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Gli ultimi messaggi del Forum

Avventure nell'essere umano - Gavin Francis

Scritto davvero bene, ma deludente per chi dalla copertina si aspettava davvero un viaggio. Si tratta invece di un brioso diario, di cui bisogna riconoscere che molte parti proiettano dentro la sala medica di fronte ai pazienti. Più di un aneddoto privato e storico è interessante, ma chi aveva altre attese rimpiange di non aver preso un atlante di anatomia.

Resi umani - Pietro Buffa

Buon saggio. La prima parte, sulla questione della domesticazione, è interessante.
Peccato che la prospettiva teologica e quella fantascientifica, se rendono l'argomento più intrigante, lo appesantiscono.
Vale bene leggerne solo un terzo.

Dall'Homo sapiens all'Homo ridens - Sonia Fioravanti, Leonardo Spina

Abbandonare il paradigma della “Valle di lacrime” per abbracciare quello della Gioia con l'obiettivo di una ri-evoluzione della specie: “Dall'Homo Sapiens all'homo ridens”, che è il titolo del nuovo libro di Leonardo Spina e Sonia Fioravanti. Partendo dalla loro esperienza e dai loro studi, gli autori seminano nel testo appigli culturali alla speranza verso un cambiamento individuale e collettivo che abbia come punto di partenza l'arte di ridere.

“Ridere è il linguaggio dell’anima”, diceva Pablo Neruda. Con questa dedica si apre il libro “Dall’Homo sapiens all’Homo ridens”, ultimo lavoro su carta di Leonardo Spina, sceneggiatore, attore e autore teatrale e pioniere della gelotologia, e di Sonia Fioravanti, psicoterapeuta, saggista e ricercatrice nel campo della psicologia energetica e delle nuove scienze.

Coppia nella vita e insieme fondatori della Comunità ospitale La Terra del sorriso, dell’associazione Ridere per Vivere, dell’istituto di ricerca, documentazione e formazione Homo Ridens, a cui sono dedicate alcune delle nostre video storie, Leonardo e Sonia sono prima di tutto amici che è sempre un piacere incontrare e con i quali anche una chiacchierata di aggiornamento on line, come in questo caso, si trasforma in un nutriente incontro e confronto sul terreno comune del cambiamento.

L’occasione è stavolta la pubblicazione del loro terzo libro, un libro che intreccia i loro interessi, ricerche e professioni, muovendosi lungo un percorso costruito insieme negli ultimi 30 anni di vita. L’intento è quello di offrire strumenti di crescita personale e formazione a operatori sanitari, scolastici e singoli individui.

Una proposta per la ri-evoluzione delle specie che ci invita a passare dal Paradigma della Valle di Lacrime, proposto dalla genesi biblica, in cui l’essere umano è maledetto dalla divinità e costretto a vivere un’esistenza all’insegna della paura, del senso di colpa e del dolore”, al Paradigma della Gioia. E la gelotologia,la comicoterapia, l’arte di ridere, traducono perfettamente la frequenza, la vibrazione della gioia.

Le parole sono importanti. Come dare appigli culturali alla speranza

“Le parole sono importanti – dice Sonia – abbiamo sentito la necessità di tradurre, con parole che diano immediatamente delle emozioni, quelle azioni che sentiamo necessarie oggi. La parola auto-guarigione, ad esempio, è una parola che viene prima percepita dal cuore e dall’anima, solo dopo dalla parte razionale. Le persone attivano, di fronte a parole come autoguarigione, trasformazione della specie da Homo sapiens a Homo ridens, ri- evoluzione, paradigma della gioia, un ascolto che non è passivo cognitivo ma un ascolto profondo. Nella nostra cultura le parole hanno una valenza ipnotica, non sono neutrali, dietro la parola "tumore", c’è una profezia. Molto spesso la nostra spinta al cambiamento viene imprigionata dal significato delle parole”.

Non basta infatti dire che “si può cambiare” e passare ad un nuovo paradigma, anche se renderci conto di questo è già un passo importante. “C’è bisogno di dare appigli culturali alla speranza. L’intento che ha mosso la realizzazione di questo libro è quello di tirare fuori alcuni elementi di speranza, di fiducia e di coraggio, che possano sostenere questo percorso”, prosegue Leonardo.

Questo riflette anche il percorso che gli autori si sono trovati ad affrontare nella propria vita, dove spesso è stata l’intuizione – il “senso dell’anima” che collega il nostro io cosciente all’io animico, dice Sonia – a condurli a scelte inusuali e contro corrente, per poi scoprire attraverso lo studio e la ricerca, ad esperienza compiuta, il senso di quella scelta. Da lì è nata la strada che li ha condotti nel versante delle nuove scienze, della fisica quantistica, della psicologia energetica, della nuova biologia, della medicina vibrazionale.

“Siamo partiti sempre dalle azioni. Dalla scelta nella malattia di cure alternative, all’apertura della Terra del sorriso, al nostro impegno nella creazione di reti e relazioni validanti. Abbiamo fatto tutto questo in pratica ma non sempre è stato sufficientemente tradotto. Adesso, a distanza di 30 anni, in cui abbiamo creato una metodologia olistica, che uso in psicoterapia e insieme nelle formazioni, abbiamo sentito il bisogno di tradurre questo nella maniera più sistematica possibile, perché siamo molto preoccupati e sentiamo forte la spinta ad unirci ai simili, a tutti coloro che entrano in risonanza perché quelle cose già le hanno dentro. Ma il poterle vedere tradotte e confermate anche dalle nuove scienze, dà una maggiore speranza e nutre, in modo olistico anche la nostra parte razionale”.

Promesse - Jeffery Deaver

«Semplice è meglio»: lo dice il principio del rasoio di Occam, ragionamento filosofico in base al quale, davanti a due o più alternative, la vincente è la più diretta. Il concetto è sintetizzato in maniera pragmatica da Lincoln Rhyme, il fortunato personaggio letterario del criminologo tetraplegico creato da Jeffery Deaver. Rhyme e la poliziotta e fidanzata Amelia Sachs di questo principio sono «da sempre accaniti sostenitori — sia dal punto di vista professionale sia da quello personale». Lo conferma l’ultimo libro dello scrittore americano Deaver (Chicago, 1950), tra i grandi maestri del thriller contemporaneo, Promesse. Due indagini di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, uscito per Solferino: si tratta di due racconti gialli, uno ambientato in Italia, in Lombardia; e l’altro in America, in Florida.

«Mi piace scrivere racconti, mi è sempre piaciuto e continuerò a farlo — spiega Deaver al “Corriere” —. Sono anche fortunato perché mi riesce facile. Ho lavorato ai due racconti in contemporanea». «Il trucco — svela l’autore — sta tutto nel creare una svolta improvvisa, nel far prendere alla storia una piega narrativa inattesa. È questo il bello di scrivere racconti».

Nella prima delle due storie il giallo non è l’unica tonalità, c’è anche il rosa visto che il criminologo e la poliziotta dopo un «fidanzamento narrativo» durato più di vent’anni — iniziato con il bestseller Il collezionista di ossa (1997), rinnovato da una serie di indagini congiunte e approdato anche al cinema dove i due sono stata interpretati da Denzel Washington e Angelina Jolie — stanno finalmente per sposarsi. Quale altra poteva essere la location per le nozze se non il lago di Como? Il più hollywoodiano e al tempo stesso il più letterario degli specchi d’acqua dolce. I due rami del lago, quello amato da George Clooney, e altre star prima di lui, e quello di manzoniana memoria si incontrano orograficamente in un punto, Bellagio. Proprio lì Deaver ha deciso che s’avesse da fare il matrimonio tra Lincoln e Amelia.

Nel racconto gli amanti del gossip hanno ben poco a cui attaccarsi perché la cerimonia fila via liscia, senza intoppi. Nel segno della sobrietà, con un asciutto e pragmatico «sì, lo voglio»; al contrario gli appassionati di thriller avranno di che divertirsi: le complicazioni per gli sposi di Promesse arrivano subito dopo il rito quando, una volta in albergo, i due si lasciano volentieri coinvolgere in un’indagine privata che li porterà a movimentare la luna di miele.

Non è la prima volta che Deaver sceglie un contesto italiano per una sua storia: era accaduto con Il valzer dell’impiccato (2017), ambientato a Napoli, e in precedenza con un paio di racconti. Con questi due nuovi lavori il feeling di Deaver con l’Italia si conferma solido e sincero: Promesse si apre con una doppia dichiarazione d’amore, una ai lettori italiani, «che danno tanto valore alla parola scritta», l’altra un passo dalle Georgiche in cui Virgilio sostiene che non ci sia luogo al mondo che possa reggere il confronto con «i pregi dell’Italia».

Le due short stories hanno a che fare con il denaro e la passione. Racconta Deaver: «Il mio lavoro è scrivere storie che emozionino il più possibile, il che vuol dire creare tensioni a diversi livelli. Passioni e soldi sono un veicolo perfetto di conflitti. Mi permettono di creare personaggi cattivi e buoni messi come in una “pentola a pressione”, si potrebbe dire, che spinge il lettore a voltare pagina. Anche il tradimento e l’eroismo sono altri due ottimi argomenti per racconti».

Ma come fa uno scrittore a decidere se un’idea diventerà un racconto o un romanzo? La regola di Deaver è chiara: «Un romanzo è un’opera che prevede almeno tre sotto trame, legate tra di loro. Un racconto ha un solo tema. È in questo senso anche possibile scrivere un racconto senza un eroe positivo: il cattivo può essere il protagonista. In un romanzo, invece, dobbiamo avere un eroe da amare».

Deaver è famoso per la cura dei dettagli e l’attenzione alla verisimiglianza, così se in Promesse ambienta la storia a Bellagio, racconta della bontà di piatti locali e delle virtù della grappa e descrive il piacere di guidare un’auto con cambio manuale su strade di campagna c’è da credere che molte di queste esperienze le abbia provate. «Sì, è vero — conferma Deaver — in Italia ho fatto davvero tutto questo, anche guidare un’auto col cambio manuale, ma non era una Maserati come sognavo...».

Il secondo racconto, In assenza di prove, è un virtuosismo, una sfida per investigatori — e lettori — a risolvere un caso in condizioni estreme. Stavolta il principio alla base è scientifico, non filosofico; rimanda a uno dei papà della moderna criminologia, Edmond Locard. Il principio di Locard vuole che in ogni crimine si verifichi un trasferimento di prove. Vale sempre, o quasi. Non se un aereo si inabissa in uno dei punti più profondi dell’Oceano Atlantico; e non se una tempesta improvvisa cancella dalla pista le possibili tracce di manomissione. Interrogare i sospettati è pertanto l’unica strada possibile, per quanto poco gradita a Lincoln Rhyme: «Di norma parto da una traccia, pur minima, e tento di arrivare alla verità. Adesso, invece, voglio arrivare alla bugia» dice. Il detective si applica nello studio del linguaggio del corpo, nel cercare incongruenze o contraddizioni nella ricostruzione dei fatti.

Meglio far parlare la prove o interpretare i comportamenti umani? «Se dovessi di nuovo scegliere tra dei testimoni e una scena del crimine otto chilometri e passa sotto il livello del mare, opterei senza dubbio per l’oceano» dice Rhyme a caso risolto. Deaver la pensa diversamente: «Nella scrittura e nella vita abbiamo bisogno di entrambi. In America si dice che serve sia il cervello sinistro (Lincoln e la razionalità) che quello destro (Amelia e la psicologia). Funziona allo stesso modo anche per me. Ad esempio prima delineo le storie in maniera molto logica, poi le scrivo velocemente, che è la parte creativa». Il risultato di Promesse ne è la conferma: Deaver riesce sempre a sorprendere.

Doppia ciliegina sulla torta (di nozze): «In autunno Lincoln e Amelia — anticipa Deaver a conferma della fortuna dei due personaggi — saranno il soggetto di una nuova serie tv su NBC che sono certo arriverà anche in Italia».

Mentre, sempre in autunno uscirà, di Deaver per Rizzoli, Il gioco del mai, primo romanzo di una nuova serie con protagonista il «cacciatore di ricompense» Colter Shaw.

Tante stelle, qualche nuvola - Mattia Ollerongis

Arrivato direttamente dal mondo del web, Mattia Ollerongis, migliaia di followers su instagram, debutta oggi con il romance Tante stelle, qualche nuvola, edito Sperling&Kupfer .
La trama di Tante stelle, qualche nuvola ci racconta di un amore e dei suoi lunghi voli pindarici per poi tornare al punto di partenza.
La protagonista, Miriam, è una ragazza normale, nella quale è facile rispecchiarsi: una vita da universitaria a Milano, una coinquilina che è una grandissima amica, Giulia, e un ragazzo che ama follemente, Antonio.
Ma sappiamo come sono i primi amori, li pensiamo inesauribili, eterni. Eppure ci tradiscono, si trasformano, si camuffano da vero amore e finiscono con lo spezzarci il cuore i mille pezzi. Così nella giornata più brutta della sua vita, Miram si accorge che le prove per lei non sono ancora finite e un grande dolore le attraversa l'anima.

"Un cuore rimasto a stretto contatto con l’amore per troppo tempo, quando si ritrova solo, sente ogni secondo di assenza, come un dolore nel petto a cui nessun medico darebbe mai importanza, come la mancanza di qualcuno d’indispensabile nella vita di tutti i giorni".

Con l'animo piegato tipico di chi sta attraversando il momento più buio, decide di avere bisogno di lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita, per tentare di andare avanti e rinscere da un punto nuovo. Parte per Trieste insieme alla zia, e nell'albergo di proprietà di quest'ultima si aprono nuove strade, e non ultimo, un nuovo amore.
Sarà ancora dolore o un nuovo sole? Per scoprirlo ci vorrà tutto il coraggio di cui Miriam è capace. Coraggio di vivere fino in fondo senza lasciarsi sopraffare dalle paure di quello che è stato, e reagire se ancora una volta la ricerca si rivelerà infruttuosa.
Mattia Ollerongis ha dato vita ad una storia gradevole che ha come fulcro l'amore nelle sue varie sfaccettature. Non vi è solo la storia d'amore di Miriam, ma anche il suo essere figlia e amica.
Conosciamo Miriam nel suo presente e anche nel passato, una bambina fragile che, anche se cresciuta, si porta dietro tutte le insicurezze di una ragazzina dai capelli rossi e qualche chilo in più, che usa il cibo come riempitivo di una perdita che l'accompagnerà per tutta la vita.
Forse è a causa di questa sua fragilità che Miriam si lega così tanto agli uomini che ama e dopo Antonio, compare Davide, un nuovo amore così diverso dal precedente.

"In molti mi avrebbero presa per pazza vedendomi agire in quel modo; in molti, però, non si sono mai innamorati davvero, non hanno mai saputo cosa voglia dire perdersi in una persona, non hanno mai sentito battere il proprio cuore. E a me stava succedendo proprio questo: mi stavo innamorando. Era chiaro. Perché alla fine, l’amore è anche questo: tanta, tanta confusione".

Davide è un aspirante scrittore, un ragazzo dall'animo sensibile che rimane letteralmente fulminato da Miriam. Il loro è un amore travolgente, vissuto tra alti e bassi, ma sempre intensamente.
I corsi e ricorsi della vita però sono strani e imprevedibili e il loro legame sarà messo a dura prova.
Perdersi per poi ritrovarsi? Lasciarsi per trovare davvero se stessi? Quale sarà la loro strada?
Una scrittura semplice e lineare, con uno stile fresco, pieno di tutti quei pensieri cari a Mattia disseminati qua e la lungo il cammino di Miriam e Davide. Una trama che in alcuni punti potrebbe risultare un po' bizzarra per la velocità con cui nasce il rapporto tra Davide e Miriam, ma questa è solo la visione di una vecchia ragazza innamorata che crede nell'esistenza del colpo di fulmine, ma ha fondato il suo rapporto con l'altro sulla conoscenza e il rispetto reciproco.

Bravo Mattia che con questo racconto ci insegna che l'amore è bello, ma è anche difficile, va curato e custodito. E anche se a volte si presenta qualche nuvola a oscurare il cielo, basta ricordarsi che dietro quelle nuvole ci aspettano una miriade di stelle.

Senza via di scampo - Masaji Ishikawa

La Corea del Nord è di fatto uno Stato totalitario di stampo stalinista costituito secondo i princìpi politici della Cina ai tempi di Mao Tse-Tung. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, accusano il Paese di occupare una delle peggiori posizioni nel mondo. Inoltre i nordcoreani sono stati descritti come “uno dei popoli più brutalizzati del mondo” a causa delle severe restrizioni imposte alla loro libertà politica ed economica.
Il 3 maggio 2011 proprio Amnesty International ha reso pubbliche le immagini satellitari ad alta definizione dei campi di prigionia presenti nel paese fin dagli anni Cinquanta. Per ricostruire cosa accade al loro interno l’organizzazione internazionale ha raccolto le testimonianze di prigionieri politici ed ex guardiani riusciti a fuggire dal campo di concentramento di Yodok.

Secondo questi testimoni i detenuti sono costretti a lavorare in condizioni che rasentano la schiavitù e sono spesso sottoposti a torture e altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti e nella maggior parte dei casi hanno dovuto assistere a esecuzioni pubbliche. Non verrebbero inoltre forniti capi di abbigliamento e i prigionieri soffrirebbero i rigori di inverni assai freddi, spesso svolgendo lavori manuali estenuanti e al tempo stesso privi di senso.

Oltre ai criminali e agli oppositori politici, nei campi di prigionia vengono rinchiusi anche tutti quelli che cercano di lasciare il Paese e raggiungere la Corea del Sud o il confine con la Cina, oppure che vengono anche solo scoperti a criticare il regime. Sono imprigionate intere famiglie e non solo chi viene fermato: così molti bambini nascono e crescono nei campi di prigionia senza alcun contatto con il mondo esterno.
Il governo nordcoreano respinge le rivendicazioni delle violazioni dei diritti umani, definendole “una campagna diffamatoria” volta a un cambiamento di regime. La Corea del Nord, in un rapporto delle Nazioni Unite, ha respinto le accuse d’atrocità come “voci stravaganti”.

Dopo la presa del potere da parte di Kim Jong-un si è assistito a una flessione del numero di “disertori” nordcoreani che hanno cercato rifugio in Corea del Sud; gli esperti hanno attribuito il fenomeno sia a un aumento della sorveglianza ai confini (in particolare per via dello spiegamento alla frontiera di reparti d’élite meno sensibili alla corruzione), sia a un lieve miglioramento delle condizioni economiche della Corea del Nord.

Per chi volesse sottrarsi alle “ricostruzioni” di comodo, o alla propaganda del regime e farsi un’idea precisa delle aberrazioni di questo regime e della ferocia con cui perseguita i suoi dissidenti, può leggere il libro Senza via di scampo (Newton Compton) scritto da Masaji Ishikawa, un giapponese che ha conosciuto l’inferno ma è riuscito a sopravvivere.

Nato in Giappone nel 1949, l’autore è il protagonista di una storia vera. Aveva appena tredici anni quando con la sua famiglia si trasferì in Corea del Nord. Nessuno avrebbe, però, potuto mai immaginare l’incubo che li attendeva. Come ricorda nel libro (pubblicato in Giappone con il titolo A river in darkness e lo pseudonimo Miyazaki Shunsuke, per proteggere familiari e amici togliendo particolari e omettendo nomi e successivamente tradotto in italiano dall’inglese a cura di Orsetta Lopane) suo padre, coreano di nascita, fu sedotto dalla propaganda del regime che prometteva abbondanza di lavoro, un’educazione di alto livello per i figli e uno status privilegiato. Niente di tutto questo era vero. E il malcapitato se ne sarebbe reso conto ben presto.

In questo straziante racconto, che abbraccia tutta la sua vita, Ishikawa ripercorre le tappe di trentasei brutali anni sotto questo spietato regime dittatoriale tra miseria, fame e repressione, fino al giorno della sua fuga in Giappone nel 1996. Egli riuscì a sottrarsi dalle grinfie degli sgherri di Kim Jong sun (attuale presidente della Corea del Nord e nipote del fondatore del regime Kim II-sun, che aveva guidato l’Esercito Popolare e portò il paese all’indipendenza dopo la capitolazione del Giappone il 15 agosto 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale), ma sua moglie e i suoi figli rimasero in Corea.

“Se riesco a scappare, in un modo o in un altro, costi quel che costi, porterò anche voi”, promise ai suoi familiari. Ma a nulla sono valsi finora i tentativi di potersi ricongiungere con essi. Anzi egli è ricercato dal regime che lo considera un traditore ed una spia e deve continuare a muoversi in incognito. Questo libro non soltanto racconta “dal di dentro” la dittatura nordcoreana, ma è anche una testimonianza forte e autentica della dignità umana e dell’impegno indomabile di ogni uomo a difendere la propria libertà con ogni mezzo, o, se ne è stato privato, a riconquistarla a qualsiasi prezzo.

Volevo essere una vedova - Chiara Moscardelli

Se sei donna, hai 45 anni, non sei sposata o non hai almeno un figlio, è difficile che l’opinione pubblica ti lasci sedere al tuo posto, nel tavolo della società, senza prima averti fatto sentire fuori luogo: come mai non hai figli? Non sei accompagnata? Inizia a essere un po’ tardi… Per evitare la «messa al muro» degli indiscreti, Chiara Moscardelli, protagonista e autrice di Volevo essere una vedova (Einaudi Stile libero) trova un espediente «sociale» per sopravvivere a questo tipo di inquisizioni: sì, niente figli, niente marito, «sono vedova». Eccolo il riscatto sociale, altro che «singletudine». Superata. La vedovanza è un upgrade: magicamente quel ritardo sui tempi — puntuale, però, nella vita di ogni donna — si trasforma in un coro: «Povera, così giovane». Persino l’età cambia prospettiva; ma ora tutti possono sedere al loro posto nel tavolo della società. Il banchetto può proseguire.

Con autoironia e una comicità sferzante e al tempo stesso penetrante — ridendo si incontrano stereotipi, «doveri» e diritti delle donne di oggi — Moscardelli porta avanti una nuova puntata delle sue avventure, iniziate con l’esordio di Volevo essere una gatta morta (Einaudi, 2011). E si afferma ancora, in Italia, come una delle poche autrici di letteratura comica di genere, o chick lit, se la si vuole etichettare nell’unico spazio letterario che la accoglie. Così l’autrice nata a Roma, che lavora a Milano come editor, ripercorre gli ultimi dieci anni della sua vita trascorsi dalla Gatta morta: oggi come allora, nessun uomo all’orizzonte.

Di ormoni, primi (e ultimi) appuntamenti, cerette brasiliane, pavimenti pelvici e disavventure di una donna che si fa strada da sola nella giungla di Milano tratta il romanzo, farcito di autobiografismo e realtà; quella che fotografa anche il disagio di una generazione di donne che ancora si scontra contro vecchi pregiudizi. E si perde nelle aspettative. Tutta colpa della famiglia del Mulino Bianco: «Noi cresciuti a pane, Nutella e olio di palma (...), non avevamo alcun dubbio: prima o poi avremmo trovato il nostro posto nel mondo e, soprattutto, accanto a un amore eterno». Ma quel posto nel mondo è cambiato. La felicità non ha più il sorriso a trentadue denti di una madre effervescente che prepara la colazione per figli, marito, genero, nipote, padre, fratello. E anche se Chiara il suo angolo di mondo lo ha già costruito (gli amici, la casa, il lavoro che ama e una passione che è diventata un secondo lavoro, la scrittura), non se ne rende conto, presa com’è da autocommiserazione e film d’amore a lieto fine: «Solo che mi mancava (...) un pezzo bello grosso: l’amore, il compagno, il fidanzato. Quello che non mi avrebbe fatto sentire sbagliata, sola, single, in una parola: zitella».

Che poi, di fidanzati, nemmeno l’ombra. Escluso un «incontro ravvicinato del terzo tipo» con l’amore dei tempi della scuola (vent’anni dopo), Chiara colleziona rovinosi approcci con gli uomini, tra equivoci imbarazzanti, protesi dentali che si scollano al momento sbagliato e assistenza sociale a uomini divorziati, anaffettivi ed egocentrici. E una cascata di insicurezze: «E se poi sbaglio? E se non gli piaccio? E se si accorge della pancia, della cellulite, degli errori commessi?». E più l’uomo dei sogni non si palesa, più Chiara rimette in discussione sé stessa: «Non è che capitano tutte a lei — la incalza Morti, lo psicologo al quale si consegna in preda allo sconforto — è lei a scegliere l’uomo sbagliato. Ma lo fa solo per ribadire a sé stessa il fatto che è una povera donna sfortunata». Morti la invita a crescere, a lasciarsi andare. A riprendere contatto con la sua femminilità: ed è così che la protagonista si ritrova per la prima volta in un sexy shop, con una valigia di tabù e timidi avvicinamenti a oggetti non meglio identificati.

Goffa e schietta, Moscardelli crea un personaggio tragicomico, singolare voce di leggerezza e simpatia. Senza mai eccedere nel caricaturismo, l’autrice dà spazio anche alle nuvole della protagonista, e di tante altre donne, tutte nate intere eppure alla ricerca di una qualche metà: ci sono quelle che il principe lo hanno trovato, ma hanno perso la loro completezza. Chi i figli li ha avuti «in tempo» e chi sceglie di non averne. Ci sono quelle che si fanno strada nel mondo inciampando, cadendo, senza ceretta o messa in piega: ma c’è posto per tutte a quel banchetto, vedove e non. E per ognuna di loro non c’è un unico «lieto fine», ma tanti: uno diverso dall’altro.

L'universo nel tempo - Paolo Maffei

Davvero uno studio accurato.
Perché non tratta solo di astronomia, ma dà una storia evolutiva di Universo, Terra, e vita umana e animale all'interno di un solo libro.

Consigliato: sicuramente a chi studia Evoluzionismo.

Il nido - Cynthia D'Aprix Sweeney

"Walker lo prendeva in giro bonariamente. Dopo il Nido, ci sarà la pace nel mondo! esclamava. Dopo il Nido, gli storpi cammineranno e i ciechi torneranno a vedere! Walker non ci credeva, al Nido. [...] Non credeva nelle eredità, le considerava un azzardo, una scorciatoia. E Walker non si fidava delle scorciatoie, e tanto meno amava l'azzardo."

Genitori (pochi), figli (molti), amanti, colleghi, amici, vicini di casa; New York e i suoi quartieri, con i ristoranti, le feste, le passeggiate a Central Park; tanti soldi che, come per miracolo, risolveranno, o creeranno, infiniti problemi; una scrittura capace di coinvolgere il lettore e di farlo immedesimare, di volta in volta, nei sentimenti mutevoli dei personaggi: ecco gli ingredienti che hanno fatto de Il nido il romanzo rivelazione negli USA nel 2016. La sua autrice Cynthia D'Aprix Sweeney, copywriter di professione di 56 anni, è rapidamente balzata in cima alla classifica dei librai indipendenti e a quella del New York Times. La cosa non stupisce, perché in questo libro vengono egregiamente raccontati tanti “pezzi” della storia americana degli ultimi trent’anni: l'esplosione dell'aids, il crollo del World Trade Center, la crisi finanziaria, l’avvento di Internet, il controllo mediatico a cui siamo esposti tutti.

Il romanzo ruota intorno alle vicende dei quattro fratelli Plumb, uniti solo dal desiderio di poter riscuotere “il Nido”, un fondo fiduciario vincolato che il padre ha lasciato loro in eredità, divenuto una cifra enorme durante le speculazioni finanziarie degli anni Novanta. Potranno goderne solo al compimento dei 40 anni della sorella più giovane, Melody. Peccato che un incidente di Leo, il figlio maggiore, faccia danni così enormi da poter essere risarciti solo utilizzando la cifra per intero, lasciando tutti a bocca asciutta proprio quando il compleanno di Melody si avvicina. Peccato, soprattutto, che i Plumb abbiano già speso la somma prima di averla in mano.

La fine del sogno sconvolgerà la vita dei fratelli, con conseguenze materiali e personali. Salteranno investimenti e relazioni sentimentali, qualcuno scapperà. Tutti saranno costretti a fare i conti con sé stessi, le proprie ambizioni e il proprio mondo: quello dei ricchi, pieno di eccessi e di relazioni superflue, quello editoriale in crisi, quello del mercato dell'arte. Non importa quanto queste realtà siamo lontane dal lettore, perché le frustrazioni causate dalla loro implosione le conoscono tutti: le ansie lavorative, le sconfitte quotidiane, il senso di mancata realizzazione per aver investito le proprie energie in qualcosa di sbagliato.

Attraverso la vicenda di Leo, Beatrice, Jack, e Melody, si finisce per pensare alle debolezze che ci accomunano. E scoprire che, senza scorciatoie e azzardi, si può vivere più in sintonia con gli altri e, forse, sentirsi un po' più felici.