere.
Mamma Sue il cui nome suona come Sioux, è una pellerossa, una Oglala Sioux, e ha il ruolo fondamentale di sovrintendere lo strano gruppetto familiare. È sicuramente un personaggio meno delineato degli altri ma la sua pur breve apparizione nel romanzo è fondamentale per la formazione di Walt sia come narratore sia nella sua crescita spirituale.
Anche Walt, monello e proletario, porta un nome “significativo”: Walter Rawley, omofono a quello del corsaro gentiluomo Walter Raleigh, amante di Elisabetta I, compositore di raffinati sonetti. All’inizio Walt mitizza questa assonanza, fino a quando non troverà la sua identità e la sua dimensione.

Auster prosegue con il gioco dei nomi: quando il Maestro va in incognito nel New England, darà false generalità per sé e Walt: Tim Buck One e Tim Buck Two. Quest’ultimo nome risuona come Timbuctù, altro piacevolissimo romanzo breve di Auster che ama il gioco dei ritorni e dei recuperi. Tutto torna e tutti tornano e si affacciano, di romanzo in romanzo, in un gioco caleidoscopico di nomi e personaggi rimescolati e riproposti.

Cos’è il volo per Walt? Prima è soltanto un modo per sentirsi superiore, per sorprendere e fare un “sacco di soldi”. In seguito capirà che il volo è elevazione dalle “cose terrene”. Volare è staccarsi dal mondo, magari di pochi pollici, ma quel tanto che basta per avere un’altra visuale delle nostre miserie, della nostra limitatezza.
Volare quindi è come vivere. Affrontare il volo è come affrontare il grande balzo della vita. Spesso si ruzzola a terra, si cade, l’importante è sapersi rimettere in piedi, sempre e comunque. Il libro è perciò una metafora della vita stessa e la sua struttura narrativa è addirittura simile a quella di una parabola, sebbene si abbia la sensazione che risulti come spezzata nell’ultima parte, quasi precipitasse bruscamente, come Walt. dopo uno dei suoi voli- balzi.
Con la pubertà, non a caso, il bambino prodigio perderà il suo dono eccezionale tanto faticosamente conquistato: si sa che con la fine dell’infanzia si smarrisce inesorabilmente il filo diretto con la magia ed è allora che lentamente nasce un nuovo Walt, più “normale”, più vero. Passando attraverso prove e dolore Walt, il protagonista, crescendo scopre che non sono le cose straordinarie quelle che fanno di noi esseri eccezionali, ma il coraggio di affrontare le nostre paure, i nostri limiti, la quotidianità, il guardare in faccia la nostra mediocrità, non la nostra grandezza.

Tutti personaggi on the road, tutti in cerca di una figura paterna o alla rovescia, uomini sul viale del tramonto in cerca di un pupillo. Vien da dire “niente di nuovo sotto il sole”. Ma la novità, invece, esiste e va cercata nelle modalità in cui viene raccontata la "stessa vecchia storia". Nella voce di Auster, il maestro. Mr Vertigo si rivela come un romanzo d’iniziazione: un uomo impartisce insegnamenti sul Grande Volo della Vita a un giovane, che a sua volta cerca l’affetto e il sostegno di una figura paterna.

È la storia di un viaggio non solo per le strade d’America, ma soprattutto dentro se stessi.